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<p>DOBICI, LO SGUARDO OLTRE IL VISIBILE - FOTOGRAFO, DA 20 ANNI TRA I PI&Ugrave; BLASONATI RITRATTISTI ITALIANI, AMATISSIMO PER L&rsquo;INTENSIT&Agrave; DEL SUO STILE DAI PI&Ugrave; NOTI PERSONAGGI DELLO SPETTACOLO E DELLA CULTURA, &Egrave;...

Dagospia - Ven, 11/01/2019 - 12:27
francesco totti VALERIA GOLINO ph Alessandro Dobici https://www.raiplay.it/video/2019/01/Alessandro-Dobici---20-anni-di-fotografia-738f1a95-e304-4303-8b26-63298ac0e592.html   https://www.bitculturali.it/   1 roberto dagostino Fotografo, tra i più blasonati ritrattisti italiani, amatissimo per l’intensità del suo stile dai più noti personaggi dello spettacolo e dell...
Categorie: Informazione

Perché la frenata globale colpisce il «fanalino» Italia

Il Sole 24 Ore.com Prima Pagina - Ven, 11/01/2019 - 12:25
È andata molto peggio delle attese. Gli analisti si attendevano infatti una flessione della produzione industriale per il mese di novembre intorno allo 0,7 per cento mensile. Il dato...
Categorie: Informazione

Quanto costa il taglio Imu-Tasi  

Adnkronos - Politica - Ven, 11/01/2019 - 12:15
 
Categorie: Agenzie

<p>SE MINENNA AVEVA LE RUOTE - IL QUIRINALE BLOCCA DI NUOVO LA NOMINA ALLA CONSOB. SALVINI DA VESPA APRE: &#39;&#39;PER NOI VA BENE, NON DOBBIAMO PIAZZARE UOMINI DI QUA E DI L&Agrave;&#39;&#39;. MA IL NOME VOLUTO DA DI MAIO &Egrave; CONTINUAMENTE...

Dagospia - Ven, 11/01/2019 - 11:56
  Antonio Signorini per www.ilgiornale.it   carla ruocco con laura bottici e marcello minenna Alla fine pare che anche la Lega sia d'accordo e la nomina del nuovo presidente della Consob, una delle trattative più difficili condotte dalla maggioranza gialloverde e dal governo Conte, sembra essere vicina a una soluzione.     «A me basta che ci sia uno competente e che si ...
Categorie: Informazione

<p>L&rsquo;IMPORTANTE E&rsquo; AVERE FEDE &ndash; LA PELLEGRINI SI TUFFA NELLA GIURIA DI &ldquo;ITALIA&rsquo;S GOT TALENT&rdquo; (DA QUESTA SERA SU TV8): &ldquo;IL NUOTO &Egrave; LA MIA VITA, UNA FINALE OLIMPICA NON SI PU&Ograve; PARAGONARE A UNA...

Dagospia - Ven, 11/01/2019 - 11:47
SILVIA TIRONI per Libero Quotidiano FEDERICA PELLEGRINI 4   Ci ha portati sul tetto del mondo con i suoi record, ci ha abituati ai suoi successi, ha incantato mentre per gioco ha sfilato sulle passerelle e ha fatto venire il batticuore ai maschietti postando foto sexy sui social. Ma lei, Federica Pellegrini, ama stupire. Ed è pronta a farlo nella nuova ed inedita veste di giudice di...
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<p><strong>&ldquo;SALVINI? SUI MIGRANTI HA CALATO LE BRAGHE, CEDERE ALLE ONG &Egrave; GRAVISSIMO&rdquo; - MARIO GIORDANO VUOLE LA LINEA DURISSIMA: &ldquo;ADESSO RIPARTIRANNO LE PARTENZE, &Egrave; SICURO. SE RIPARTONO LE PARTENZE E GLI SBARCHI,...

Dagospia - Ven, 11/01/2019 - 11:44
mario giordano Da “la Zanzara - Radio 24”   “Per Natale ho ricevuto in regalo da mia figlia e dal suo fidanzato una piccola ruspa telecomandata con cui io vado avanti e indietro nell’ufficio gridando ruspa, ruspa, ruspa”. Lo dice Mario Giordano, ex direttore del Tg4 e conduttore di Fuori dal Coro, a La Zanzara su Radio 24. “Nel passato – dice – ero molto geloso del fidanzato di mia ...
Categorie: Informazione

<p>ECCO CHI VOLLE LA MATTANZA DELLA GRANDE GUERRA &ndash; PAOLO ISOTTA: LA FOLLIA DELLE CLASSI DIRIGENTI, L&rsquo;AMBIZIONE DI MUSSOLINI E IL SUPEROMISMO DI D&rsquo;ANNUNZIO (ANCHE SE I SUOI SCRITTI DI GUERRA BLATERANO MENO DI QUELLI DI THOMAS MANN) CI...

