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I pm indagano sulle denunce dei Radicali. Dopo due anni

Data: 
Martedì, 29 January, 2002
Testo: 

Operazione "babbo morto". E' stata ribattezzata così la mega inchiesta che adesso la procura di Roma ha deciso di aprire a oltre due anni dalla denuncia dei radicali dei consueti imbrogli nella raccolta delle firme, nella fattispecie per le elezioni regionali del Lazio del 2000. La domanda che tutti ci siamo fatti all'epoca era la seguente: come è possibile che le candidature siano state presentate due o tre ore prima dell'inizio della raccolta delle firme e della scadenza del termine per depositarle? Miracoli della partitocrazia? Qualche giorno fa in una conferenza stampa andata deserta per via della solita scelta di usare il sabato per le cose importanti della vita, è stato l'avvocato Giuseppe Rossodivita ad ipotizzare che molti dei partiti in lizza abbiano fatto ricorso ad "elenchi di firmatari preconfezionati". "Alcune liste sono state presentate dai partiti poche ore prima dei termini necessari perché erano stati modificati i candidati - ha detto il legale della lista Bonino - come è stato possibile a questi partiti raccogliere e certificare le firme in 12, 24 o 36 ore considerando anche che è necessario chiedere il certificato elettorale?". Rossodivita ha anche sottolineato come "le Procure avrebbero potuto andare a verificare le richieste dei certificati elettorali", invece di fare sfilare oltre 51.000 cittadini per verificare la veridicità delle firme apposte, una per una. "Le procure non hanno dato prova, per usare un eufemismo, di una grande abilità investigativa", ha pertanto concluso Rossodivita. Oltre al danno quindi si è aggiunta prepotente la beffa. E' dal 1994 che i radicali danno giustamente il tormentone su questa vergogna della raccolta posticcia di firme e sull'inutilità di una legge, quella elettorale fatta in fretta e furia e con i piedi dopo la vittoria del referendum del 1993 sull'uninominale (poi puntualmente tradito per via parlamentare), che prescrive un obbligo che nessuno rispetta. Tranne gli stessi radicali che ne hanno fatto un punto d'onore. E infatti in periodo pre elettorale gli unici banchetti di raccolta firme in cui ci si imbatte sono di norma quelli della lista Bonino. Anche alle scorse politiche alcuni furbi vennero beccati a Roma con le mani nel sacco, come i militanti della lista Di Pietro a Fiumicino che volevano persino aggredire il povero Marco Eramo, nella scomoda veste di "grillo parlante e denunciante". Quasi mai la magistratura sinora ha ritenuto di intervenire, facendo girovagare le denuncie radicali per le nebbie dei rispettivi porti. Adesso sembra che si cambi sistema: meglio tardi che mai? "Non proprio" fanno rilevare i radicali italiani che per bocca del loro segretario Daniele Capezzone nella suddetta conferenza stampa hanno sottolineato come "un'inchiesta che la Procura di Roma apre sapendo che non potrà mai essere chiusa è semplicemente un segnale, un avvertimento che si dà ai partiti." "In un contesto di illegalità che è comune e in cui ciascuno recita la sua parte all'interno di una commedia chiosa sarcastico Capezzone - i partiti raccolgono le firme in modo illegale, i magistrati come le tre scimmiette non vedono, non sentono e non parlano. Due anni dopo qualcuno si sveglia e o non fa niente o inquisisce i denuncianti o fa la macchietta della pantomima". Non meno dura la presidente Rita Bernardini: "questa legge per la raccolta firme è incredibile, fa accumulare un gran numero di scartoffie mentre si parla di firma digitale e di autocertificazione. È un inutile cosa che penalizza fortemente le forze politiche che sono fuori dal giro partitocratico". Sarà una semplice coincidenza?
Dimitri Buffa

Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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