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<p><strong>PERCHE&rsquo; L&rsquo;ARRIVO DI MESSI SAREBBE UN AFFARE PER TUTTA LA SERIE A</strong> &ndash; DAGLI SPONSOR AI RICAVI TV, L&rsquo;EFFETTO LEO AVREBBE RICADUTE PIU&rsquo; INCISIVE SUL NOSTRO CAMPIONATO CHE SULLA PREMIER &ndash; <strong>&ldquo...

Dagospia - Ven, 28/08/2020 - 12:30
DANIELE SPARISCI per il Corriere della Sera   messi inter La corsia preferenziale per Manchester sembra tracciata. Messi alla corte di Guardiola al City diventerebbe il pezzo più pregiato nella collezione dello sceicco Mansour. Eppure «l'effetto Leo» avrebbe ricadute molto più incisive sulla seria A che sulla Premier. A prescindere dal peso del mega ingaggio di 71 milioni (lordi) a ...
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<p>PAURA A OSTIA DOVE <span style="color:#FF0000;">TRE ROM HANNO TENTATO DI RAPIRE UNA BIMBA </span>CHE GIOCAVA CON UN GONFIABILE IN MARE INSIEME A UN&rsquo;AMICHETTA - LE NOMADI SONO ENTRATE IN ACQUA CON LA BIANCHERIA INTIMA, LE HANNO ACCERCHIATE E...

Dagospia - Ven, 28/08/2020 - 12:20
Raffaella Troili per "Il Messaggero"   rom ostia Un rapimento via mare, tra un tuffo e una risata. Subdole come quando circondano i turisti e gli sfilano il portafogli, stavolta tre donne di etnia rom avrebbero accerchiato due ragazzine, una di 10 e una di 9 anni mentre giocavano in acqua lunedì davanti allo stabilimento Village di Ostia intorno alle 16. La famiglia che è riuscita a...
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<p><strong>&ldquo;I LOCALI? ERA MEGLIO TENERLI CHIUSI&rdquo; &ndash; DA AIDA YESPICA A ANTONELLA MOSETTI, PARLANO I CONTAGIATI PIU&rsquo; O MENO FAMOSI CHE HANNO CONTRATTO IL VIRUS IN SARDEGNA &ndash; IL FIGLIO DI ZENGA (POSITIVO ASINTOMATICO): &quot;<...

Dagospia - Ven, 28/08/2020 - 12:10
ALESSANDRO FULLONI, SALVATORE FREQUENTE per il Corriere della Sera aida yespica   Per molti la sorte è stata la stessa: vacanze in Costa Smeralda, feste in discoteca (in primis il Billionaire) , tampone al rientro. E poi la conferma del contagio: Covid. È successo a showgirl, tronisti, personaggi più o meno famosi come Aida Yespica e Antonella Mosetti.   Oggi si trovano in iso...
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Fca, la nuova Punto sarà costruita in Polonia su piattaforma Psa

Il Sole 24 Ore.com Prima Pagina - Ven, 28/08/2020 - 12:08
La nuova compatta Fiat sarà prodotta probabilmente in Polonia dal 2024 su pianale Cmp
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Autostrade per l’Italia: a chi giova l’incertezza del diritto

Lavoce.info - Ven, 28/08/2020 - 12:05

Le difficoltà sulla vicenda della revoca della concessione ad Aspi affondano le radici nel complicato rapporto tra diritto privato e diritto pubblico nei contratti pubblici. Forse è il caso di dare più fiducia agli strumenti di tutela privatistici.

Procedura e condizioni della revoca dimenticate

La vicenda della “revoca sì-revoca no” della concessione di Anas ad Aspi per la gestione della rete autostradale italiana è stata dominata dalla grave apprensione per le conseguenze abnormi e disastrose che una soluzione caducatoria (nelle varie modalità prospettate dal governo) avrebbe avuto sull’economia pubblica del paese, con ripercussioni a pioggia sulle migliaia di dipendenti della società, sulle banche, sulle aziende a loro volta concessionarie di Aspi o con gare in atto, sulla platea di piccoli risparmiatori, sulle casse erariali e, quindi, sui cittadini.

