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Referendum - i paladini del non voto

Data: 
Giovedì, 2 June, 2005
Testo: 

Anche Pordenone ha trovato come paladino del non voto l'assessore alla Cultura Mattia Callegaro, figlio del più noto senatore e guida dell'Udc in provincia. In quest'utima settimana è ovunque, nei dibattiti televisi, negli incontri organizzati dal Comitato per il Sì, dove è scortato da gruppi scouts vicini alle parrocchie e alle manifestazioni organizzate dai salesiani.
Ha chiarito da subito la sua posizione, quella di rappresentare quella minoranza integralista, capitanata dai Giovanardi e dai Buttiglione, che vorrebbe riportare il nostro Paese indietro di trent'anni.
Costoro rispondendo all'appello della Conferenza episcopale italiana hanno deciso di mobiltarsi per far fallire il refrendum puntando sull'astensione al voto, certi che il 13 giugno dalle urne uscirà una maggioranza netta di Sì sui quattro quesiti abrogativi.
Callegaro & Co hanno il supporto in provincia della maggior parte delle parrocchie. Infatti in tutte le chiese sono stati allestiti dei banchetti antirefrendari con con l'immagine di un bambino nell'atto di essere battezzato con indicato l'ordine di non andare votare.
Intanto si preparano ancora tre domeniche di propaganda antireferendaria in tutte le parrocchie, da parte di preti-comizianti che hanno trasformato la funzione religiosa in una funzione partitica ad uso della campagna astensionista. A loro si aggiungono sistematiche segnalazioni di utilizzo dell'ora di religione, della benedizione delle case, dei corsi pre-matrimoniali e di ogni altra occasione, evento, festa attività religiosa per indurre gli italiani a non esercitare il proprio diritto di voto il 12-13 giugno.
La Chiesa Cattolica sceglie la posizione di Ponzio Pilato dice ai fedeli di astenersi dal voto e quindi di non assumersi la responsabilità del democratico confronto votando il no.Gli slogan sulla tutela della vita, che riempiono le brochure, non informano che con l'astensione molti bambini continueranno a non nascere (da quando è in vigore la legge 40/2004) e che solo chi ha i soldi avrà la possibilità di andare all'estero e fare quello che oggi, purtroppo, in Italia è vietato. Anche in questa occasione gli integralisti cattolici non riescono a mantenere distinta la loro personale opinione (cioè se farebbero o no ricorso a un certo tipo di terapia, o alle tecniche di fecondazione assistita) dalla possibilità di concedere a tutti l'opportunità di decidere in un senso o nell'altro.Sono certo che l'esito del voto dimostrerà che la maggioranza dei cattolici italiani sono in grande maggioranza liberali, non integralisti, e non confondono gli "articoli di fede" e con gli "articoli di legge".
Con il referendum si stabilirà cosa deve fare lo Stato in materia di fecondazione assistita e di ricerca scientifica nell'interesse dell'intera comunità nazionale e non sotto dettatura di particolari visioni religiose e dogmatiche.Lo scontro di questi giorni non è tra "laici e credenti", ma tra liberali da una parte (sia laici che credenti) e - dall'altra parte - una minoranza integralista che vorrebbe, con l'astensione, rimettere mano alle conquiste degli anni Settanta per la legalizzazione dell'aborto e del divorzio.

Stefano Santarossa
presidente Radicali friulani

Autore: 
Fonte: 
IL GAZZETTINO - Lettere
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