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Magi è segretario ma Pannella sgradisce: «Lui non è il nuovo»

Data: 
Martedì, 3 November, 2015
Testo: 

Radicali italiani. L'anziano leader sconfitto prova a bloccare il congresso di Chianciano. E alla fine non benedice il voto

Alla fine di quat­tro giorni di dibat­tito diurno atten­di­sta, bat­ta­glie not­turne all’arma bianca, albe insonni, assenza di Emma Bonino e calo di par­te­ci­pa­zione, il gio­vane Ric­cardo Magi — ex con­si­gliere com­bat del Cam­pi­do­glio — dome­nica scorsa è stato eletto segre­ta­rio dei Radi­cali ita­liani dal con­gresso di Chian­ciano. Nono­stante Pan­nella. Che dal palco non ha par­lato, salvo poi emet­tere la sen­tenza ai micro­foni di Radio Radi­cale: «Nella rela­zione di Magi c’è tutto e niente, di nuova pro­po­sta non c’è niente, è un mine­strone». Pan­nella, senza esporsi alla pla­tea dei con­gres­si­sti, prima ha annu­sato l’aria di mino­ranza per sé e i suoi; poi ha ten­tato il colpo basso. Nella notte fra sabato e dome­nica, quando tra­di­zio­nal­mente il lea­der offre la sua mela al nome pre­fe­rito, a sor­presa ha pro­po­sto che la dire­zione chie­desse la sospen­sione del voto. Richie­sta irri­ce­vi­bile per un orga­ni­smo in sca­denza: che infatti dopo ore di tor­menti ha respinto l’idea dell’anziano lea­der con la deli­ca­tezza di non farla sem­brare una rot­ta­ma­zione. For­mal­mente le distanze si sono misu­rate sulle «prio­rità» poli­ti­che. Magi pro­pone una decli­na­zione ammi­ni­stra­tiva del «diritto alla cono­scenza», cavallo di bat­ta­glia di Torre Argen­tina. Per i fede­lis­simi di Pan­nella invece la prio­rità è il rico­no­sci­mento di quel diritto all’assemblea dell’Onu. Poi, capìta la mala parata, gli stessi hanno pro­vato a sospen­dere il con­gresso but­tan­dosi su una nuova «prio­rità asso­luta»: un gruppo di lavoro intorno a un docu­mento di accusa con­tro lo stato ita­liano sulle con­di­zioni della giu­sti­zia e dei pro­cessi. Senza però avere la forza di pre­sen­tare una pro­pria can­di­da­tura. Alla fine Magi è eletto segre­ta­rio, Marco Cap­pato pre­si­dente, Vale­rio Fede­rico con­fer­mato teso­riere: tutti senza il sigillo pannelliano.

Ma al fondo del con­flitto c’è il ten­ta­tivo di un nuovo corso radi­cale per uscire dalle sec­che della crisi poli­tica, eco­no­mica e di voca­zioni. Nuovo corso, solo poten­ziale, che però Pan­nella nega e dise­reda, come un figlio non rico­no­sciuto. Magi è un radi­cale: con i suoi scio­peri della fame (l’ultimo, per denun­ciare lo sper­pero sui campi rom di Roma, prima dell’esplosione di Mafia Capi­tale) e il suo «estre­mi­smo della tra­spa­renza» che lo ha reso indi­ge­sto anche al sin­daco Marino, nella cui lista pure è stato eletto. Ma è un radi­cale del secolo in corso, arri­vato alla mili­tanza dall’ascolto della radio, non assi­duo alle litur­gie di Torre Argen­tina, poco incline alla lusinga (nel suo discorso ha citato una sola volta Pan­nella e una volta Bonino) e ormai irre­go­lare della regola mona­stica della vita comu­ni­ta­ria. Pan­nella, malac­com­pa­gnato da quelli che i non amici defi­ni­scono «i fal­chi», anzi­ché ispi­rare la ripar­tenza la disco­no­sce. Ma senza aver più il potere di un’alternativa.

«Volete lasciarlo solo», è una delle accuse dei suoi fede­lis­simi risuo­nate a Chian­ciano con­tro i gio­va­notti in ascesa. E invece Pan­nella solo sem­bra essere rima­sto per il vuoto che il cor­done sani­ta­rio dei suoi gli sta facendo intorno. Alla fine anche l’uscente Rita Ber­nar­dini, pure molto pan­nel­liana, dal palco ha annun­ciato di voler «strin­gere la mano al nuovo segre­ta­rio». Men­tre Pan­nella ai gior­na­li­sti si osti­nava a indi­care il nulla dopo di lui: «Anche se io dovessi andar­mene pre­sto, il nuovo non lo vedrò». Inge­ne­ro­sa­mente, soprat­tutto verso se stesso.

Autore: 
Daniela Preziosi
Fonte: 
Il Manifesto
Stampa e regime: 
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