Se, però, lo spauracchio della revoca ha assunto la parte di attore protagonista nella contesa stato-Aspi (o, forse, si dovrebbe dire stato-Benetton), la revoca in sé, nei suoi contorni strettamente giuridici, è stata relegata al ruolo di una mera e accidentale “comparsa” in tutta la recita in atto: svuotata della sua identità di strumento a tutela dell’interesse pubblico nelle mani del concedente, si carica di un significato tutto politico, volendo essere al contempo simulacro di potere, da un lato, e cura contro il rancore popolare, dall’altro.

Così colma di simboli altri, la revoca finisce per perdere le proprie coordinate di riferimento: dietro le quinte finiscono tanto la procedura che alla revoca conduce, definita dall’articolo 176, commi 4°-6° del Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 50/2016) e, più in dettaglio, dall’articolo 9 della Convenzione unica Anas-Aspi (che, in realtà, volendo imprimere una sfumatura sanzionatoria allo strumento autoritativo della revoca per motivi di pubblico interesse, fa riferimento all’istituto della “decadenza”, che nel linguaggio amministrativo è intesa nel significato, appunto, di “fenomeno estintivo sanzionatorio”); quanto le condizioni cui la revoca soggiace (anch’esse contenute nelle norme indicate).

Né l’una né le altre, tuttavia, possono essere dimenticate in un’analisi “tecnica” delle conseguenze dei gravi inadempimenti di Aspi nella gestione del proprio tratto di rete autostradale.

La procedura prevede, in sequenza, (i) una grave e perdurante inadempienza da parte del concessionario, (ii) la diffida ad adempiere entro un congruo termine non inferiore a 90 giorni, (iii) la possibilità per il concessionario di presentare memorie scritte e documenti a sua difesa, (iv) un ulteriore termine non inferiore a 60 giorni e, al trascorrere inutilmente di quest’ultimo, (v) il provvedimento di “decadenza della [rectius, dalla] concessione”, assunto con decreto dal ministero delle Infrastrutture di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze (art. 9 Convenzione unica Anas-Aspi); e che contempla la prosecuzione degli obblighi di gestione del concessionario “uscente” fino al passaggio delle consegne al nuovo (art. 176, comma 5-bis, cod. contr. pubbl.).

Né, allo stesso modo, possono essere ignorate le condizioni cui la revoca è sottoposta, ovverosia che (ex art. 9 Convenzione unica e in linea con le previsioni dell’art. 176, comma 4°, Dlgs 50/2016) il concessionario riceva dal concedente un indennizzo pari a “un importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione prevedibile dalla data della decadenza sino alla scadenza della concessione al netto dei relativi costi (…) prevedibili nello stesso periodo (…) decurtato (…) dell’indebitamento finanziario netto assunto dal concedente alla data di trasferimento dello stesso (…)”, il tutto ancora “(…) decurtato, a titolo di penale, di una somma pari al 10 per cento dello stesso, salvo il maggior danno subito dal concedente per la parte eventualmente eccedente la predetta penale forfetaria” (da cui la contesa tra stato e Aspi sull’importo indennitario per la fine del contratto).

Un processo lungo

Sicché, da un lato, la cessazione dei rapporti con il concessionario non è pensata per essere repentina, ma, al contrario, per dilatarsi nel tempo in modo da ristabilire gli equilibri “rotti” dal provvedimento caducatorio, che, in assenza di una gestione accorta nel passaggio di consegne, travolgerebbe inesorabilmente troppi rapporti che alla concessione sono a doppio filo legati. E, d’altro lato, l’indennizzo è rappresentativo del valore di mercato delle strutture esistenti (e tributarie dell’opera del concessionario revocato), senza il quale – una volta tolto l’importo dovuto a ristoro del danno cagionato – si realizzerebbe un ingiustificat

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<p>&ldquo;O ME O L&rsquo;ANARCHIA&rdquo; &ndash; DONALD TRUMP CHIUDE LA CONVENTION REPUBBLICANA DALLA CASA BIANCA CON LA FAMIGLIOLA RIUNITA: SUL GIARDINO ASSEMBRAMENTI E CARTELLONI CON IL SUO NOME &ndash; NEL LUNGO DISCORSO NESSUN PROGRAMMA, NOMINA...