Dagospia - Ven, 11/01/2019 - 11:35
Paolo Isotta per “Libero Quotidiano”   uomini contro rosi Il 2018 è stato il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, quella che Ernst Nolte chiama il primo atto della guerra civile europea: la seconda non è stata che la prosecuzione della prima, e il trattato di Versailles è la prima causa che ne pone le premesse.   Sia per le follie compiute per creare sulla ca...
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Il Punto

Lavoce.info - Ven, 11/01/2019 - 11:29

Siamo il primo paese Ue ad applicare la web tax – da noi chiamata Isd, imposta sui servizi digitali (“prima l’italiano”, che diamine!). Si tassano i giganti di internet che fatturano grazie a utenti italiani. Ma serve un decreto attuativo perché le norme non diventino vessatorie per soggetti meno potenti e globali.
Nel maldestro tentativo di differenziare il primo salvataggio bancario del Governo del cambiamento da quelli del passato, il vicepremier Di Maio ha esposto tante idee confuse sul caso Carige. Che abbiamo sottoposto al fact-checking de lavoce.info. E con i gilet gialli francesi, riuscirà il capo politico del M5s a costruire un’alleanza in vista delle elezioni europee? Abbiamo messo a confronto i programmi dei due movimenti. Molti i punti in comune, però anche differenze rilevanti.
Alzare muri all’ingresso di lavoratori stranieri ha i suoi costi economici. Se ne sono accorti Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia (il gruppo Visegrád): mancano braccia e l’inverno demografico che si prospetta aggraverà il problema nei prossimi anni. Da noi è in via di soluzione il caso della Sea Watch, 49 profughi identificati dal ministro dell’Interno Salvini come pericoli per la sicurezza. Mentre la società civile ha supplito alle esibizioni muscolari di cattivismo politico e umano.
La bassa produttività, problema dei problemi del sistema italiano da oltre 20 anni, è stata sempre più marcata al Sud. Poi, spiega una ricerca, dall’inizio della Grande crisi (2008) il differenziale rispetto al Nord si è ridotto di circa un terzo. Soprattutto a causa dell’uscita dal mercato delle aziende meno efficienti.
In un anno la valutazione del bitcoin è crollata da 17mila a 3.600 dollari, dimostrandosi un asset molto rischioso. A deprimere il suo valore c’è anche la concorrenza delle altre criptovalute che abbassa il prezzo medio di tutte ma aiuta gli investitori a capire meglio se ci sia un prezzo giusto di ciascuna.

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Il referendum un escamotage per rinviare il nodo Tav

Il Sole 24 Ore.com Prima Pagina - Ven, 11/01/2019 - 11:26
Matteo Salvini difende la Tav e “minaccia” di rivolgersi al popolo con un referendum consultivo per “far decidere gli italiani”, qualora il verdetto dei tecnici nominati dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, bocciasse l’alta velocità Torino-Lione...
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<p>ALTRO CHE QUALCHE BEZOS&nbsp;&ndash; ABBIAMO I &#39;&#39;SEXTING&#39;&#39;! NUOVE PICCANTI INDISCREZIONI EMERGONO SULLA RELAZIONE TRA JEFF BEZOS E LA CONDUTTRICE TV LAUREN SANCHEZ: IL BOSS AMAZON AVREBBE INVIATO IMMAGINI DEI SUOI GENITALI E FOTO A...

Dagospia - Ven, 11/01/2019 - 11:23
DAGONEWS   patrick whitesell, lauren sanchez e jeff bezos Nuovi piccanti indiscrezioni emergono sulla relazione (ormai non più segreta) tra Jeff Bezos e la conduttrice televisiva Lauren Sanchez: secondo “National Enquirer” il fondatore di Amazon avrebbe inviato immagini dei suoi genitali e foto a torso nudo alla sua amante già mesi prima che i due venissero avvistati insieme per la ...
Categorie: Informazione

<p>&#39;&#39;PAOLO LIGUORI HA UCCISO IL GIORNALISMO?&#39;&#39; - VIDEO! DUELLO TRA &#39;STRISCIA&#39; E IL DIRETTORE DI TGCOM24, IL CUI STUDIO &Egrave; INFESTATO DALLE MOSCHE. IL TG SATIRICO, DOPO AVER MANDATO I FUORIONDA DEI CONDUTTORI CHE...

