You are here

Divorzio all’italiana

Data: 
Sabato, 10 May, 2014
Testo: 

12 maggio 1974. Quarant’anni fa la vittoria dei No al referendum che voleva cancellare la legge Fortuna -Baslini. Dalla Lid in poi: la storia di un percorso e dei protagonisti che porteranno il Paese ad una svolta epocale nei diritti individuali. Con buona pace della Conferenza episcopale che intervenne a gamba tesa. A trionfare però non fu la sinistra: nel Paese si respirava aria di libertà "americana".

Quest’anno, per la pre­ci­sione il 12 Mag­gio 2014, saranno pas­sati esat­ta­mente quarant’anni dal refe­ren­dum del 1974 che con­fermò la legge sul divor­zio. La svolta nel Paese si ebbe con la nascita della Lega Ita­liana per il Divor­zio, nella pri­ma­vera del 1966, da quel momento pre­ciso, la bat­ta­glia divor­zi­sta assunse una svolta «crea­tiva, liber­ta­ria e trans­par­ti­tica». Ricer­cando tra gli archivi di stato, come descri­vono le ricer­che di Andrea Maori, è la Que­stura a for­nire indi­ca­zioni sulla natura della Lid delle ori­gini: «Per ini­zia­tiva di ele­menti radi­cal­so­cia­li­sti vi ade­ri­scono radi­cali, socia­li­sti, repub­bli­cani, libe­rali, social­pro­le­tari, comu­ni­sti e qual­che demo­cri­stiano di sini­stra. La lega ha por­tato avanti fin dalla sua costru­zione un’intensa cam­pa­gna per l’introduzione del divor­zio nella legi­sla­zione ita­liana». L’analisi del movi­mento per l’istituzione del divor­zio a par­tire dalla costi­tu­zione della Lega Ita­liana per il divor­zio che ebbe tra i pro­ta­go­ni­sti il Radi­cale Marco Pan­nella, il socia­li­sta Loris For­tuna e il libe­rale Anto­nio Baslini è la dimo­stra­zione sto­rica che «l’unione liber­ta­ria» può pro­durre risul­tati, anzi, l’introduzione del divor­zio in Ita­lia fu ana­liz­zato ed inter­pre­tato dalle forze poli­ti­che e con­ser­va­tori della classe poli­tica ita­liana come trionfo della sini­stra, invece, nel Paese pro­dusse l’effetto oppo­sto, ovvero, quello di far pen­sare alla libertà come un feno­meno ame­ri­cano, non certo come l’introduzione nell’ordinamento ita­liano di una visione sovie­tica e comu­ni­sta della società.

Il risul­tato del refe­ren­dum mostrò che l’aver asso­ciato, come fece Fan­fani, la legge sul divor­zio al comu­ni­smo fu, oltre che una ripresa di temi anti­chi in forma moderna, un gra­vis­simo e gros­so­lano errore, sia per­ché per il divor­zio si bat­te­vano libe­rali, radi­cali, social­de­mo­cra­tici, socia­li­sti, repub­bli­cani e anche parte dell’associazionismo cat­to­lico, senza dimen­ti­care una parte rile­vante della stampa, sia per­ché nella rap­pre­sen­ta­zione socio­lo­gica, sociale e popo­lare più con­di­visa, il divor­zio richia­mava alla moder­nità del cinema e dell’essere con­tem­po­ra­nei, sapeva più di auten­tica Ame­rica e cer­ta­mente non di Rus­sia Sovie­tica. I por­ta­tori di spe­ranza di allora li ritro­viamo nei grup­pu­scoli della sini­stra liber­ta­ria e laica, di allora, mem­bri del Par­tito Radicale.

Nel 1965 le forze del Par­tito Radi­cale erano quasi ine­si­stenti, non più di un cen­ti­naio di soci, con una pre­senza spesso sin­gola in poche città. Furono i radi­cali e l’isolato Loris For­tuna a rico­no­scere l’esistenza di una vivace cul­tura laica in parte del Paese, a intuire che per il cen­tro­si­ni­stra sarebbe stato dif­fi­cile con­ti­nuare a igno­rarla e a esco­gi­tare forme di pres­sione per costrin­gere i par­titi laici a difen­derla in par­la­mento. Pro­prio il divor­zio, che diventò motivo di grande imba­razzo per i par­titi, fu per i Radi­cali l’opportunità tanto attesa. Alcune espres­sioni comu­ni­ca­tive che la Lid usava nei suoi comu­ni­cati stampa, ad esem­pio «grande que­stione sociale», riman­da­vano al lin­guag­gio caro ai par­titi di ispi­ra­zione marxista.