Dagospia - Ven, 28/08/2020 - 12:00
      1 – ELEZIONI USA, IL DISCORSO DI TRUMP: NIENTE PROGRAMMA, NOMINA BIDEN 40 VOLTE Massimo Gaggi per www.corriere.it   donald trump tra donald r e melania Una settimana fa, nei suoi 25 minuti di discorso alla convention democratica, Joe Biden, pur attaccando il presidente, non lo aveva mai citato per nome. Ieri sera in 70 minuti Donald Trump lo ha tirato in ballo ...
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Fisco, nel contraddittorio a distanza un giorno per definire il caso

Il Sole 24 Ore.com Prima Pagina - Ven, 28/08/2020 - 11:58
Nei rapporti Fisco-contribuenti la modalità non in presenza è stata introdotta per ragioni sanitarie ma dovrebbe proseguire anche una volta cessata l’emergenza Covid
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Inflazione e disoccupazione, la nuova strategia della Fed

Lavoce.info - Ven, 28/08/2020 - 11:57

Annunciando di aver riesaminato la propria strategia di politica monetaria, la Federal Reserve ha di fatto allungato ulteriormente l’orizzonte della politica degli acquisti e dei bassi tassi d’interesse. Come leggere le parole del presidente Jerome Powell.

Breve riassunto di 30 anni di politica monetaria

In estrema sintesi, possiamo metterla così. Per molti anni, le banche centrali hanno condotto la politica monetaria finalizzandola al conseguimento di un tasso d’inflazione basso e stabile, attraverso la manovra del tasso d’interesse sul mercato monetario. Alzandolo ben al di sopra della norma di lungo periodo nel caso di segnali inflazionistici, non hanno esitato a innescare recessioni finalizzate a raffreddare un’economia considerata troppo surriscaldata. Critica era la stima della disoccupazione minima sostenibile, al di sotto della quale si temeva che potesse scaturire un’accelerazione dei prezzi. In altre parole, per evitare inflazione occorreva che qualcuno perdesse il lavoro. Con un corollario: che quanto più la banca centrale fosse riuscita a dimostrare di essere in grado di stabilizzare il tasso d’inflazione, tanto più le aspettative del mercato si sarebbero allineate all’obiettivo di inflazione della banca centrale, facilitandone il compito.

Poi venne la Grande recessione del 2008, innescata da una crisi di debito privato e non da una stretta monetaria. Le banche centrali, non fronteggiando più la minaccia di inflazione, hanno lavorato su due fronti: da una parte hanno sganciato il controllo della quantità di liquidità bancaria dal tasso d’interesse, sostenendo il sistema dei pagamenti e continuando così ad assicurare la regolare circolazione dell’economia monetaria; dall’altra si sono decisamente attivate non solo per ridurre i tassi del mercato monetario ma anche il costo del credito a media e lunga scadenza, ricorrendo a strumenti “non convenzionali”, come per esempio i massicci acquisti di titoli privati e pubblici.

Tassi a zero e occupazione non inflazionistica

Ancorché il ricorso agli strumenti non convenzionali non escludesse il ritorno alla politica monetaria pre-2008, i banchieri centrali europei e statunitensi si sono tuttavia attivati per ripensare la strategia complessiva della politica monetaria. Questo in un contesto in cui da un lato i tassi d’interesse erano scesi a livelli storicamente bassi e difficilmente comprimibili ulteriormente e dall’altro cresceva l’evidenza che la creazione di posti di lavoro, in un quadro di salari stagnanti e crescenti diseguaglianze, non innesca pressioni inflazionistiche.