Dagospia - Ven, 11/01/2019 - 11:20
    ''Striscia'' e le mosche a TgCom24:'Chi le attira? Liguori?'Paolo Liguori risponde a 'Striscia':'Mi volete intimidire, ma i marci siete voi'       LA GUERRA DELLE MOSCHE TRA «TGCOM24» E «STRISCIA» Matteo Sacchi per “il Giornale”   Cantava il Trio Lescano: «Anche l' uomo più paziente/ lo facciam venir furente/ la persona più beata/ sotto noi è disgraziata/ Siam le ...
Categorie: Informazione

<p>&ldquo;SCENDI GI&Ugrave; SE HAI LE PALLE&rdquo;, &ldquo;T&rsquo; FAZZ&rsquo; U&rsquo; CUL&rsquo; TANT&rdquo; - IN PROVINCIA DI BOLZANO, DURANTE UNA LITIGATA IN MARCATO ACCENTO PUGLIESE, UN 41ENNE CADE DAL BALCONE CON UN INCREDIBILE VOLO IN...

Dagospia - Ven, 11/01/2019 - 11:20
BOLZANO - UN UOMO CADE DAL BALCONE DURANTE UNA LITIGATA Da http://www.altoadige.it   BOLZANO - UN UOMO CADE DAL BALCONE DURANTE UNA LITIGATA Incidente nella giornata di ieri, 9 gennaio, nel rione Göller, a Bronzolo. Un 40enne del posto è caduto dal balcone mentre litigava con un compaesano che si trovava in strada, riportando la frattura del bacino. La discussione pare essere nat...
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L&#8217;industria affonda a novembre:&#8201;-2,6%, il calo maggiore da ottobre 2014. Per il settore auto -19%

Il Sole 24 Ore.com Prima Pagina - Ven, 11/01/2019 - 11:18
Calo oltre le attese per la produzione industriale italiana, che novembre nelle rilevazioni Istat si riduce dell’1,6% rispetto al mese precedente. Su base annua e tenendo conto del calendario la frenata è del 2,6%, il calo maggiore registrato da ottobre 2014. Crolla la produzione nel settore auto: -19,4% su base annua, dopo il -14% di ottobre...
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La web tax italiana si veste all’europea

Lavoce.info - Ven, 11/01/2019 - 11:15

La web tax riscritta dalla legge di bilancio 2019 recepisce appieno le indicazioni della proposta di direttiva della Commissione europea. L’Italia è il primo paese ad attuarla, anche se serve qualche ulteriore chiarimento per evitare estensioni indebite.

Titubanze europee

Le legge di bilancio 2019 riscrive la web tax italiana – emanata con la legge di bilancio 2018 – recependo appieno le indicazioni contenute nella proposta di direttiva formulata il 21 marzo scorso dalla Commissione UE.

L’Italia è, dunque, il primo fra i paesi comunitari a dare attuazione a una proposta che non è stata ancora tradotta in direttiva, ma che si cimenta a dovere con la complessità della materia e anche con le sue contraddizioni interne alla UE stessa. Mentre alcuni paesi premono per una sua rapida attuazione (Francia, Germania e Spagna oltre all’Italia), ve ne sono infatti altri ben più timidi (Austria, Danimarca, Svezia), quando non addirittura del tutto contrari (Irlanda, Lussemburgo, Olanda). Tanto che il presidente di turno del Consiglio europeo (l’austriaco Johannes Laitenberger), consapevole della difficoltà a raggiungere l’unanimità richiesta per l’approvazione della direttiva ha provato – il mese scorso – a introdurre una soluzione compromissoria che ne riduceva l’ambito di applicazione e ne fissava l’attuazione al 2022 (anziché nel previsto 2020). Compromesso che, però, le parti in causa si sono sostanzialmente rifiutate persino di discutere. Insomma, le nubi UE non solo non si sono diradate, ma sembrano, anzi, volgere al peggio. Tanto che Francia e Germania nella stessa sede hanno detto che, se non si procederà a livello UE, andranno avanti per conto proprio.

