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Ricovero coatto per Pannella

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La decisione della Procura di Roma arriva a tarda sera. In mattinata l'allarme dei medici: "Marco rischia la vita". Appello della Bonino a Ciampi e Casini: "Sui seggi servono atti incisivi".

ROMA - "Marco Pannella rischia di morire". L'allarme dei medici è stato netto, chiaro. E la Procura di Roma non ha potuto fare altro che prenderne atto, autorizzando il sindaco Veltroni a disporre il ricovero coatto del leader radicale.
La notizia della decisione della magistratura l'ha anticipata proprio Pannella, collegandosi al telefono con il congresso del partito radicale in corso a Roma. Anche il sindaco della Capitale, Valter Veltroni, ha riferito sempre Pannella, avrebbe "scoperto'' di avere competenze per imporre un ricovero forzato. Poco dopo, verso le 21 di sera, è arrivata la conferma del provvedimento firmato dal sostituto procuratore Lydia Deiure.
Lui, il leader radicale, non l'ha presa però bene. "Sono preoccupato - ha confessato Pannella ai congressisti- Si sta cercando di inquinare la deontologia, la libertà medica e la libertà del paziente di avere un rapporto di fiducia con il proprio medico''.
Parole che testimoniano dello spirito battagliero dell'uomo, fortemente però indebolito nel fisico. Giunto al sesto giorno di sciopero della sete, è in condizioni di salute ritenute gravi, "a rischio di vita imminente", come è scritto sul bolletino medico diffuso oggi. Lo stesso Pannella ha rivelato di aver avuto un piccolo cedimento, pur ribadendo il suo fermo proposito a non abbassare il tenore della sua battaglia sui seggi vacanti.
"Tra ieri sera e stamattina mi sono ricaricato di acqua e di zucchero - ha confessato in mattinata - Ho preso dal frigo una Fanta o qualcosa del genere. Lì ci sono gli zuccheri. Ho bevuto mezzo bicchier d'acqua. Certo che continuo, è durissima: Ciampi e Casini meritano aiuto. Gli italiani accorrano in loro soccorso contro i branchi di lupi partitocratici". Di cedere, di mollare però non ci pena. "Mercoledì si deve riunire non il votificio partitocratico che dilapida la democrazia - dichiara dall'Hotel Ergife - ma il Parlamento, per fare quello che la Costituzione lo obbliga a fare. Accidenti se questa battaglia vale la mia vita!''.
Un grido di disperazione che ha fatto suo anche Liliana Pannella, la sorella, che ha spedito nella mattinata una lettera alle massime cariche istituzionali perché intervengano a mettere fine allo sciopero della sete del fratello. "La ragione di Stato sta uccidendo Marco", ha scritto la donna rivolgendosi al premier Berlusconi, al presidente del Senato Pera e quello della Camera Casini.
E dopo il suo appello, sia Casini sia Pannella si sono mossi. Il primo, con un'altra telefonata da Malta, dove è in visita ufficiale, per assicurare nuovamente il leader radicale, dopo averlo già fatto ieri, che sta escogitandole tutte per trovare una soluzione al caso dei seggi vacanti. Il secondo, spiegando a Pannella con una lettera che "la questione dei seggi fantasma è comunque di difficile soluzione".
Messaggi che a Pannella hanno fatto piacere, ma che non lo hanno convinto a porre fine alla protesta. Magro ed emaciato dopo circa novanta giorni di digiuni, iponutrizione e urinoterapia, fa ormai fatica anche ad esprimersi. La Bonino, vecchia compagna di tante battaglie, ha parlato anche per lui. E dal palco del congresso dei Radicali ha chiesto che le attenzioni mostrate da Ciampi e Casini nei suoi confronti diventino ora ''atti politici determinanti e incisivi''. ''Oggi, però, Casini - ha detto la Bonino - inizia forse a pensare di poter svolgere un ruolo attivo nello sbloccare la situazione. Lo stesso vale per Ciampi, al quale i consigliori altro consigliano''.

Data: 
Domenica, 7 July, 2002
Autore: 
Fonte: 
IL NUOVO.IT
Stampa e regime: 
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