Infine, la crisi economica innescata dal distanziamento sociale (benché non la si possa equiparare a una tradizionale recessione) ha in parte accentuato la sensazione di impotenza delle banche centrali che, pur avendo impiegato strumenti vecchi e nuovi per ridare ossigeno alla domanda, si trovano ora prive del loro strumento più congeniale: la riduzione dei tassi di interesse.

Il riesame della strategia della politica monetaria

È così che la Banca centrale europea e la Federal Reserve hanno deciso di condurre un riesame della propria strategia di politica monetaria. Mentre il riesame della Bce è ancora in corso, Jerome Powell ha riferito l’esito di quello della Fed. Che riguarda due punti principali:

1) la Fed guarderà al deficit di occupazione invece che a un eventuale surplus di occupazione. In altre parole non alzerà i tassi perché la disoccupazione è considerata “troppo bassa”: la disoccupazione minima sostenibile non sarà un criterio decisionale in assenza di altri eventuali segnali di pressione sui prezzi. L’ipotesi che sia pericoloso lasciare diminuire il tasso di disoccupazione al di sotto di un certo limite è stata contradetta così di frequente – ha ammesso Powell – che è consigliabile agire con maggiore prudenza, anche tenendo in considerazione le differenze territoriali e non concentrandosi su una singola e parziale misura del tasso medio di disoccupazione;

2) il messaggio ai mercati finanziari è che se l’inflazione dovesse risalire all’obiettivo del 2 per cento, la Fed non metterà fine all’attuale politica di tassi bassi, anzi bassissimi, e seguirà un diverso ragionamento: se l’obiettivo è il 2 per cento – e se i prezzi sono cresciuti a lungo al di sotto di questa soglia – c’è spazio per farli crescere al di sopra del 2 per cento per un periodo equivalente, guardando cioè alla media del tasso d’inflazione su un arco temporale più lungo.

Come leggere questa riforma?

Una lettura è che la Fed tollererà più inflazione. Questa lettura spiega il primissimo impatto sui rendimenti dei titoli a più lunga scadenza, che sono cresciuti probabilmente sull’ipotesi che

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«Mistero Buffo» di Dario Fo annullato in Umbria perché «non adeguato»: è polemica

Corriere.it - Politica - Ven, 28/08/2020 - 11:57
Salta lo spettacolo «Il primo miracolo di Gesù bambino». La denuncia dell’attore Mathias Martelli: «È censura». Ma il sindaco di Federici (centrosinistra): volevamo portare in scena qualcosa di un po’ più leggero e alla portata di tutti
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Uscire dai debiti, regole più semplici per aiutare famiglie e mini-imprese

Il Sole 24 Ore.com Prima Pagina - Ven, 28/08/2020 - 11:54
Il “fallimento” di consumatori, professionisti e mini-imprese è una delle emergenze innescate dal Covid. Servono norme più chiare per gestirla
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<p><strong>A COSA SERVE DAGOSPIA - DOPO LA NOTIZIA BY GIUSEPPE CANDELA A PROPOSITO DELLA SERIE TV DI LUISA RANIERI, PRODOTTA DALLA SOCIET&Agrave; &ldquo;ZOCOTOCO&rdquo; DEL MARITO LUCA ZINGARETTI (DI CUI &Egrave; SOCIA ANCHE LA RANIERI) E ACQUISTATA...

Dagospia - Ven, 28/08/2020 - 11:54
LUCA ZINGARETTI LUISA RANIERI (ASI) Roma - “Urgono chiarimenti in Rai sull’acquisto da parte della Società di produzione “Zocotoco” - di proprietà dell’attore Luca Zingaretti - dei diritti sui racconti di ‘Lolita Lobosco’ per la produzione di una fiction, dal momento che Luisa Ranieri, moglie proprio di Zingaretti, sarà protagonista degli episodi. Se tali indiscrezioni venissero confermat...
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<p>&quot;BALLANDO&quot; CON IL VIRUS &ndash; DOPO SAMUEL PERON, ANCHE DANIELE SCARDINA POSITIVO AL COVID &ndash; L&rsquo;EX DI DILETTA LEOTTA HA PASSATO LE VACANZE IN SARDEGNA &ndash; MILLY CARLUCCI: &quot;STANNO BENE, NESSUNO DEI DUE HA SINTOMI GRAVI...

