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L’effetto Flixbus non taglia il costo dei biglietti degli autobus

Il Sole 24 Ore.com Prima Pagina - Mar, 18/06/2019 - 12:00
Dal punto di vista della sicurezza, la media annuale del numero di incidenti con feriti che vede coinvolti autobus in servizio extraurbano rispetto al numero totale di incidenti con feriti è di 6 su 1.000. In 3 casi su 1.000 l’autobus risulta incolpevole...
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<p>VE LO IMMAGINATE &ldquo;PRETTY WOMAN&rdquo; SENZA IL LIETO FINE? SE LA RISPOSTA &Egrave; NO, SAPPIATE CHE NELLE INTENZIONI INIZIALI LA POVERA VIVIAN NON DOVEVA AVERE UN &quot;HAPPY ENDING&quot; DA FAVOLA COME QUELLA &ldquo;GRAN CULO DI CENERENTOLA...

Dagospia - Mar, 18/06/2019 - 11:58
  Mario Manca per "www.vanityfair.it"   PRETTY WOMAN 4 Vivian voleva la favola e, come quella «gran culo di Cenerentola», è riuscita nell’intento. Il finale di Pretty Woman, con Edward che si arrampica sulla scala antincendio e l’aria della Traviata in sottofondo, è, probabilmente, uno dei più riusciti della storia del cinema. Peccato che, secondo le intenzioni originali, non...
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<p>SONNO O SON DESTO? &ndash; ALZI LA MANO A CHI NON &Egrave; CAPITATO DI SVEGLIARSI IN PIENA NOTTE ED ESSERE INCAPACI DI RIADDORMENTARSI - LE CAUSE POSSONO ESSERE MOLTEPLICI, MA IL RISULTATO &Egrave; SEMPRE LO STESSO: LA MATTINA SUCCESSIVA CI SI...

Dagospia - Mar, 18/06/2019 - 11:56
Cristina Marrone per "www.corriere.it"   Cause esterne sonno e risvegli 7 Vivere in una via trafficata, molto rumorosa, magari vicino a un ospedale dove il frastuono delle sirene è di routine anche di notte non aiuta la serenità del sonno. Ma un problema lo può rappresentare anche il partner di letto, se russa o si muove troppo. Per non parlare dei figli, e non solo quelli piccol...
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Scala di Milano verso la fine dell&#8217;era Pereira. Nel 2020 arriva Meyer

Il Sole 24 Ore.com Prima Pagina - Mar, 18/06/2019 - 11:53
Il cda riunito questa mattina ha trovato il consenso sul successore dell’attuale sovrintendente, il cui contratto scadrà a febbraio 2020. Dalla Staatsoper di Vienna in arrivo Dominique Meyer, dato per favorito da giorni...
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Istat: nel 2018 oltre 1,8 milioni di famiglie in povertà assoluta

Il Sole 24 Ore.com Prima Pagina - Mar, 18/06/2019 - 11:52
Poco più di 3 milioni i nuclei familiari in condizioni di povertà relativa. L'incidenza della povertà assoluta tra i cittadini stranieri è del 30,3%, mentre tra gli italiani si attesta al 6,4%...
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<p>MARTA DA LEGARE &ndash; AI MONDIALI STASERA L&rsquo;ITALDONNE SFIDA IL BRASILE DELLA REGINA&nbsp;<span style="color:#FF0000;">MARTA, LA PIU&rsquo; GRANDE CALCIATRICE DEL PIANETA</span>&nbsp;CHE A 33 ANNI HA LO STADIO DI MACEI&Ograve; INTITOLATO A...

Dagospia - Mar, 18/06/2019 - 11:47
  Gaia Piccardi per il "Corriere della sera"   marta  Il professor Vadao ha l' aria maledettamente furba. Contro la compagnia delle celestine, nel grande classico Italia-Brasile che solleva suggestioni anni Ottanta e decide il primo posto del girone al Mondiale delle donne, può schierare la più grande calciatrice del pianeta, la numero 10 che a 33 anni ha ispirato un decreto ...
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Ma tanti poveri non chiedono il Rdc. Ecco perché

Lavoce.info - Mar, 18/06/2019 - 11:44

Il vivace dibattito sui beneficiari del reddito di cittadinanza sbaglia bersaglio. È troppo presto per giudicare se le domande ricevute siano tante o poche. Bisognerebbe invece concentrarsi sulle difficoltà dei più deboli a fruire di un loro diritto.

