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RICERCA Le malattie genetiche

Testo: 

Vorrei rispondere alla lettera del signor Samuele Cecotti di Udine, pubblicata sul nostro quotidiano il 22 gennaio.
Signor Cecotti sono una nonna e le auguro, dopo aver letto il suo scritto, di non dover mai passare i momenti che io e la mia famiglia stiamo vivendo. Vorrei che in tutto il mondo ci fosse la procreazione responsabile. Ma così non è. L'aborto trova contraria anche me, ma sentire continuamente di neonati gettati a morire nell'immondizia, o uccisi dalla fame e dalle percosse, mi fa inorridire e a questo punto vedo l'aborto con altri occhi. L'aborto non è una novità dei nostri tempi. Via, non siamo "ipocriti", c'è sempre stato. Solo che un tempo lo si faceva di nascosto, dalle praticone e spesso le donne ci lasciavano la vita. Io penso che a parte poche insensibili egoiste, ogni donna che ha fatto un aborto, si sia portata dentro il rimorso per tutta la vita.
Ma il discorso che io voglio provare a farle è un altro. In Italia ci sono fior di cervelli, che in mancanza di finanziamenti del governo per la ricerca, sono costretti a emigrare all'estero. L'aborto è stato approvato e quindi è legge, si fa in ospedale e i feti indesiderati vengono inutilmente buttati.
Perché i nostri governanti non si decidono a finanziare adeguatamente dei ricercatori che possono, su questi embrioni, studiare le malattie genetiche? Guardi che in Italia c'è un numero impressionante di bimbi portatori di malattie genetiche. E se ne parla pochissimo, io stessa, prima di toccare con mano, non lo sapevo, come penso, gran parte degli italiani. Il mio nipotino, nato sano, a 13 mesi non camminava. Portato al pronto soccorso pediatrico, gli è stata diagnosticata, dopo un esame, l'amiotrofia spinale. Non potrà mai camminare, con il passare degli anni il suo corpo si deformerà e sarà soggetto a polmoniti. È già stato dichiarato invalido al 100%.
Sono anche io cattolica, ma se sapessi che in qualsiasi nazione del mondo, da un embrione abortito, fosse scoperta una cura valida, non sarei così integralista e incoraggerei i genitori del nostro piccolo a partire immediatamente. Prego Dio che illumini qualche ricercatore a scoprire la cura necessaria, per curare il nostro bimbo e tutti gli altri come lui (anche se provenienti da aborto).
E vorrei vedere lei cosa farebbe nei nostri panni. La informo che nelle nostre famiglie non c'è traccia di malattie genetiche. È un gene che può ripresentarsi anche dopo secoli. Alla luce di quanto lo ho scritto spero che lei possa rivedere almeno in parte le sue posizioni. Chi ha dei figli adulti portatori di handicap, dice che la società li respinge. Provi a valutare anche l'altra faccia della medaglia, visto che ogni 40 persone c'è un portatore sano di malattie genetiche e può trovare senza saperlo, nel suo partner, lo stesso gene, dando origine a un bimbo malato.
Non le auguro che questo accada anche a lei, però pensi a quanti genitori e bambini, sperano e pregano perché qualcuno li aiuti. Pagando naturalmente di tasca propria, perché quello che in Italia non si dà, bisogna pagarlo in qualche paese straniero. Magari scoperto proprio da un ricercatore italiano. E ben venga, sperando di trovare il denaro sufficiente.
G.N.
Udine

Data: 
Domenica, 30 January, 2005
Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Lettere
Stampa e regime: 
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