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Profughi senza rifugio. Nuova notte all’addiaccio

Data: 
Giovedì, 22 January, 2015
Testo: 

Negro: l’amministrazione comunale ha l’obbligo di trovare una sistemazione
Romor: nessun dovere giuridico, ma metteremo a disposizione edifici liberi

I profughi afghani, costretti a dormire all’addiaccio nell’area esterna della Casa della Madonna Pellegrina, sono ancora senza casa. E il caso da umanitario diventa politico. Se per l’assessore ai servizi sociali Vincenzo Romor la loro sistemazione è «un problema morale del quale la giunta se ne sta occupando in prima persona pur non avendo obblighi giuridici», per Michele Negro, esponente provinciale di L’altra Europa con Tsipras, si tratta invece di un dovere del Comune e della Prefettura determinato da una precisa circolare del Ministero dell’Interno e dal decreto legislativo 140/2005 sulle misure di accoglienza. La situazione. Tredici profughi, provenienti dall’Afghanistan e giunti in Italia dopo essere stati respinti da altri Paesi europei, hanno dormito all’aperto all’interno dell’area della Casa Madonna Pellegrina. Persone che «sono state già da tempo – sottolinea Negro – in Questura dichiarando la volontà di avanzare una richiesta di asilo politico. Alcuni sono qui da una settimana, altri già da una quarantina di giorni». Ma finchè a loro non viene riconosciuto lo status di rifugiato politico, non rientrano nel Sistema di protezione e non possono beneficiare dell’assistenza statale. «Lunedì prossimo – annuncia il viceprefetto Alessandra Vinciguerra – saranno sentiti, a gruppetti di due o tre, da agenti della Questura per formalizzare la richiesta. Dopodichè i profughi rientreranno nel “sistema Stato” e potranno ricevere protezione e assistenza in base a una convenzione stipulata con la cooperativa sociale Nuovi vicini». Una patata bollente. Nel frattempo, però, chi si deve occupare dei cittadini afghani? Negro, non ha dubbi: è l’amministrazione comunale, d’intesa con la Prefettura, a dover trovare una soluzione. E al più presto. Sulla base di «una circolare governativa», infatti, tali enti dovrebbero «trovare soluzioni per tutti i richiedenti asilo, anche quelli che non rientrano nel programma Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) in cui anche Pordenone è inserito». Negro, puntando il dito contro la giunta Pedrotti, sottolinea come anche il decreto legislativo 140/2005 preveda che «l’accesso alle misure di accoglienza è disposto dal momento della presentazione della domanda di asilo». Il Comune, attraverso l’assessore Romor, mette le mani avanti, evidenziando come invece «la legge sia carente in materia». I profughi, in questo momento si trovano «in un limbo» e non sono «di nessuno». «Si tratta di un problema che riguarda l’Europa – dice l’assessore –, è un’emergenza sanitaria di cui la giunta si sta occupando in prima persona senza avere alcun obbligo giuridico». L’accordo. «D’intesa con Questura e Prefettura – continua Romor –, mi sto facendo mandare una lista con le generalità dei tredici afghani e, una volta accertato che sono stati sottoposti a un primo controllo, per questioni di sicurezza, anche dopo quanto accaduto a Parigi, mi attiverò per trovare loro una sistemazione. L’idea è di mettere a disposizione una struttura immobiliare di proprietà comunale, fornendola di letti e brande. Chiedo una mano – è l’appello dell’assessore – a tutte le associazioni di categoria. Il Comune farà una convenzione con locali e strutture che possano fornire loro un pasto caldo». Intanto, i profughi continueranno a dormire sotto la tettoia di Casa Madonna Pellegrina. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore: 
Laura Pigani
Fonte: 
Messaggero Veneto - Pordenone
Stampa e regime: 
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