I più deboli senza informazioni

Le 674 mila richieste accolte di reddito di cittadinanza sono tante o poche?

All’interrogativo oggi non si può rispondere. Non è possibile, infatti, giudicare la capacità di una misura di soddisfare le esigenze della popolazione solo pochi mesi dopo la sua introduzione. Ci vuole più tempo. E l’origine dell’interesse mediatico sul numero delle domande discende dalla scelta di introdurre il Rdc in gran fretta, al fine di raggiungere il maggior numero di utenti nel più breve tempo possibile, sperando di ricavarne consenso nelle recenti elezioni europee.

È invece già emerso con chiarezza un punto cruciale, del quale però non si parla: stiamo costruendo un sistema che non aiuta adeguatamente i più deboli tra i poveri a richiedere il reddito di cittadinanza. A livello internazionale, la scarsità di informazioni e di orientamento sulla presentazione della domanda costituisce uno dei fattori che più ostacola la possibilità che sia inoltrata da parte della popolazione potenzialmente interessata, in particolare i più fragili dal punto di vista culturale e delle reti di relazione.

Il Rei (reddito di inclusione) assegnava queste importanti funzioni di consulenza ai Punti unici di accesso, appositi sportelli istituiti presso i comuni. Qui le persone interessate potevano chiedere delucidazioni sui passaggi da compiere al fine di avviare la richiesta, sulla compilazione della relativa modulistica, potevano cercare di capire se rientrassero tra gli aventi diritto e così via. I Punti comunali erano anche il luogo dove presentare la domanda.

Per il Rdc, le domande vengono ricevute esclusivamente da Caf, patronati e poste, che hanno la sola competenza amministrativa di caricare la richiesta, mentre non è più previsto alcun servizio di informazione e di orientamento da parte delle istituzioni pubbliche. Il governo si è limitato infatti a realizzare alcune campagne mediatiche – via televisione, web ed altri strumenti di comunicazione – per far conoscere l’esistenza del Rdc. Infatti, gli unici soggetti pubblici che – grazie al loro radicamento territoriale – possono svolgere compiti di informazione sono i comuni, che sono però esclusi dalla prima fase dell’iter ed entrano in gioco solo successivamente, una volta accolte le domande.

Riconoscimento di un diritto e possibilità di fruirne

La normativa del reddito di cittadinanza, dunque, non prevede le necessarie azioni pubbliche d’informazione e di orientamento finalizzate a colmare la distanza – spesso ampia – tra il riconoscimento formale di un diritto e l’effettiva possibilità di fruirne.

Secondo alcuni operatori, aver abolito la presentazione della domanda presso i comuni è servito a sgravarli da una mansione burocratica che li distoglieva dai loro compiti di sostegno alle famiglie in povertà. Tuttavia, non bisogna confondere la funzione di informazione/orientamento con quella di ricezione delle richieste. Si sarebbe potuto alleggerire i comuni da questo specifico onere mantenendo, però, gli sportelli informativi/consulenziali. Nondimeno, è vero che gli sportelli avevano, nel Rei, un’efficacia diversa nei vari contesti locali e molto restava ancora da fare. Ma, proprio per tale ragione, non si sarebbe dovuto disperdere il lavoro avviato. Peraltro, alcuni comuni hanno autonomamente deciso di garantire funzioni di informazione e orientamento anche per il Rdc. Si tratta prevalentemente di realtà con sistemi di welfare locale più avanzati e non è chiaro in quale misura la buona prassi si diffonderà: c’è il rischio che a praticarla di meno siano i comuni dei territori più deboli.

Le funzioni di informazione e orientamento saranno privatizzate?

Si possono delineare tre conseguenze per il welfare locale della dismissione del ruolo pubblico di informazione e orientamento dei comuni.

Primo, la privatizzazione gratuita. Nei territori appare già evidente che un crescente numero di persone si rivolge ad associazioni – Caritas e altre realtà del terzo settore – per capire cosa fare. Sono soggetti che hanno sempre svolto in parte questa funzione, ma non è possibile scaricarla interamente su di loro.