Quando si applica

La nuova imposta sui servizi digitali (Isd) non si applica a tutte le operazioni condotte sul mercato digitale, ma solo a quelle che, in breve, si risolvono in una prestazione pubblicitaria o di intermediazione in cui, però, gli utenti interagiscono fra loro. La Commissione UE ha, infatti, ritenuto di dover distinguere i servizi digitali in due categorie: (i) quelli generati e offerti dall’organizzatore del servizio all’utente-cliente (rapporto diretto fra prestatore e beneficiario del servizio) rispetto a (ii) quelli in cui il valore si produce attraverso rapporti multilaterali (quantomeno trilaterali). Rapporti cioè fra: (a) organizzatore del servizio, (b) utente che vi si imbatte e (c) beneficiario finale (colui che paga la prestazione dell’organizzatore). La ragione della distinzione va ricercata nel ruolo dell’utente (“end user”) nella creazione di valore. Mentre nel rapporto diretto (sub i) il servizio (e quindi il valore) è creato dal solo organizzatore dello stesso, nel rapporto multilaterale (sub ii) il valore proviene dallo sfruttamento che l’organizzatore fa del “dialogo” fra utenti e dalle informazioni “personalizzate” che i medesimi (anche incoscientemente) producono attraverso lo scambio. Il retropensiero che accompagna questa valutazione sta nell’identificare il mercato in cui agisce l’utente come mercato in cui si crea il valore (attraverso, appunto, l’apporto dell’utente). Tanto che il luogo (paese Ue) in cui il servizio si considera reso non è né quello dell’organizzatore del servizio (che incassa il corrispettivo) né quello del beneficiario finale (colui che paga) ma è quello in cui l’utente (che magari non paga nulla) attiva l’apparecchio (“device”) per il cui tramite la prestazione si concretizza. Condivisibile o meno che sia questa visione, la Commissione UE ha ritenuto che è solo questo valore, alla cui formazione l’utente ha certamente in qualche misura concorso, che va assoggettato a tassazione.

La Isd nostrana recepisce appieno questa filosofia anche se la traduce in enunciati bisognosi di qualche ulteriore chiarimento, tanto che la legge delega il ministero dell’Economia e delle Finanze all’emanazione dell’immancabile decreto attuativo (entro aprile 2019).

La Isd non si applica, tuttavia, alla generalità delle imprese, ma solo a quelle di grandi dimensioni: devono aver realizzato (i) almeno 750 milioni di euro di fatturato (comunque ottenuto) in giro per il mondo, (ii) almeno 5,5 dei quali in territorio italiano e a fronte – stavolta – dei soli servizi tassabili. La fissazione dei due requisiti ha lo scopo, da un lato di escludere dall’Isd le imprese di medio-piccola dimensione. Dall’altro, per quelle di maggiori dimensioni, fare sì che solo coloro che operano attraverso lo scambio di informazioni fra una larga platea di utenti sia idonea a generare servizi tassabili. Certo, l’attuale formulazione d

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Se a Visegrad mancano i lavoratori

Lavoce.info - Ven, 11/01/2019 - 11:14

I paesi del gruppo Visegrad si sono opposti con forza all’ingresso di richiedenti asilo. Ora però devono ovviare alle carenze del mercato del lavoro. E poiché l’inverno demografico coinvolgerà tutta l’Europa, forse converrebbe cercare strategie comuni.

Tendenze demografiche dei quattro paesi

I paesi UE del cosiddetto “gruppo di Visegrad” (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) sono tra i più rigidi per quanto riguarda le politiche migratorie. L’apice della chiusura è stato il rifiuto di rispettare la quota stabilita dei cosiddetti ricollocamenti di migranti da Italia e Grecia tra il 2015 e il 2017: una barricata ideologica, visti i numeri degli impegni previsti: circa 6 mila per Varsavia, 2.700 per Praga, 1.300 per Budapest e 900 per Bratislava.