Dagospia - Ven, 28/08/2020 - 11:50
Da gossip.it   daniele scardina Ballando con le stelle 2020 è letteralmente nel caos. Anche Daniele Scardina è risultato positivo al Coronavirus. Dopo Samuel Peron, ballerino del talent, anche il pugile va ad aggiungersi alla lista di quelli che hanno contratto il Covid-19 durante le vacanze estive. Milly Carlucci lo annuncia sull’account ufficiale del programma di Rai Uno. La condu...
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Sud Italia, ecco perché troppo Stato nell’economia non lo aiuta

Corriere.it - Economia - Ven, 28/08/2020 - 11:48
Almeno il 40% del Recovery Fund andrà al Meridione, ma la strada annunciata — il ritorno alla fiscalizzazione degli oneri sociali — rischia di rendere opaco il costo del lavoro, che viene ridotto artificialmente. Meglio, forse, lasciare le aziende libere di abbassare i salari. E sussidiare direttamente i lavoratori
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<p>MORTO CERVO &ndash; TUTTA COLPA DEL COVID: LO &quot;YACHT CLUB COSTA SMERALDA&quot; ALZA BANDIERA BIANCA E DECIDE DI ANNULLARE LE REGATE CHE AVREBBERO RIAPERTO LA STAGIONE VELICA 2020 - A PESARE IL NUMERO DI CONTAGI TRA I TURISTI E ADDETTI AL LAVORO...

Dagospia - Ven, 28/08/2020 - 11:42
Fabio Pozzo per lastampa.it   porto cervo regate Niente da fare. Lo Yacht Club Costa Smeralda ha alzato bandiera bianca a Porto Cervo e ha deciso di annullare le regate che avrebbero riaperto la stagione velica 2020. Stop alla Maxi Yacht Rolex Cup, in programma dal 30 agosto al 5 settembre e stop alla Rolex Swan Cup, in calendario dal 6 al 13 settembre.   A pesare il numero di...
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Ritorno al passato per riportare Aspi sotto il controllo pubblico

Lavoce.info - Ven, 28/08/2020 - 11:40

L’accordo del 14 luglio non ha risolto tutte le questioni del caso Aspi. Perché allora non riproporre il modello del 1999, con Atlantia nel ruolo di venditore e Cdp in quello di nucleo stabile acquirente? Servirebbe più tempo, ma con benefici per tutti.

Le spine dell’accordo

A leggere le notizie di stampa l’affaire Aspi si sta ingarbugliando. Era prevedibile perché, nonostante il tempo trascorso dalla tragedia di Genova e dalle annunciate decisioni politiche, l’“accordo” del 14 luglio lascia da sciogliere le questioni più complesse, senza contare la delicatezza (almeno) giuridica di realizzare il proposito di fare piazza pulita dell’attuale azionista di controllo agitando lo spauracchio della revoca della concessione: motivo di più per andarci con i piedi di piombo. Su tutto questo, sulle responsabilità di Aspi e su quelle dello stato ho avuto modo di riflettere in un libro uscito tre mesi fa.