Secondo, la privatizzazione remunerata. È il rischio di ripetere quanto avvenuto in Grecia con la misura nazionale contro la povertà introdotta nel 2017 (il reddito di solidarietà sociale). Per la mancanza di adeguati servi

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Ecco Libra, la criptovaluta di Facebook: sarà aperta e garantita da asset reali per pagamenti istantanei

Il Sole 24 Ore.com Prima Pagina - Mar, 18/06/2019 - 11:42
L'annuncio è arrivato da Menlo Park dove da oltre un anno è al lavoro una squadra specifica guidata dall'ex presidente di PayPal, David Marcus, che ha ideato l'architettura di un sistema in cui Facebook...
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Il Punto

Lavoce.info - Mar, 18/06/2019 - 11:42

Nel suo discorso di inizio anno all’American Economic Association, il presidente uscente Olivier Blanchard ha suggerito che, se i tassi di interesse sono bassi, deficit e debiti pubblici sono poco dannosi. Musica per le orecchie di sovranisti e keynesiani duri e puri di tutto il mondo. Una tesi ardita che proviamo a smontare.
L’ultima di Salvini per far tornare i conti è quella di far emergere i contanti che gli italiani tengono nelle cassette di sicurezza o sotto il materasso: 100 miliardi di euro, si stima. La sanatoria (solo di reati tributari!) porterebbe qualche vantaggio economico e la solita, generosa dose di ingiustizia. Con serie difficoltà di attuazione.
Sul reddito di cittadinanza la vera questione non è se le 674 mila richieste siano tante o poche ma quanti, pur avendo i requisiti, non lo domandano. La verità è che i più poveri – meno informati e con meno “relazioni” – sono scoraggiati dai meccanismi che escludono i comuni, cioè gli enti più informati sul disagio economico e sociale.
Come sarà Libra, la criptovaluta che Mark Zuckerberg lancia in queste ore su Facebook e WhatsApp? Utile una moneta internazionale, stabile, capace di circolare, al servizio degli scambi. Ma il controllo di un colosso tecnologico privato a vocazione monopolistica desta fondate inquietudini.
Mentre 150 tavoli di crisi aperti richiedono l’attenzione attiva del ministro del Lavoro, diverse altre imprese si aggregano per rafforzarsi sul mercato. Passi per superare la frammentazione dell’industria italiana, un tempo considerata fattore positivo di flessibilità, oggi ostacolo strutturale alla crescita.

Spargete lavoce: 5 per mille a lavoce.info
Destinate e fate destinare il 5 per mille dell’Irpef a questo sito in quanto “associazione di promozione sociale”: Associazione La Voce, Via Bellezza 15 – 20136 Milano, codice fiscale 97320670157. Grazie!

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Un economista nel paese delle meraviglie

Lavoce.info - Mar, 18/06/2019 - 11:41

Un intervento di Olivier Blanchard ha ottenuto un grande successo mediatico perché sembra suggerire che il debito pubblico non è in fin dei conti un problema di cui preoccuparsi troppo. Ma si tratta di un’interpretazione del tutto fuorviante.

Il successo di una prolusione

La lezione magistrale tenuta da Olivier Blanchard, in qualità di presidente uscente, all’American Economic Association ha ottenuto un successo immediato. Blanchard ha suggerito che il costo sociale del deficit e del debito pubblico sia minore di quanto comunemente ritenuto. Nonostante l’argomentazione sia costruita con cura e si limiti a indicare la necessità di un dibattito più vivace sul tema, essa è stata subito interpretata come l’indicazione che il deficit e il debito non debbano essere considerati preoccupazioni chiave per i policy-maker (per esempio, il 23 maggio 2019 il Financial Times ha pubblicato un articolo intitolato “Top economist says Japan should learn to love budget deficits”). Blanchard è perfettamente a conoscenza dei limiti di questa conclusione, la quale ci riporta all’ingenua macroeconomia degli anni Sessanta quando, ignorando il vincolo di bilancio, il modello IS-LM dimostrava come una politica di espansione fiscale fosse essenzialmente non vincolata. Il successivo aumento del debito pubblico screditò, a ragion veduta, l’economia keynesiana. Oggi dopo anni di politiche di austerità pro-cicliche nella maggior parte delle economie avanzate, il messaggio riecheggia in un pozzo di frustrazioni e il suo successo è allarmante considerando gli alti livelli di debito pubblico di molti paesi.

Qui non si vuole criticare il contributo offerto da Blanchard in sé, ma si vogliono evidenziare e rafforzare alcune precisazioni, già contenute nell’intervento. Per fare ciò, considererò un ampio campione di paesi appartenenti all’Ocse, per esaminare se l’esperienza statunitense è da considerarsi unica.