In realtà, si tratta di paesi con una bassissima presenza straniera e con una forte tendenza all’invecchiamento della popolazione. Se oggi registrano un’età media nettamente inferiore rispetto a Italia e Germania e al di sotto della media UE, nel 2050 sfioreranno o addirittura supereranno i 50 anni di media, con una quota di anziani (over 65) intorno al 30 per cento, proprio al livello di Roma e Berlino. In altri termini, questi paesi registreranno un calo significativo della popolazione in età lavorativa (tra il 15 e il 26 per cento) e un contemporaneo aumento della popolazione anziana (dal +42,8 per cento dell’Ungheria al +87,6 per cento della Slovacchia). Complessivamente, nel 2050 i V4 avranno quasi 10 milioni di persone in meno in età lavorativa e quasi 7 milioni di persone in più in età pensionabile.

Quali sono allora le loro strategie per mantenere sostenibile il sistema produttivo?

Tabella 1 – Tendenze demografiche nei paesi di “Visegrad”

Fonte: elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Eurostat, scenario base

Le soluzioni ipotizzate

Il paese più popoloso è la Polonia (38 milioni di abitanti), che negli ultimi dieci anni, dopo l’ingresso nell’Unione europea, ha vissuto l’esodo di almeno 2 milioni di lavoratori principalmente verso la Germania e il Regno Unito.
L’economia è in buona salute e dal 2010 gli stipendi sono cresciuti del 20 per cento, ma circa il 30 per cento delle piccole e medie imprese polacche fatica a trovare personale sia tecnico che generico. Il governo polacco, ostile verso l’immigrazione africana o asiatica, ha però aperto le porte a oltre un milione di ucraini, dapprima accolti come rifugiati (per la guerra civile in corso in alcune aree dopo l’occupazione russa della Crimea) e poi riconosciuti anche formalmente come migranti economici con visti temporanei di lavoro. Oltre agli ucraini, allo stesso modo sono entrati anche armeni, bielorussi, georgiani, moldavi e russi. Infine, il governo polacco ha stipulato un accordo con le Filippine. Ecco quindi che la Polonia nel 2018 è diventata il paese europeo con i maggiori flussi migratori in entrata per lavoro, superando la stessa Germania. Anzi, ora la preoccupazione è non vedere troppi lavoratori transitare solo brevemente in Polonia alla ricerca di migliori salari in altre aree dell’UE.

Stessi problemi ma risposte diverse nella vicina Ungheria (poco meno di 10 milioni di abitanti). Dal 2010, circa 600 mila lavoratori ungheresi sono emigrati in cerca di migliori salari all’interno dell’Ue. Lo scorso dicembre il parlamento ha approvato una legge che aumenta le ore di straordinario annue da 250 a 400, con la possibilità per le aziende di pagarle dopo tre anni. Formalmente lo straordinario è volontario, ma in un paese con un sindacato debolissimo, ben pochi lavoratori riusciranno a opporsi alle richieste delle loro aziende, tanto è vero che le opposizioni hanno ribattezzato la norma come “legge schiavitù”. Nonostante duri scontri di piazza a Budapest prima di Natale, il presidente della repubblica ha controfirmato la legge. La sua applicazione, tuttavia, potrebbe ledere la popolarità del premier Orban.

Repubblica Ceca (10,6 milioni di abitanti) e Slovacchia (5,4 milioni) cercano invece di battere la strada dell’automazione industriale e della robotizzazione. Soprattutto la Repubblica Ceca vanta una tradizione in questo campo (la parola “robot” significa in slavo “lavoratore”). Occorrono risorse significative per investire nella robotica, ma si aprono anche interrogativi inediti come quello su chi pagherà le tasse e i contributi nelle società che puntano alla riduzione dei lavoratori. Se ne è occupato anche il Parlamento europeo: già nel 2016 la deputata lussemburghese Mary Delvaux (Partito socialista) ha depositato una proposta di legge per tassare il lavoro dei robot. Non si tratta di una novità assoluta poiché già nel 1

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Quante lezioni da una nave con 49 profughi

Lavoce.info - Ven, 11/01/2019 - 11:14

Quarantanove profughi non sono un pericolo per la sicurezza di nessun paese. Eppure, ci sono volute quasi tre settimane per farli sbarcare dalla Sea Watch. Solo la società civile, e in particolare le istituzioni religiose, riempiono il vuoto di diritti.

Sull’immigrazione un conflitto sempre più radicale

Alla fine, l’angosciosa vicenda dei quarantanove profughi bloccati per diciannove giorni in mare ha trovato una conclusione e le malcapitate persone hanno potuto sbarcare.

