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Laos, sete di libertà e coraggio radicale - di Stefano Folli

Data: 
Sabato, 3 November, 2001
Testo: 

Ci sono voluti quasi sei giorni, prima che qualcosa si muovesse a Roma per i radicali imprigionati nel Laos. Tutti accusati di reati d'opinione, compreso un deputato europeo, Olivier Dupuis. Accusati cioè di aver difeso il diritto al dissenso di alcuni oppositori politici laotiani, alcuni dei quali scomparsi nel nulla. Una trasparente battaglia di libertà, di quelle tipiche nella storia dei radicali: una battaglia «transnazionale», come dire quella particolare forma di globalizzazione che dovrebbe piacere anche a tanti «no global» preoccupati, a parole, di difendere gli spazi di democrazia. Cinque militanti radicali, più un belga e un russo, sono da quasi una settimana nelle prigioni laotiane: in condizioni buone, riferisce l'ambasciatore italiano a Bangkok (accreditato anche a Vientiane), che finalmente ha potuto recarsi a visitarli. Ma pur sempre in celle comuni con altri detenuti, senza certezza del processo e tanto meno del ritorno in patria.
Solo ieri, dicevamo, qualcosa si è mosso. Una nota di Palazzo Chigi assicura l'azione del governo per ottenere «il rispetto dei diritti dei detenuti e i principi della legalità internazionale». Da Montecitorio è filtrato l'interessamento del presidente della Camera, che ha espresso solidarietà a Marco Pannella. Ma bisogna riconoscere che stavolta il primo a rendersi conto della gravità del problema è stato Massimo D'Alema, che già nella serata di giovedì era interventuo in modo molto netto. D'Alema ha chiesto che l'Italia e l'Unione europea rivedano gli accordi di cooperazione con il Laos se il caso non sarà risolto nel più breve tempo. Infatti «questi accordi non possono convivere con la grave e ripetuta violazione della Carta dell'Onu e, per quel che ci riguarda, della Costituzione italiana relativamente ai diritti umani, civili e politici fondamentali».
La vicenda insegna due cose. La prima: ci è voluta una minaccia di sciopero della sete da parte di Pannella perchè il governo e le istituzioni si accorgessero della gravità del caso. La prontezza di riflessi e forse la sensibilità democratica hanno lasciato a desiderare.
La seconda: D'Alema ha dimostrato in questa occasione quale deve essere il ruolo dell'opposizione. Anticipare il governo, metterlo in mora quando lo coglie assopito, indicare soluzioni concrete. Soprattutto quando si tratta di una battaglia di libertà. Tacere, sottovalutare o peggio non capire sarebbe un errore fatale per chi governa il paese oggi e per chi vorrebbe tornare a governarlo domani.

Autore: 
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CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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