La tesi di Blanchard e i suoi limiti

Quando il tasso di interesse sul debito pubblico è minore del tasso di crescita del Pil, il debito segue una traiettoria stabile, con un’implicazione importante: il rapporto debito/Pil tende a diminuire perché il prestito viene ammortizzato. Il risultato non è certamente nuovo. Il colpo di scena sta nel fatto che storicamente negli Usa il tasso d’interesse è stato spesso minore del tasso di crescita. Inoltre, le previsioni attuali stimano che questa situazione rimarrà tale, negli Usa e non solo. I governi non dovrebbero però rimanere imbambolati di fronte al proprio debito pubblico, ma potrebbero usare il deficit per stabilizzare l’economia mentre sta rallentando e intraprendere investimenti pubblici produttivi.

L’equazione che spiega come evolve il debito pubblico è la seguente:

Bt+1–Bt= (rt–gt) Bt+ Dt

dove Bt è il debito pubblico alla fine del periodo tDt è il disavanzo primario nello stesso periodo, entrambi in proporzione al Pil; rt gt sono rispettivamente l’interesse nominale e il tasso di crescita nominale.

L’equazione rende chiaro come un benevolo disinteresse verso il debito abbia radici in alcune assunzioni: 

  1. r g è spesso un valore negativo. Blanchard afferma che in passato negli Stati Uniti questa è stata la norma piuttosto che l’eccezione;
  2. è probabile che r g rimanga negativo il più delle volte. Blanchard si appella all’ipotesi di stagnazione secolare;
  3. il disavanzo primario è indipendente da r g ed è sufficientemente piccolo da non superare il servizio del debito.

Blanchard non fa espressamente questa assunzione, ma ignora direttamente il deficit. Nelle sue simulazioni, di fatto, assume che il disavanzo primario sia uguale a zero e che rimarrà tale per un futuro indeterminato.

Le ipotesi di Blanchard non sono giustificate. Per mostrarlo, ho preso in esame i dati dal 1961 di alcuni paesi Ocse (Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Corea, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti). La scelta è giustificata dalla disponibilità dei dati, ma per diversi paesi dobbiamo comunque partire da anni successivi. I rapporti debito lordo/Pil sono forniti dalla banca dati sullo storico del debito del Fondo monetario internazionale (Fmi). I tassi di interesse a dieci anni vengono dall’Ocse e il Pil dalla Banca Mondiale. Ci sono quindi 895 osservazioni annue per 22 paesi.

Il differenziale r – g < 0 non è la norma

Le osservazioni con r – g < 0 rappresentano il 49,7 per cento del campione. I dettagli per paese sono mostrati nella figura 1. Negli Stati Uniti, che non sono nemmeno il paese con la più p

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Mettere le mani nelle cassette di sicurezza degli italiani

Lavoce.info - Mar, 18/06/2019 - 11:41

Le stime sui contanti nascosti indicano una cifra largamente superiore a 100 miliardi di euro. Tentativi di rimetterli in circolazione ci sono già stati, l’ultimo con scarsi risultati. E c’è chi pensa a passi indietro sulla trasparenza della sanatoria.

Tanti contanti che non circolano

Nessuno sa a quanto ammontino, ma tutti ritengono siano tanti. Le stime sui contanti nascosti concordano su una dimensione largamente superiore a 100 miliardi di euro. Meglio occuparsene che non farlo, dice Francesco Greco, titolare della pubblica accusa a Milano. Sì, ma come?

Chiariamo innanzitutto di che cosa si parla. Un conto sono, infatti, i depositi nelle cassette di sicurezza; un altro sono i contanti in sé. Le cassette di sicurezza hanno il vantaggio di offrire una traccia sicura, quantomeno nel tempo di loro creazione e, magari, anche la data degli accessi successivi. E il difetto di poter essere state costituite da soggetti anche terzi rispetto ai titolari del relativo contenuto. La precedente normazione al riguardo (art. 5-octies, comma 3, della legge 227/1990, come modificata dall’art. 7 del decreto legge 193/2016) ipotizzava l’apertura della cassetta alla presenza di un notaio che ne facesse risultare, con una propria relazione, il contenuto. Questa strada, se seguita anche oggi, consentirebbe di constatarne il contenuto al momento della sua apertura nell’ipotizzato periodo di sanatoria.

