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Bordin Line del 5 febbraio 2014

Testo: 

Non cavano un ragno dal buco. Detto brutalmente, si può sintetizzare così l’andamento del processo sulla trattativa stato-mafia di fronte alla Corte d’assise di Palermo. Tutto avviene fuori dal dibattimento e la grancassa mediatica su eventi come le parole di Riina o le vicende di Scarantino non riescono a coprire, anzi finiscono per evidenziare, il vuoto pneumatico di una stanca sfilata nell’aula palermitana di pentiti che nulla aggiungono a quello che hanno raccontato, con alterne fortune, in decine di altri processi. Non basta, non può bastare. Le menti più agili se ne stanno accorgendo e cercano altri spiragli per continuare a tenere in piedi una trama che non si sa come mandare avanti, sostenuta ormai solo da Travaglio e dai pm di Palermo. Tutti gli altri pensano a necessarie modifiche, anche perché dal parallelo processo di Caltanissetta, sul “depistaggio” Scarantino, arrivano continue smentite alla sceneggiatura palermitana. L’ultima ieri da parte di Fernanda Contri. Occorrono modifiche radicali al copione. Enrico Deaglio scrive sul Post che non si può ridurre tutto a una storia di democristiani impauriti e tira fuori un documento che dovrebbe far discutere: un “colloquio investigativo” di Piero Luigi Vigna e Pietro Grasso con Spatuzza. E’ del 1998. Già allora Spatuzza smentiva Scarantino. Il verbale non può avere valore processuale ma ha un peso notevole. Perché è rimasto a fare polvere per anni. E perché può essere la leva per riportare l’attenzione su target più significativi di Mancino e Mannino. E così c’è da aspettarsi un ritorno di attenzione su Berlusconi oltre che su Dell’Utri. Avvertire Travaglio.

© - FOGLIO QUOTIDIANO

Data: 
Mercoledì, 5 February, 2014
Autore: 
Massimo Bordin
Fonte: 
IL FOGLIO
Stampa e regime: 
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