Cerchiamo di vedere razionalmente la questione. Quattro sono gli obiettivi che il governo ha messo sul tavolo: il controllo pubblico di Aspi, l’introduzione di un rigoroso modello tariffario, il risarcimento dei danni causati dal crollo del ponte Morandi e l’irrogazione di una sanzione a carico della concessionaria. D’accordo su tutte e quattro le condizioni, inclusa la prima, che a questo punto è inevitabile. Ma con un (mesto) distinguo di principio. Se guardiamo alla sua storia, Atlantia ha dato sì prova di una ragguardevole dose di animal spirits, diversificando il raggio delle attività ed espandendosi in quelle già in portafoglio. Però lo ha potuto fare con leve finanziarie spinte e livelli di indebitamento multipli rispetto al valore della produzione, che l’hanno esposta a turbolenze di varia origine, condizione che mal si concilia con quella di concessionaria di attività svolte in nome dello stato, complice il generale benevolo disinteresse di quest’ultimo. Ben venga dunque il controllo pubblico, come ripiego all’incapacità dello stato di imporre barriere fra attività in concessione e attività “di mercato”. Speriamo che tutto ciò non si ripeta una volta che la società sia passata sotto il controllo della mano pubblica e che i suoi azionisti siano meno avidi di dividendi dei predecessori.

Da quanto si apprende, il nodo che oggi contrappone Atlantia al governo è il valore di cessione delle azioni di Aspi di cui è titolare per l’88 per cento. Operazione complessa, se fatta a tavolino, che coinvolge una moltitudine di soci, con la famiglia Benetton che ne possiede solo il 30 per cento. Tutti i soci temono che dietro la trattativa vi sia, da parte del governo, l’obiettivo non solo di pagare il meno possibile (il che è fisiologico in ogni trattativa commerciale), ma anche di irrogare una sanzione aggiuntiva – stavolta sul prezzo di cessione – a carico del venditore. Una sanzione occulta che, vero o meno che sia l’intendimento del governo, non giova all’immagine del paese: trasparenza ed eliminazione di conflitti di interesse vorrebbero che la sacrosanta “punizione” fosse quantificata separatamente dal prezzo che lo stesso stato (o meglio, il governo) vorrebbe pagare.

Il modello del 1999

La domanda è: se la valutazione di Aspi deve essere di mercato, come è giusto che sia, perché non ricorrere direttamente al mercato? Non sarebbe nemmeno un’innovazione: è quanto previsto dalla legge 474/94 ed è l’opzione seguita nelle operazioni di privatizzazione delle maggiori società, sia quando lo stato ha deciso di mantenerne il controllo sia quando ne è completamente uscito. Cos’è che rende “speciale” questo caso?

Quando nel 1999 Autostrade spa, allora quotata in borsa e per l’87 per cento di proprietà dell’Iri, venne privatizzata, il governo dell’epoca configurò l’operazione in due passaggi: la cessione a trattativa diretta di un pacchetto del 30 per cento a un nucleo stabile di azionisti (Schema 28, dunque Benetton) a un prezzo che sarebbe scaturito dalla contestuale offerta pubblica di vendita delle restanti azioni in mano a Iri, maggiorato del 5 per cento a titolo di premio di controllo.

Oggi Aspi non è più quotata, ma è intenzione del governo procedere in questa direzione per farne una società ad azionariato diffuso seppure con un nucleo stabile di controllo: però (qui sta il punto, per quanto se ne sa) solo una volta acquisite le quote in mano ad Atlantia. Difficile vedere una logica industrial-finanziaria in questa impostazione, se non quella di chiudere in fretta la partita e magari di spuntare al ribasso un prezzo di cessione che risenta delle difficoltà che la società attraversa. Dove la rapidità è un imperativo squisitamente politico, così come politica rischia di essere la contrattazione sul prezzo.

Perché dunque non tornare, a parti rovesciate, al modello del 1999, stavolta c

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<p><strong>VIMINALE-MUSUMECI 1-0 - IL TAR SOSPENDE L&rsquo;ORDINANZA DELLA REGIONE SICILIANA SULLA CHIUSURA DEI CENTRI PER MIGRANTI: NON UNA DECISIONE DI MERITO, MA SOLO </strong>UN PROVVEDIMENTO D&#39;URGENZA CHIESTO DAL GOVERNO CHE TEME IL &ldquo...