Senza voler indulgere in approssimativi psicologismi pare utile, a questo punto, distinguere fra chi utilizza la cassetta per depositare gioielli e chi vi detiene denaro contante. Nel primo caso – indipendentemente dalla limpidezza della fonte da cui la ricchezza proviene – vi sarà scarso interesse alla sanatoria (i gioielli possono continuare a essere utilizzati alla bisogna e poi riposti nella cassetta senza particolari timori). Nel secondo caso l’interesse sarà molto maggiore perché il contante “pulito” diviene immediatamente utilizzabile anche per attività sostanzialmente commerciali. Aumenterebbe, quindi, la massa monetaria in effettiva circolazione. Se la relativa consistenza trovasse conferma, si può ragionevolmente ipotizzare che ne risentirebbero in positivo sia gli investimenti che i consumi. Sul piano squisitamente economico, dunque, la sanatoria avrebbe svariate ragioni per apparire appetibile. E l’avrebbe altresì sul piano della trasparenza perché se ne vedrebbe la circolazione alla luce del sole.

Diversa è la situazione in cui si volesse sanare, invece, il mero possesso di contanti al di fuori di qualsiasi circuito “ufficiale”. L’ipotesi era ricompresa nella precedente proposta, ma la sua concreta applicazione si scontrava con un ostacolo ritenuto perlopiù insuperabile: la dimostrazione di possesso del contante entro una certa data (fissata nel Dl 193/2016 nel 30 settembre 2016). Certo, la dimostrazione poteva passare attraverso altri canali: ma è evidente che sarebbe stata accompagnata da eccessive incertezze che ne hanno, nei fatti, scoraggiato l’adozione. Un maggiore impegno su questo terreno avrebbe avuto senso.

La necessaria trasparenza

Il precedente provvedimento si associava all’esonero da sanzioni penali ove le violazioni che ne accompagnavano la condotta fossero di natura esclusivamente tributaria. Il che vuol dire che nessun colpo di spugna si sarebbe verificato ove la condotta – anche grazie alle indicazioni da fornire obbligatoriamente in sede di sanatoria – fosse stata successivamente attribuita a reati diversi da quelli tributari. Esso prevedeva, poi, il pagamento integrale delle imposte dovute con sconto sulle sanzioni amministrative e con possibile (sostanziale) forfettizzazione del conto al 35 per cento. Ma ebbe, in conclusione, scarso successo.

Che cosa fa pensare che oggi il successo potrebbe essere maggiore? Taluni attribuiscono l’insuccesso al costo eccessivo dell’operazione. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla questione e non vi sono, quindi, elementi concreti con cui cimentarsi.

Altri, più sommessamente, imputano l’insuccesso all’eccesso di trasparenza che il provvedimento avrebbe comportato. Ma a quale trasparenza si potrebbe ragionevolmente rinunciare? Non credo si possa prendere in considerazione l’ipotesi di sanare reati diversi da quelli tributari. Se questa fosse l’intenzione, l’oggetto della discussione cambierebbe segno e la questione da valutazione di mero intervento di politica economica dovrebbe lasciare il passo a considerazioni di sistema politico-giudiziario.

Se, invece, la trasparenza cui si vuole rinunciare riguardasse le modalità stesse della sanatoria tornando alla f

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Se Zuckerberg lancia la sua monetina

Lavoce.info - Mar, 18/06/2019 - 11:41

Facebook presenta la sua criptovaluta. Si tratta di un’opzione strategica per rafforzare un modello di business finora affidato esclusivamente alla pubblicità. Ma il sistema dei pagamenti è un servizio pubblico. E le problematiche che si aprono sono tante.

Nasce la moneta di Facebook

Trasferire denaro con la semplicità con cui si invia una foto col telefonino: è l’obiettivo del progetto Libra, con cui Facebook intende lanciare la propria criptovaluta e i cui dettagli sono stati resi noti martedì 18 giugno. Secondo quanto dichiarato, la tecnologia blockchain alla base di bitcoin sarà utilizzata per costruire una piattaforma che consentirà lo scambio gratuito di denaro peer-to-peer. Anche se sono già stati sollevati dubbi sulla capacità di Facebook di realizzare quanto promette, Whatsapp potrebbe avere presto un tasto in più per inviare denaro.