La prima osservazione è che sono occorse quasi tre settimane per sbloccare una situazione che poteva essere risolta in poche ore. La risonanza simbolica, mediatica e inevitabilmente politica assunta dai temi legati all’immigrazione, soprattutto quella più visibile e malvista, provoca irrigidimenti irragionevoli. Non si può tollerare come un effetto collaterale la sofferenza inflitta a persone innocenti, tra cui donne e bambini, tenute in ostaggio per ragioni di orgoglio nazionale e calcolo elettorale. Quarantanove profughi non rappresentano un pericolo per la sicurezza di nessun paese, né una rovina per le casse di nessuno stato. Averli lasciati per tanti giorni in mare, d’inverno, negando persino cibo e acqua (ci ha dovuto pensare Malta), è stato un atto di crudeltà, un’espressione emblematica di quel “cattivismo” che una certa politica ha innalzato a vessillo.

In secondo luogo, le dichiarazioni del ministro Matteo Salvini – secondo il quale per cui l’accoglienza significa “agevolare il lavoro di scafisti e Ong”, posti sullo stesso piano – non sono forse una novità, ma sono la conferma di un imbarbarimento della politica e del suo linguaggio. Sono i governi autoritari a perseguitare le organizzazioni non governative e a ostacolare le loro attività, a incitare all’odio verso chi soccorre le persone in pericolo. La campagna del governo italiano contro le Ong, compresa Medici Senza Frontiere insignita del premio Nobel per la pace, non ha precedenti nei paesi democratici del Primo Mondo.

Fra l’altro gli sbarchi continuano, anche senza le ONG. Giovedì 10, il giorno dopo la conclusione della vicenda delle due navi umanitarie, sono stati soccorsi e tratti in salvo 51 curdi, arrivati in barca a vela fino a Melissa, nel crotonese. A Lampedusa gli arrivi proseguono, soprattutto dalla Tunisia. Le autorità portuali dal canto loro hanno ripetutamente smentito che i porti siano mai stati chiusi: ci sono solo dei lanci su twitter. E’ la solita politica degli annunci.

Uno dei risvolti della radicalizzazione del conflitto intorno alle migrazioni e all’asilo è la politicizzazione dell’aiuto umanitario. Chi soccorre o aiuta i richiedenti asilo viene accusato di mettere in pericolo l’integrità e la sicurezza dello stato. Nello stesso spirito, in varie occasioni gruppi di estrema destra hanno appeso striscioni davanti alle sedi della Caritas o di altre istituzioni religiose, attaccandone il lavoro di accoglienza.

Anche un’altra dichiarazione salviniana indica quanto meno un pressapochismo inquietante: “Il traffico di esseri umani va fermato: chi scappa dalla guerra arriva in Italia in aereo, come già fanno in tanti, non con i barconi”. Chi scappa dalla guerra fugge come può, non ha la possibilità di procurarsi un visto, accedere a un aeroporto e prendere un aereo. Se non glielo impediscono gli eserciti in conflitto, provvediamo noi con le nostre politiche di contrasto degli ingressi. Solo i corridoi umanitari consentono l’arrivo sicuro e autorizzato di un piccolo numero di richiedenti asilo (all’incirca duemila persone fin qui, non i “tanti” dichiarati da Salvini), ma dopo che hanno già attraversato almeno una frontiera per cercare scampo in paesi confinanti. L’idea, condivisa da molte persone benintenzionate, che si possa programmare e regolare l’arrivo dei profughi non fa i conti con le logiche della guerra e delle persecuzioni, e neppure con quelle delle politiche migratorie.

I migranti sono appena scesi dalle navi e le operazioni di identificazione sono in corso. Provengono dall’Africa sub-sahariana, dalle dichiarazioni che alcuni hanno rilasciato da paesi dell’Africa occidentale come Nigeria, Sierra Leone, Guinea. Tre sono bambini che viaggiavano con i genitori, almeno uno è un minorenne non accompagnato. Per ricostruire le loro storie e comprendere se hanno diritto all’asilo come sempre occorrerà tempo, ma salvarli e accoglierli a terra è comunque un obbligo.

La reazione della società civile

Il piccolo smarcamento di Giuseppe Conte dalla linea Salvini rappresenta invece un fatto nuovo. I comportamenti futuri diranno se si tratta di mera tattica, di un occasionale scostam

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Produttività: per le imprese meridionali è vero recupero?*

Lavoce.info - Ven, 11/01/2019 - 11:11

Le imprese manifatturiere meridionali registrano un ampio divario di produttività rispetto a quelle settentrionali. A partire dal 2008 il differenziale si è ridotto di circa un terzo. Ma ciò è dovuto all’uscita dal mercato delle aziende meno efficienti.

