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Fine vita: più trasparenza e garantire libertà di scelta

Data: 
Sabato, 17 August, 2013
Testo: 

L'intervento di Rita Cian

Una delle finalità della proposta di legge di iniziativa popolare “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”, proposta da Associazione Coscioni, Radicali italiani, Uaar, Exit Italia, Amici di Eleonora onlus e Associazione radicale Certi Diritti, era ed è quella di rilanciare una riflessione sul fine vita. A Trieste questa strada si è intrapresa con determinazione e pacatezza, fin dalla serata di confronto che il comitato promotore della raccolta firme ha organizzato il 28 maggio con Cappato, Pocar e la video testimonianza di Margherita Hack. La riflessione sul fine vita è un affare del tutto individuale, un percorso che, pur arricchito dal dialogo con gli affetti, gli amici, i referenti spirituali, prevede una decisione solitaria, da affidare poi alle persone scelte per il delicato ruolo di fiduciari delle nostre Dat. Cosa significa questo prevalere, nelle decisioni sul nostro fine vita, della dimensione individuale? Significa che il concetto di dignità della persona è strettamente personale. Quello che oggi manca è il suo rispetto.

La Costituzione all’art.32 afferma che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” ma anche che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Prima, all’art.13, afferma che “la libertà personale è inviolabile”. Abbiamo dunque diritto, se riteniamo, di rifiutare le cure anche se questo determina la nostra morte. La Convenzione di Oviedo, nel suo essenziale art.2 “Primato dell’essere umano”, dice che “L’interesse e il bene dell’essere umano debbono prevalere sul solo interesse della società e della scienza”, senza stabilire chi sia l’interprete del suo interesse e del suo bene perché è lui, il singolo essere umano, il depositario della conoscenza di sé, delle proprie aspirazioni, del proprio bene. La Convenzione prevede l’obbligo assoluto per il medico a rispettare le volontà espresse dal paziente, personalmente o mediante un rappresentante.

Il codice deontologico dei medici all’art.38 riprende questi concetti “Il medico deve attenersi, nell’ambito della autonomia e indipendenza che caratterizza la professione, alla volontà liberamente espressa della persona di curarsi e deve agire nel rispetto della dignità, della libertà e autonomia della stessa”. Più avanti l’art. 53 sul rifiuto consapevole di nutrirsi (che evidentemente il sen. Calabrò, medico, non ha letto) dice “il medico non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale”. Tre fonti e un principio unificante: l’autodeterminazione della persona. Finché questa viene espressa con le Dat va quasi bene. Quando viene rivendicata per l’eutanasia, per qualcuno è troppo. Chi è stato in questi quattro mesi ai tavolini a raccogliere o ad autenticare firme sa bene che le persone firmano per “eutanasia legale” più che per le Dat: la Coscioni ha sollevato il velo dell’ipocrisia da una pratica che si svolge comunque in Italia. Due le questioni intorno all’eutanasia: è una richiesta che legittimamente può non essere condivisa da molti, ma non per questo non ha diritto di esistere. Una legge ha fatto uscire l’aborto dalla clandestinità, riconfermata da referendum, ma la sua esistenza non obbliga le donne ad abortire. L’altra è lasciare le cose come stanno: eutanasia praticata illegalmente facendo finta che non esista; questo non tutela le persone. Domani, con una legge chiara dai confini certi, potremo rispondere a richieste di eutanasia con trasparenza e possibilità di verifica.

Dove la legge esiste da un decennio (es: Olanda) con un’applicazione procedurale assai controllata e relazioni annuali, sappiamo che solo il 2% dei decessi avviene per eutanasia e che molte richieste non vengono poi soddisfatte per rinuncia dello stesso richiedente: una modalità per affrontare la propria morte con maggiore tranquillità. La morte, la nostra personalissima ed esclusiva morte, resta un evento individuale, per quante persone possiamo avere o non avere intorno a noi, a guardarci morire.

Autore: 
Rita Cian - associazione Luca Coscioni Trieste
Fonte: 
IL PICCOLO - Trieste
Stampa e regime: 
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