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Partecipazione massiccia con punte sopra l'80%

Testo: 

LE ADESIONI
Disagi a macchia di leopardo nei trasporti, nelle banche e a Palazzo di giustizia
Il comizio di Cgil, Cisl e Uil: «Cifre scritte sul ghiaccio» Critiche da Apindustria

Sono stati un migliaio quelli che hanno partecipato, ieri mattina, al corteo e alla manifestazione conclusiva dello sciopero generale in via Mazzini, a Pordenone dove sono arrivati, dalla provincia, 15 pullman.
Le adesioni. Secondo i sindacati, si sono astenuti dal lavoro l'80 per cento del comparto sanità, l'85 del metalmeccanico, il 75 degli enti locali, il 70 di grande distribuzione e poste, il 65 di edilizia, legno e chimica e il 60 per cento del comparto agroalimentare e agricolo; tra il 60 e il 70 per cento, l'astensione degli impiegati dei ministeri e del parastato.
Electrolux. A Porcia i sindacati hanno segnalato l'82 per cento di adesioni. Al corteo i manifestanti hanno sollecitato anche il rinnovo dell'integrativo mentre chiarezza è stata chiesta dai lavoratori della San Marco Imaging.
Gli slogan. Bandiere della triplice, ma anche della pace e dell'Unione europea. Gli slogan più quotati? «Tagli», con tante cifre accanto a seconda del comparto, dal pubblico impiego alla scuola, dalle «tasse per i ricchi» al fondo per la cassa integrazione, ma anche «tagliare a tanti per dare a pochi» e «sciopero bagnato, sciopero fortunato».
I disagi. A macchia di leopardo, dal settore trasporti (dove oggi replicano altre sigle sindacali per 24 ore) agli istituti bancari e fino al tribunale dove molta gente ha dovuto tornare a casa. Più contenuta, invece, l'adesione alla Provincia di Pordenone dove ha giocato un ruolo la firma del Comparto unico. Parzialmente disponibili i servizi erogati da Italgas, Gea spa (raccolta e smaltimento rifiuti) e Azienda sanitaria e ospedaliera. Bassa l'adesione nelle scuole, qualche assenza vistosa in alcune classi, soprattutto tra gli studenti pendolari, a causa dell'annunciato sciopero dei trasporti.
Il comizio. Il segretario provinciale della Cgil Emanuele Iodice ha parlato di Finanziaria fatta di «cifre scritte sul ghiaccio, attendiamoci una nuova manovra» mentre Donato Vece (Cisl), «600 lavoratori l'anno, nel Pordenonese, vanno in mobilità e solo il 60% viene riassorbito; occorre intervenire sulla reindustrializzazione per evitare un effetto domino partito da Seleco e Ledysan». Ha chiuso il segretario nazionale della Uil Trasporti Paolo Carcassi: «La piantino con i balletti in tv e risolvano i veri problemi, facciano una proposta di politica industriale e una vera guerra all'evasione» aggiungendo che i poveri sono 7 milioni che vivono con meno di 800 euro il mese mentre altri 4 milioni attendono il rinnovo del contratto.
Dissensi. Il presidente di Apindustria Gustavo Bomben ha definito lo sciopero «una bestemmia nei confronti del buonsenso, una ribellione dell'apparato statalista». Stefano Santarossa, radicali, ha infine chiesto l'intervento delle forze dell'ordine per sanzionare chi ha affisso lungo strade e semafori i cartelloni dello sciopero, violando la normativa sulle affissioni. Allo sciopero ha invece aderito Emergency «per rifiutare l'immoralità della violenza e riaffermare i diritti umani essenziali», dal momento che «vengono compressi i servizi, ma non le spese militari». (e.l.)

Data: 
Mercoledì, 1 December, 2004
Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Pordenone
Stampa e regime: 
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