Entrare nel business dei sistemi di pagamento consentirebbe a Facebook di capitalizzare sulla propria base clienti. Considerando tutte le piattaforme che appartengono alla galassia di Mark Zuckerberg, si tratta di una comunità globale di 2,35 miliardi di utenti, più di Visa e Mastercard assieme. Se per un terzo della popolazione mondiale Facebook custodisse il salvadanaio oltre che il diario, potrebbe aumentare significativamente la messe di dati che costituiscono la base dei suoi ricavi pubblicitari e, al tempo stesso, ridurre il grado di dipendenza dalla pubblicità grazie alla possibilità di applicare commissioni sui pagamenti. La piattaforma cinese WeChat trae il 60 per cento dei propri ricavi da servizi di pagamento e meno di un terzo da pubblicità (come riferisce il Financial Times). Per Facebook, invece, nel 2018 la pubblicità ha rappresentato ancora oltre il 98 per cento dei ricavi (secondo quanto riportato dal Sole24Ore), in un anno in cui i numerosi scandali legati all’abuso dei dati personali ha mostrato a Zuckerberg quanto sia pericoloso affidare il proprio modello di business esclusivamente alla pubblicità. Dunque, battere moneta non sarebbe soltanto il vezzo di un megalomane sempre più sedotto da ambizioni imperiali, ma anche un’opzione strategica vitale per cercare di rafforzare i piedi d’argilla del gigante tecnologico.

Le problematiche da affrontare

Ma quali saranno le caratteristiche della moneta di Facebook? Stando a quanto è filtrato, dovrebbe trattarsi di una stablecoin, ossia una criptovaluta basata su un paniere delle principali valute mondiali. Ora, una stablecoin è davvero stabile soltanto se ha una copertura al 100 per cento in valuta ufficiale. Sostanzialmente, una moneta elettronica coperta, come prevede la legge, da un ammontare equivalente di riserve in moneta vera. Ma la moneta di Facebook, dovendo valicare i confini valutari, dovrebbe essere fondata su una molteplicità di valute, con i problemi che ne conseguono: qual è l’autorità che verifica la copertura? In che tipo di attività sono detenute le riserve? Sono sufficientemente sicure e liquide? Come si determina la composizione del paniere? È modificabile? Che effetti può avere sui mercati dei cambi? A queste criticità relative all’architettura monetaria si aggiungono questioni di privacy potenzialmente ancor più serie di quelle che Facebook ha dovuto affrontare sinora, quando saprà non soltanto con chi parli e di che cosa, ma chi paghi e per comprare che cosa.

Il sistema dei pagamenti è un servizio pubblico. In linea di principio, potrebbe essere fornito dalle banche centrali, attraverso l’emissione di un contante digitale (come descritto in un recente working paper del Centro Baffi). In sostanza, sarebbe come consentire non soltanto alle banche private, ma anche alle imprese e ai singoli, di tenere un conto presso la banca centrale. È chiaro che, per fornire un servizio di questo tipo, può essere opportuno coinvolgere soggetti privati: non solo banche commerciali, ma anche Visa, MasterCard, PayPal e perfino social network. O magari una joint venture fra tutti questi soggetti, come quella che sta costituendo Facebook. Infatti, l’apporto dei privati potrebbe consentire, qui come in altri ambiti, di fornire un servizio migliore a un minor prezzo. Ma la creazione di un contante digitale non può essere ridotta a una mera questione tecnica o commerciale. Il sistema dei pagamenti resta un servizio pubblico: sono in gioco la sicurezza, la fede pubblica, la privacy, la stabilità. Perciò è importante che la concezione, l’emissione e l’utilizzo di un contante digitale sia presidiato dalle autorità monetaria. Nel caso di una moneta globale, ciò significa, oltre alle banche centrali delle principali aree valutarie, anche gli organismi internazionali co

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La crescita italiana passa per le aggregazioni di imprese

Lavoce.info - Mar, 18/06/2019 - 11:41

La frammentazione dell’industria italiana, un tempo considerata come un fattore positivo di flessibilità, costituisce un ostacolo strutturale alla crescita. L’aggregazione d’imprese complementari è dunque una “medicina” necessaria per il sistema produttivo.

Perché l’Italia non cresce

L’economia italiana è in stallo da oltre dieci anni, con una crescita sistematicamente inferiore a quella degli altri paesi europei. Le previsioni mostrano una continuazione di questa tendenza.