Il ritardo di produttività del Mezzogiorno

La stagnazione della produttività ha frenato la crescita dell’economia italiana per oltre un ventennio (come sottolineato in diversi articoli recentemente pubblicati anche su lavoce.info) contribuendo ad ampliare il divario tra il prodotto italiano e quello dei principali paesi europei, in particolare la Germania.

Un’analisi della produttività delle società di capitali manifatturiere (pubblicata nel recente Rapporto “L’economia delle regioni italiane” della Banca d’Italia) si è concentrata sull’ampia eterogeneità che si osserva tra le macroaree del paese. Il lavoro si focalizza sulla produttività totale dei fattori (Ptf), ossia sulla capacità delle imprese di combinare in maniera efficiente gli input di lavoro e capitale di cui dispongono.

I livelli di produttività, stimati sulla base dei dati di bilancio, risultano in media molto inferiori tra le imprese delle regioni meridionali: nel 2015 il differenziale rispetto a quelle del Nord Ovest era pari al 13 per cento circa, a parità di composizione settoriale (la produttività nel Nord Ovest era superiore del 7 per cento circa rispetto a quella del Centro e simile a quella del Nord Est). Il divario dipende in parte dalla diversa struttura del sistema produttivo per classe dimensionale e dalla dotazione relativa di capitale umano: le imprese localizzate nel Mezzogiorno sono infatti generalmente più piccole e con meno occupati a più alta qualifica.

L’evoluzione recente

L’analisi ha coperto gli anni tra il 1995 e il 2015. Nella prima parte del periodo, la dinamica della produttività è risultata piuttosto omogenea sul territorio nazionale e i differenziali tra macro aree si sono mantenuti per lo più invariati (figura 1). A partire dal 2008, con l’insorgere della crisi economica, la dinamica della produttività delle imprese meridionali è risultata complessivamente più favorevole rispetto a quella delle imprese settentrionali. Ne è derivata una riduzione di circa un terzo del ritardo di produttività relativo tra i due territori.

 Figura 1 Divari percentuali di Ptf tra macro aree e Nord Ovest a parità di composizione settoriale

Nella figura 2 si mostra l’evoluzione della produttività totale dei fattori nel confronto tra Mezzogiorno e Nord Ovest relativo a tre punti della distribuzione delle produttività (10° percentile, mediana e 90° percentile): il miglioramento relativo del Mezzogiorno è principalmente imputabile alle imprese collocate nei percentili più bassi. Il divario per le imprese del 90° percentile è invece restato pressoché invariato.

Figura 2 – Divari percentuali di Ptf tra Mezzogiorno e Nord Ovest a parità di composizione settoriale, a diversi punti della distribuzione.

 

Produttività e demografia

Il recupero di produttività delle imprese meridionali è per lo più una conseguenza della recessione, che ha comportato l’uscita dal mercato delle imprese meno efficienti (l’effetto è stato meno forte nel resto d’Italia). Le imprese sopravvissute alla crisi hanno invece segnato una dinamica della produttività mediamente negativa (al Sud come nel resto delle macro aree). Infine le imprese entranti, generalmente caratterizzate da una minore Ptf (in quanto più piccole e inizialmente meno produttive), hanno fornito un apporto negativo, più accentuato nel Mezzogiorno. La figura 3 evidenza per le imprese meridionali il contributo di queste tre categorie di imprese all’evoluzione della Ptf negli anni.

 Figura 3 – Contributi della demografia d’impresa alla variazione della Ptf media nel Mezzogiorno (valori percentuali)

* Le opinioni espresse nell’articolo non coinvolgono l’Istituzione di appartenenza.

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Bitcoin alla ricerca di un prezzo giusto

Lavoce.info - Ven, 11/01/2019 - 11:11


Tra picchi e crolli, dove arriverà il prezzo di Bitcoin e compagni? Difficile fare previsioni. Ma la concorrenza tra criptovalute ne abbassa il prezzo medio e permette a investitori e risparmiatori di capire quale sia il prezzo giusto di ciascuna.

