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QUEL CHE RESTA DI PANNELLA

Data: 
Lunedì, 8 July, 2002
Testo: 

Continua lo sciopero della sete. «Seggi vacanti, competenza del Quirinale»

di FRANCESCO MERLO

Marco, quel che resta di Marco, fa una lunga lista di uomini delle istituzioni, di potenti, di leader, di deputati e di senatori che in queste ore lo trattano amorevolmente, si informano dei suoi crampi, prendono nota degli etti, controllano la sofferenza diffusa, valutano il numero di pillole, e sempre gli propongono «almeno un bicchiere, magari un sorso, o soltanto una goccia». La politica italiana coccola così quello che ha perduto.
E nell'eterna adolescenza di questo vecchio che si sta spegnendo in una camera dell'Hotel Nazionale, in piazza Montecitorio, proprio di fronte al Palazzo, la politica vede spegnersi la propria dignità, la propria parte migliore, quella passione morale che sempre spinge ciascun politico alla politica, prima che si perda nella routine, nella malafede delle procedure, nella palude, nella finta complessità. Perciò il tentativo di Veltroni di mandarlo in ospedale per forza è sì un volo di buoni e sinceri sentimenti, ma è carico di zavorra. A Pannella ricorda l'idea di mandare Ofelia in un convento: «Per preservare la virtù del casato, per salvare la mia vita e il suo onore».
E Pannella confessa che c'è una strana complicità tra sé e il mondo che ora vorrebbe curarlo a forza, il mondo che non sopporta la sua fame e la sua sete. Marco dice di lavorare per loro, di legittimarli: «Do loro la forza che non hanno». Parla di Pier Ferdinando Casini, ma la verità è che Pannella ha scoperto, e lo racconta con commozione, di volere bene al capo dello Stato, «uomo buono, uomo di servizio, al quale a volte truccano le carte». E' difficile spiegarlo, ma tra Pannella e il presidente Ciampi in questi giorni di fame e di sete c'è stata, imprevista, la scintilla, come tra due fratelli, opposti e gemelli, che si riconoscono a tarda età. I due vecchi hanno in comune l'autenticità, lo star bene nella propria sostanza: nella smoderatezza il radicale, nella morigeratezza il saggio presidente. Sono soldati di quella stessa fede che è la coerenza. Perciò Pannella dice che c'è un po' di Ciampi nel suo sciopero della fame e della sete, quel Ciampi che tanto gli telefona e gli fa telefonare, «quel Ciampi che vuole le stesse cose che voglio io: rispettare e salvare il gioco».
Ma è un gioco strano, questa volta. Un gioco dove i giocatori sono giocati, un gioco vero, perché la posta è alta e perché l'esito non è prevedibile e non sarà aggiustabile. Pannella ne denuncia l'illegittimità, non perché gli piacciono questi giocatori, ma perché gli interessa salvare il tavolo. Non ci può essere Camera dei deputati senza deputati, non c'è Parlamento se i voti degli elettori non vengono rispettati, e se dunque i seggi, tutti i seggi, non vengono assegnati. Così salta il tavolo, chiunque siano i deputati, e chiunque siano i giocatori, fossero pure disonesti, fossero pure bari, perché anche chi bara ha bisogno del tavolo da gioco, anzi è proprio il baro il primo a difendere le regole, per poterle poi violare di nascosto. Perciò Pannella e Ciampi vogliono la stessa cosa, e non è vero che Pannella «si sta azzuffando col nulla», né qui si tratta di un legalismo estremista, e magari mistico, come quello di certi moralisti ossessivi, quelli che inseguono i ladruncoli per strada, gli ispettori Javert, quelli che metterebbero in galera chi passa col rosso e chi sputa per terra.
E non è neppure vero che si tratta di una faccenda inestricabile. Qui la complessità è una trappola, è la finzione dietro cui si nasconde la banalità. Se infatti domani pomeriggio la conferenza dei capigruppo di Montecitorio desse incarico alla Giunta per le elezioni di procedere all'assegnazione dei 12 seggi vacanti, la legalità verrebbe ripristinata e Marco Pannella tornerebbe a bere. E se mercoledì il Parlamento votasse ad oltranza (per eleggere e non per rinviare) i membri laici del Consiglio superiore della magistratura, si chiuderebbe anche questa battaglia per la legalità e per la normalità, una battaglia che Pannella combatte a favore dei suoi nemici. E se, alla fine, Pannella, grazie a Pier Ferdinando Casini, a Marcello Pera e a Carlo Azeglio Ciampi dovesse di nuovo farcela, ebbene, perché non ci sia una prossima volta, e perché Pannella, per far rispettare le regole, non riprovi ancora a farsi male, bisognerebbe inventare qualcosa che protegga sia le regole sia Pannella. Bisognerebbe ascoltarlo prima che cominci a scioperare, e non un attimo prima di morire. Bisognerebbe insomma trovare una diavoleria per dargli quel ruolo che gli si deve dare, nominandolo magari Commissario al Rispetto delle Regole, o ministro della Normalità .

Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
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