Figura 1

L’industria italiana è caratterizzata da un livello di frammentazione tra i più alti d’Europa: il 50 per cento del valore aggiunto deriva da imprese con meno di 50 addetti. Il peso preponderante delle piccole aziende, pur rappresentando un segno di spirito imprenditoriale, costituisce una barriera strutturale alla loro crescita e quindi a quella dell’intera economia. Vediamo perché.

Figura 2

 

L’azienda più grande può investire maggiormente nei fattori che generano crescita: ricerca e sviluppo, sistemi di produzione, logistica, presenza all’estero, marketing, risorse qualificate e così via. La crescita, a sua volta, potrà aumentare i margini, spostare il break-even e creare la capacità di investire ulteriormente, innescando una “spirale” di crescita continua. Al contrario, le aziende più piccole possono investire in maniera ridotta e possono quindi crescere solo marginalmente.

I dati comparati dell’economia italiana rispetto agli altri paesi industriali riflettono a livello aggregato questo fenomeno, in termini di minore spesa rispetto al Pil negli elementi essenziali per la crescita. Per esempio, l’Italia in proporzione al Pil investe in R&S nettamente meno degli altri paesi industriali, con conseguenze negative per l’“high-tech” italiano, come già verificatosi nei settori aerospaziale, treni, nucleare, elettronica, farmaceutica, robotica, chimica avanzata.

Figura 3

La frammentazione dell’industria costituisce anche un limite all’internazionalizzazione. Le piccole aziende generalmente non possono permettersi una presenza diretta all’estero. La stessa logica vale anche per le spese di marketing e pubblicità.

Gli interventi dei recenti governi per aiutare le Pmi – contributi a ricerca e investimenti produttivi, sgravi fiscali, fondi per lo sviluppo – non mutano la situazione strutturale.

Le aggregazioni necessarie

L’analisi microeconomica indica dunque che la crescita della nostra economia può essere innescata soltanto da meccanismi di aggregazione delle imprese nei settori dominati dalle Pmi, creando la massa critica necessaria per la crescita. In particolare, tra le diverse tipologie di aggregazione, la fusione e acquisizione (“M&A”) orizzontale (cioè tra aziende simili) è, per definizione, il miglior metodo per creare massa critica (sinergie di mercato, prodotto e processo).

Figura 4

Il “M&A verticale”, cioè tra clienti e fornitori, non crea economie di scala, ma può fornire riduzioni dei costi o sbocchi commerciali, mentre le acquisizioni puramente “finanziarie” da parte di conglomerati diversificati non offrono sinergie operative immediate.

Esempi illustri di fusioni e acquisizioni orizzontali sono il gruppo Lvmh nel settore della moda, Siemens-Bosch negli elettrodomestici, Fiat-Chrysler, Cooper-Bmw e Porsche-VW nell’auto, il gruppo Banca Intesa e molti altri.

Ultimamente gli istituti di private equity sono diventati importanti attori nel realizzare operazioni di M&A orizzontali, con la strategia del “Buy & Build” (“compra e costruisci”). Questa consiste nell’acquisire una prima azienda (chiamata “piattaforma”), cui vengono aggregate aziende con caratteristiche complementari del medesimo settore (“Add-Ons”), creando sinergie, massa critica, crescita e quindi valore.

Figura 5

In Italia negli ultimi anni il numero delle operazioni di M&A è cresciuto notevolmente, ma è ancora marginale rispetto al numero delle Pmi. La “mano invisibile” di Adam Smith non basta. Per uscire dall’impasse della stagnazione cronica dell’economia, l’Italia deve accelerare drasticamente il ritmo di aggregazione delle Pmi, tramite incentivi fiscali, finanza agevolata, informazione, supporto tecnico, legale e contabile associati alle transazioni.

In una prospettiva più ampia, la frammentazione dell’industria è un problema anche in ambito europeo in relazione alla concorrenza internazionale del Nord America, della Cina e in certa misura anche del Giappone e Corea. La sfida è quella di creare gruppi di aziende integrate a livello e

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<p>UN&rsquo;INFEZIONE NUOVA DI ZECCA - AUMENTANO IN ITALIA I CASI DI INFEZIONI DA ZECCHE ANCHE A CAUSA DELL&#39;AUMENTO DELLE TEMPERATURE &ndash; UN MORSO PU&Ograve; CAUSARE LA BORELLIOSI DI LYME E L&rsquo;ENCEFALITE DA ZECCHE TBE, ENTRAMBE...

