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La cella è piena: pena scontata

Data: 
Venerdì, 6 February, 2015
Testo: 

IL CASO Il giudice di sorveglianza evita il ricorso alla Corte europea per «carcerazione inumana e degradante»

Stipato in una cella con spazi ridottissimi, meno di tre metri quadrati per ogni detenuto. Flavio Celotto, 42 anni di Prata, in carcere a Belluno, dove sta espiando una pena per bancarotta semplice e uso indebito di carta di credito, non ha dovuto rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo per denunciare di essere stato “sottoposto a un trattamento inumano e degradante”. Il risarcimento lo ha ottenuto dal magistrato di sorveglianza di Venezia. Per 32 giorni di detenzione in una cella sovraffollata ha ottenuto una riduzione di pena di tre giorni, uno ogni dieci giorni trascorsi in condizioni “ inumane e degradanti”, come specifica il magistrato Vincenzo Semeraro.
Il percorso di Celotto è particolare: deve scontare 8 mesi per un fallimento e 15 mesi per aver usato carte di credito clonate in un centro commerciale di Portogruaro. Aveva ottenuto gli arresti domiciliari dopo un ricorso al Tribunale di sorveglianza di Trieste, ma le prescrizioni del magistrato gli impedivano di svolgere attività commerciali. Lui non ha rispettato le disposizioni del giudice, che ha così ripristinato il regime detentivo. Dopo un breve periodo nella casa circondariale di Pordenone, Celotto è stato trasferito a Belluno, dove lo scorso anno per 32 giorni (dal 21 marzo al 16 aprile, dal 23 al 24 aprile, dal 29 al 20 aprile, nonché il 2 maggio) si è ritrovato a dividere la cella con troppe persone. Il magistrato di sorveglianza gli ha dato ragione: in quei giorni è stato detenuto in condizioni inumane. Nel restante periodo no, perché l’adozione del “regime aperto” gli ha consentito di partecipare ad attività ricreative e sportive, a corsi scolastici e ad altre attività organizzate nella casa circondariale di Belluno. In questo caso non è stato violato l’articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Celotto aveva chiesto al suo legale, Sergio Gerin, di presentare il ricorso. Molti altri altri detenuti del carcere di Belluno si erano rivolti in precedenza alla Corte di Strasburgo sulla scia della cosiddetta sentenza Torreggiani che bacchettava l’Italia per la fatiscenza delle carcere e le pessime condizioni in cui i detenuti vivono. «Lo scorso anno – spiega Gerin – l’Italia ha recepito la normativa comunitaria sul trattamento del detenuto: deve avere a disposizione 7 metri quadrati di spazio, escluso il bagno e il mobilio fisso». Chi come Celotto sta ancora scontando pena quando il magistrato decide sul ricorso, ottiene un giorno di sconto ogni dieci passati in condizioni inumane, altrimenti ottiene un risarcimento economico: 8 euro per ogni giorno di detenzione inumana quelli che sono già stati scarcerati.

Autore: 
Cristina Antonutti
Fonte: 
IL GAZZETTINO - Belluno
Stampa e regime: 
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