Dagospia - Ven, 28/08/2020 - 11:40
Da "Il Giornale"   musumeci Primo round al Viminale: la sospensione dell'ordinanza della Regione Sicilia che ordinava di svuotare e chiudere tutti gli hotspot dell'isola è arrivata in un batter d'occhio. Il Tar di Palermo ha accolto la richiesta degli avvocati di Stato Sergio Fiorentino e Lidia Maria La Rocca di agire «inaudita altera parte», cioè senza permettere alla controparte, ...
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<p>PERCH&Eacute; ANCHE LE &ldquo;BRAVE PERSONE&rdquo; POSSONO OBBEDIRE AGLI ORDINI ORRENDI? CI SONO DEI MOMENTI IN CUI IL NOSTRO CERVELLO DISATTIVA LA PARTE MORALE: GLI STUDIOSI HANNO SCOPERTO CHE IL MOTORE CHE PERMETTE DI IGNORARE LE PROPRIE PULSIONI...

Dagospia - Ven, 28/08/2020 - 11:30
Mariella Bussolati per "it.businessinsider.com"   agli ordini del fuhrer Ai tempi della Germania nazista, rispettabili cittadini tedeschi, che fino a quel momento non avevano torto un capello a nessuno, hanno denunciato i loro vicini ebrei pur sapendo che fine avrebbero fatto. Nella sanguinosa battaglia tra Hutu e Tutsi in Ruanda, perfino i contadini hanno imbracciato le armi contro...
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<p><strong>PARIGI VAL BENE UN CONTAGIO - NELLE ULTIME 24 ORE 6.000 I CASI IN FRANCIA, MASCHERINA OBBLIGATORIA NELLA CAPITALE (IN CASO DI MANCATO RISPETTO DELL&rsquo;OBBLIGO LA MULTA E&rsquo; DI 135&euro;) - AUMENTANO LE ZONE ROSSE, IL PUGNO DURO DEL...

Dagospia - Ven, 28/08/2020 - 11:20
LEONARDO MARTINELLI per la Stampa   parigi mascherine contagi La possibilità girava nell'aria, con insistenza. E la notizia, alla fine, viene accolta con una buona dose di rassegnazione: da stamani, alle otto, è scattato in qualunque luogo esterno a Parigi e periferia l'obbligo a indossare la mascherina, man mano che i nuovi casi di coronavirus aumentano sempre più. Clémentine e Mar...
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<p>UNA TEMPESTA PERFETTA STA PER ABBATTERSI SUL RIENTRO IN CLASSE (E SUL GOVERNO) &ndash;<strong> <span style="color:#FF0000;">INSEGNANTI IN RIVOLTA: &quot;LASCEREMO VUOTE LE CATTEDRE&quot;</span>. LO SPETTRO DI UN ANNO CON 250MILA SUPPLENTI - CIRCA IL...

Dagospia - Ven, 28/08/2020 - 11:17
Niccolò Carratelli per la Stampa scuola La maggior parte precari, quasi la metà «fragili», tutti molto preoccupati. E hanno ragione, se perfino il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, dice: «Rischiamo che i docenti spendano più tempo a far rispettare le regole che a fare lezione. Sarà un arduo compito».   Certo nessuno meglio di loro sa che obbligare i ragazzi a indossare...
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<p><span style="color:#FF0000;">&ldquo;MIO FRATELLO VOLEVA FUGGIRE DA PORTO CERVO. ADESSO &Egrave; IN TERAPIA INTENSIVA&rdquo;</span>&nbsp;&ndash; PARLA GIULIANO MICALUSI, FRATELLO E SOCIO DI JOHNNY, RISTORATORE DEI VIP RICOVERATO PER COVID A SASSARI, ...

Dagospia - Ven, 28/08/2020 - 11:12
johnny micalusi diletta leotta ALESSIA MARANI per il Messaggero   Giuliano Micalusi è il fratello e socio di Johnny, 56 anni, il ristoratore dei vip, titolare dell'Assunta Madre che quest' anno ha portato il brand anche al Sottovento di Porto Cervo. Aspettava il fratello martedì sera a Roma, invece, Johnny si è sentito male, è stato soccorso dall'ambulanza e ora è all'ospedale Covid...
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