Dagospia - Mar, 18/06/2019 - 11:32
Da "www.ansa.it"   zecca Aumentano in Italia i casi di infezioni da zecche e la causa sta anche nei cambiamenti climatici portatori di un aumento delle temperature. Infezioni spesso difficili da diagnosticare, ma le tecnologie sono un alleato prezioso per la cura tempestiva. Il monito arriva dagli esperti in occasione del convegno internazionale 'Giornate infettivologiche Luigi Sacc...
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In povertà assoluta 1,8 mln di famiglie  

Adnkronos - Economia - Mar, 18/06/2019 - 11:23
Nessun miglioramento nel 2018. Le famiglie più povere sono quelle giovani, numerose, o con un solo genitore 
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<p>&ldquo;AVANTI MAISTRU FOZZA SUSEMINI&rdquo; &ndash; LE CONDIZIONI DI CAMILLERI RIMANGONO CRITICHE MA STABILI &ndash; BUTTAFUOCO: &ldquo;QUESTO STRANO POPOLO CHE NON RIESCE A STARE CONCENTRATO OLTRE TRE MINUTI SU UNA PAGINA HA INVECE DIVORATO TUTTI I...

Dagospia - Mar, 18/06/2019 - 11:22
Avanti maistru... fozza susemini !!! #Camilleri — Rosario Fiorello (@Fiorello) 17 giugno 2019     1 - CAMILLERI: CONDIZIONI CRITICHE MA STABILI andrea camilleri (3) (ANSA) - Rimangono critiche ma stabili le condizioni dello scrittore Andrea Camilleri ricoverato da ieri mattina all'ospedale Santo Spirito di Roma. Lo si apprende da fonti sanitarie. Il prossimo bollettino ...
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Istat: sette famiglie su 100 in povertà assoluta, «dato stabile»

Corriere.it - Economia - Mar, 18/06/2019 - 11:19
Sono 1,8 milioni nel 2018. E una su dieci è in povertà relativa. Chi paga l’afftitto versa in media 307 euro al mese
Categorie: Informazione

Draghi abbassa lo spread 

Adnkronos - Economia - Mar, 18/06/2019 - 11:17
Al termine dell'intervento del presidente Bce, che apre a nuovi tagli ai tassi, lo spread perde più di 10 punti e torna sotto quota 250 
Categorie: Agenzie

<p>LA VERSIONE DI MUGHINI &ndash; &quot;LE BANDIERE PURTROPPO PASSANO COS&Igrave; COME I SOGNI. NON C&rsquo;&Egrave; DUBBIO CHE TOTTI SIA STATO UNA ECCELLENZA SPORTIVA DELL&rsquo;ITALIA DEGLI ULTIMI 20 ANNI. QUANTO ALLA SUA CARATURA DA DIRIGENTE NON...

Dagospia - Mar, 18/06/2019 - 11:14
Giampiero Mughini per Dagospia   giampiero mughini Caro Dago, che Francesco “Pupone” Totti sia stato una eccellenza sportiva (calcistica) dell’Italia degli ultimi vent’anni non c’è il minimo dubbio. Difficile trovare tra gli atleti che battono la palla coi piedi uno che fosse alla sua altezza nell’azzeccare il punto di impatto con la palla, nell’imprimerle traiettoria e potenza, nel...
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<p>CUC&Ugrave;, SETTIS! LA SCIENZA CONFERMA: IL PAPIRO DI ARTEMIDORO &Egrave; UN TAROCCO. GLI INCHIOSTRI VENGONO DA CANADA O SRI LANKA, NON CERTO DALL&#39;EGITTO DEL PRIMO SECOLO AVANTI CRISTO. PROBABILMENTE FU SPACCIATO NELL&#39;800 DA UNO FRA I PI...

Dagospia - Mar, 18/06/2019 - 11:04
  Federico Condello per “la Repubblica”   C' è chi, in anni e anni di dibattito sul cosiddetto "Papiro di Artemidoro", ha ricantato troppe volte un facile ritornello: di fronte a un presunto falso, se la scienza parla, la filologia deve mettersi a tacere. Dunque, se la chimica o la fisica sentenziano che il papiro è autentico, non c' è argomento filologico che tenga. Il radiocarbonio c...
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