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LE RAGIONI DELL'ANTIPROIBIZIONISMO SULLE DROGHE - di Alessandro Russo

Data: 
Sabato, 8 December, 2001
Testo: 

A meno che non si concepisca? a torto visto che accompagnano la storia dell'uomo da millenni? un mondo senza "droghe", è giusto interrogarsi sui risultati e sulla sostenibilità del proibizionismo.

Innanzitutto è opportuno discuterne seriamente (e già sarebbe un risultato) senza tabù, senza preconcetti sempre perniciosi, ma con un approccio laico, possibilmente scientifico. Ecco i primi problemi. In Italia manca una mentalità scientifica e ogni possibile dibattito viene a priori liquidato contrapponendo tutto il male (la droga) da una parte e dall'altra il bene (chi la contrasta con la proibizione). Bisogna capire che l'antiproibizionismo è un approccio diverso, una soluzione alternativa al problema e, ovviamente, non si può tradurre come un incitamento al consumo delle droghe. Anzi, poiché la libertà deve andare di pari passo con la responsabilità, è assolutamente necessaria una corretta informazione, per evitare i rischi che le sostanze stupefacenti (sia legali che illegali) comportano. Inoltre, legalizzazione è sinonimo di regolamentazione e controllo, a tutto vantaggio della sicurezza, nell'ottica della riduzione del danno. Superfluo aggiungere che è essenziale una distinzione tra le varie sostanze, considerate nell'opinione comune genericamente come "droghe", ma con effetti diversissimi. Basti pensare che la cannabis non produce dipendenza se non psicologica, mentre l'alcol, legale e pure pubblicizzato e tanto "decantato", può produrre dipendenza fisica e crisi d'astinenza accompagnate dal delirium tremens. Per non menzionare le proprietà terapeutiche ed analgesiche, scientificamente provate, della canapa indiana, ad esempio nei casi di sclerosi multipla e di glaucoma.

Un altro aspetto cruciale della questione è che la definizione di "droga", come quella di "drogato" risulta assolutamente relativa.
Per esempio, pare che alcuni padri della democrazia americana, come George Washington e Benjamin Franklin, coltivassero e fumassero le foglie essiccate di cannabis sativa; più di recente, Al Gore e Bill Clinton hanno ammesso di aver fumato qualche spinello.
Nel 1995 lo scrittore inglese Lovell ha rivelato che Winston Churchill faceva uso di anfetamine, in particolare prima di pronunciare i suoi discorsi passati poi alla storia.
George Bush, padre dell'attuale presidente Usa, nel 1992 è rimasto vittima di un'overdose di un potente sonnifero, l'Halcion, in altri paesi considerato alla stregua dell'eroina e della cocaina, perché può provocare dipendenza e problemi psichiatrici (in Italia dovrebbe essere legale).
Sono solo alcuni casi, eppure piuttosto significativi.
Ma veniamo alla desolante situazione politica italiana: da una parte la sinistra che, almeno a parole, afferma di essere antiproibizionista (e ha avuto diversi anni di governo a disposizione); della destra non parliamo nemmeno, eccetto una sparuta e silenziosissima rappresentanza in Forza Italia, la componente più laica e liberale (non a caso Antonio Martino è stato allievo di Milton Friedman, premio Nobel per l'economia e convinto antiproibizionista, severo critico della "burocrazia della droga" che cresce a dismisura, lungi dall'ottenere risultati proporzionati. Il "caso Arlacchi" ne è una dimostrazione). Poi ci sono i radicali i quali da oltre 25 anni, cocciutamente, portano avanti la stessa battaglia che continua oggi con una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione delle droghe, sottoscrivibile da ogni cittadino maggiorenne. Già nel 1975 Pannella finì dentro per aver "fumato" pubblicamente, senza contare tutti i processi successivi(sembra anche che ci siano dei Centri Sociali che celebrano le feste del raccolto o della semina, ma forse godono di qualche immunità particolare).
È di pochi giorni fa, infine, una nota del Vaticano in cui si ribadisce la contrarietà a qualsiasi tipo di depenalizzazione e l'ammonimento nei confronti delle lobby che premerebbero per la "liberalizzazione" della droga. Non si capisce cosa avrebbero da guadagnarci (dalla legalizzazione), dato che nell'attuale regime di proibizionismo, ovvero di liberalizzazione (un mercato aperto anche di notte!), i prezzi sono artificialmente più alti. Per quel che riguarda le posizioni ufficiali della Chiesa, peraltro coerenti, sappiamo che già Karl Marx definì la religione "oppio dei popoli", non solo come strumento di oppressione, ma anche come possibile sollievo dei proletari. Evidentemente l'atteggiamento del clero cattolico è un'affermazione di esclusività, nessun'altro conforto può essere ammesso in Terra, d'altronde: "Non avrai altro Dio all'infuori di me"!

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Fonte: 
WWW.ANTIPROIBIZIONISTI.IT - Forum
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