La Lid fu un esem­pio emble­ma­tico, anche per­ché nata per con­se­guire un obiet­tivo pecu­liare e limi­tato che arrivò a farsi cono­scere non soltanto da coloro che la com­po­ne­vano. Desti­nata a scio­gliersi una volta rag­giunto l’obiettivo, fu aperta a tutti i cit­ta­dini inte­res­sati alla sua bat­ta­glia, indi­pen­den­te­mente dalla loro appar­te­nenza poli­tica. Pochi giorni prima che si costi­tuisse la Lid, Loris For­tuna colse l’occasione di un dibat­tito sulla giu­sti­zia per inter­ve­nire alla Camera. Il periodo appena pre­ce­dente al gen­naio 1967, il mese in cui giunse la prima pro­nun­cia a favore della costi­tu­zio­na­lità della pro­po­sta For­tuna da parte della com­mis­sione pre­po­sta, vide molti impor­tanti quo­ti­diani indi­pen­denti pro­nun­ciarsi a favore del divor­zio, tra que­sti, oltre al mani­fe­sto, La Stampa, La Nazione, Il Resto del Car­lino, Il Secolo XIX e Il Mes­sag­gero.

Ma un divor­zio di classe vi era, con­cesso a un «ristretto ceto di pri­vi­le­giati», come una spe­cie di “divor­zio di classe” men­tre gli annul­la­menti delle classi più povere sareb­bero stati infe­riori al 23 per cento. Arrivò il tanto atteso risul­tato: il 1° dicem­bre 1970, nei pressi della Camera dei depu­tati, l’On. Loris For­tuna, in Piazza Mon­te­ci­to­rio e l’On. Anto­nio Baslini e Marco Pan­nella, in Piazza del Pan­theon, annun­cia­rono ai mani­fe­stanti che la legge sul divor­zio era stata appro­vata. Il divor­zio era diven­tato legge a tutti gli effetti. Le forze con­ser­va­trici pro­po­sero e pre­sen­ta­rono il refe­ren­dum. Il 12 e 13 mag­gio 1974 vi fu il responso delle urne che si espresse per il man­te­ni­mento del divor­zio con un’indicazione del 59,1% dei voti, con punte molto alte nelle grandi aree metro­po­li­tane. Il Paese appa­riva spac­cato in due, aveva san­cito la ripresa della coscienza all’antifascismo, l’approfondimento dei pro­cessi di moder­niz­za­zione e seco­la­riz­za­zione della società ita­liana, il tra­monto della cul­tura cat­to­lica uffi­ciale, la divi­sione del mondo cat­to­lico stesso.

«Sono pas­sati oltre quarant’anni dalla legge che intro­dusse il divor­zio in Ita­lia, più di venti dalla modica che abbre­viò da cin­que a tre anni il periodo della sepa­ra­zione legale obbli­ga­to­ria per poter chie­dere il divor­zio» ricorda oggi Diego Saba­ti­nelli segre­ta­rio della Lega Ita­liana per il Divor­zio Breve. La Cei inter­viene ancora pesan­te­mente a gamba tesa ogni volta che si parla di rive­dere la norma. Rifor­mare la pro­ce­dura per otte­nere il divor­zio, un divor­zio breve, con­sen­ti­rebbe di alleg­ge­rire il carico della giu­sti­zia civile, già gra­vata e ral­len­tata da un numero inge­sti­bile di pro­cessi, in modo tale da poter con­si­de­rare la riforma del divor­zio equi­va­lente a una vera e pro­pria amnistia.

Nuo­va­mente, come quarant’anni fa, si risponde con le vec­chie armi della non­vio­lenza: scio­pero della fame, refe­ren­dum e mobi­li­ta­zione quando e dove è pos­si­bile. Per tale ovvietà risulta neces­sa­rio, oggi più che mai, il soste­nere, tes­se­ran­dosi, il Par­tito Radi­cale e la sua galas­sia, d’altronde come si ama ripe­tere in casa radi­cale «o li sce­gli o sciogli».

 Domenico Letizia - Sto­rico e Autore del libro: “Sto­ria della Lega Ita­liana per il divor­zio”, edito per Europa Edizioni.

Autore: 
 Domenico Letizia -
Fonte: 
Il Manifesto
Stampa e regime: 
Condividi/salva