Quotazione in discesa

Se si guarda di sfuggita il crollo nella quotazione dei Bitcoin e delle altre criptovalute avvenuta nell’ultimo anno è difficile dare ragione a chi spera nel loro utilizzo a breve termine come mezzo di scambio alternativo rispetto alle monete tradizionali. Tanto per intenderci: rispetto a un picco di quasi 17mila dollari per un Bitcoin – raggiunto nel dicembre del 2017 – in questi giorni la valutazione si aggira attorno ai 3.600 dollari, cioè quasi l’80 percento in meno. La scelta di detenere Bitcoin per acquistare qualcosa o per estinguere un debito di altro tipo si scontra dunque con livelli estremi di volatilità, ovvero i Bitcoin non riescono a funzionare come riserva di valore nel tempo. Il nesso tra riserva di valore e mezzo di scambio potrebbe peraltro funzionare nella direzione opposta: è il fatto che il Bitcoin non sia (ancora) un mezzo di pagamento standard che ne rende così volatile la quotazione, dato che gli manca un’utilità intrinseca come mezzo di scambio che in qualche modo faccia da “ancoraggio” al suo valore. A questo punto, i Bitcoin non svolgono nemmeno la terza funzione che definisce essenzialmente una moneta, cioè quella di unità di conto per misurare “quanto costano le cose”. Detto in soldoni: un’automobile di categoria medio/bassa costava un bitcoin a dicembre 2017, ma ora ne costa quasi cinque.

Tuttavia, uno sguardo storico e analitico alle vicende accadute quest’anno potrebbe spingerci ad avere una valutazione meno pessimistica sul ruolo futuro giocato dalle criptovalute, senza naturalmente tralasciare un prudente invito ai risparmiatori avversi al rischio di stare alla larga da questi strumenti a motivo della loro forte volatilità. Un elemento cruciale di evoluzione e instabilità nella storia dei Bitcoin è stata la nascita dei cosiddetti Bitcoin Cash come “spinoff” di quelli originali, avvenuta nell’agosto 2017, cioè appena prima dell’esponenziale crescita del prezzo di entrambi durante la seconda metà di quell’anno.

Cosa significa l’arrivo del Bitcoin Cash

Nel gergo delle criptovalute la nascita dei Bitcoin Cash è una cosiddetta “forchetta dura” (hard fork), in quanto gli algoritmi alla base della versione precedente – cioè dei Bitcoin – sono incompatibili con la nuova versione, per cui non si tratta di un aggiornamento, ma di una criptovaluta nuova, che ancora una volta si basa sulla vigilanza decentrata da parte dei cosiddetti miner.

Come raccontavo in questo pezzo scritto nel 2014, i miner supervisionano in maniera decentrata l’emissione di una criptovaluta: devono verificare che le unità detenute dal singolo utente non vengano “contate due volte”, ovvero restino invariate sul conto del compratore e nel contempo accrescano il conto del venditore nel momento in cui il compratore acquisti un oggetto. I miner effettuano il lavoro di vigilanza decentrata usando la potenza dei loro computer per risolvere un rompicapo, e vengono ricompensati con unità della criptovaluta stessa quando ci riescono.

Il problema è che il Bitcoin originale aveva e ha dei limiti sul numero di transazioni che possono essere effettuate ogni secondo, così da renderlo largamente più lento di un sistema centralizzato come la carta di credito Visa (si veda questo bel pezzo di David Peterson, pubblicato su Forbes nello scorso dicembre): al contrario, il Bitcoin Cash permette di effettuare un numero molto maggiore di transazioni al secondo, ma i rompicapi che i miner devono risolvere sono molto più complicati, e soltanto computer più potenti possono farlo. All’interno della filosofia liberista e decentralizzata che sta alla base delle criptovalute, con i Bitcoin Cash ci si muove in una direzione maggiormente centralizzata, esattamente con il fine di renderli più simili a un mezzo di scambio, cioè a una moneta vera e propria.

La storia dei Bitcoin Cash è proseguita però in termini cruenti, con una guerra e un’ulteriore forchetta dura tra due diverse versioni degli stessi (Bitcoin Cash ABC e una nuova versione chiamata SV, che sta per “Satoshi’s Vision”) che risale allo scorso novembre: la suddivisione, che per ora sembra vedere come vincente in termini di diffusione la versione ABC, si è associata a un ulteriore crollo nel prezzo di tutte le criptovalute.

Dove arriverà il prezzo dei Bitcoin, dei Bitcoin Cash e delle altre criptovalute nel corso di questo e negli anni futuri? Difficile

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