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Dupuis: "La Georgia in corsa per l'Unione europea"

Data: 
Giovedì, 24 October, 2002
Testo: 

Dopo il responso favorevole dell'Irlanda sul trattato di Nizza e l'apertura dell'Ue, si torna a discutere sui paesi in corsa per Eurolandia e, in particolare, sull'area caucasica. Ne abbiamo parlato con l'eurodeputato radicale Olivier Dupuis.

Quali sono i risultati attesi dalla vostra iniziativa in favore dell'inclusione dei paesi dell'Europa del Sud-Est, compresi i paesi del Caucaso, nella lista dei paesi candidati all'UE?

Il primo risultato che possiamo e dobbiamo raggiungere è quello di far prendere coscienza ai dieci paesi dei Balcani, del Caucaso e alla Moldavia che insieme saranno molto più forti nel far valere i loro legittimi diritti nei confronti dell'Unione europea. Oggi più di 150 parlamentari, tra cui numerosissimi georgiani, hanno già firmato l'appello lanciato dal Partito Radicale Transnazionale. E non è che l'inizio. Il secondo risultato dovrebbe essere di far prendere coscienza alle autorità di Bruxelles e degli Stati membri che questi 10 paesi fanno parte, a tutti gli effetti, dell'Europa, e che la loro iscrizione sulla lista dei paesi candidati è fondamentale per creare una dinamica positiva in favore di una nuova ondata di adesioni sia all'interno dei dieci paesi che all'interno dell'Unione Europea. A breve termine questo non potrà che provocare un rialzo dell'attenzione dell'Unione nei riguardi di tutti questi paesi e, quindi, non potrà che avere conseguenze positive sulla situazione interna a questi paesi.

Perché ritenete che i paesi del Caucaso meridionale dovrebbero diventare membri dell'UE?

Innanzi tutto perché si tratta di paesi europei, come è stato confermato dalla loro adesione al Consiglio d'Europa. Poi perché penso che vista la loro situazione geografica periferica, la loro posizione geostrategica e la pesante eredità di 70 anni d'oppressione e occupazione sovietiche sarà per loro estremamente difficile sormontare gli enormi problemi che li riguardano se non saranno rapidamente integrati in un grande mercato e in un grande insieme politico. Infine ritengo che sia nell'interesse legittimo dell'Unione di assicurarsi che una regione che, come il Caucaso meridionale, costituisce una porta, un ponte verso l'Asia centrale, sia una regione democratica, stabile, aperta alla libera circolazione delle persone e dei beni.

Lei ha visitato la Georgia a più riprese. Quali sono state le sue impressioni, quando pensa che la Georgia potrà seriamente rivendicare lo statuto di paese candidato?

Sono stato cinque o sei volte in Georgia, sempre per dei soggiorni troppo brevi purtroppo. Una volta, nel 2000, per rimpatriare la salma di un giornalista e militante del Partito Radicale Transnazionale, Antonio Russo, assassinato a Tibilisi. Ma mentre nel 1997 si avvertiva un vero e proprio decollo del paese, la situazione nel 1999 era del tutto diversa, come se il Paese fosse tornato indietro di dieci anni. E' chiaro che delle manovre straniere vi avevano una gran parte di responsabilità. Cosa che pero' non toglie l'intera responsabilità alla classe dirigente georgiana. Per quanto riguarda lo statuto di candidato, non vedo alcuna ragione politica seria che si potrebbe far valere per rifiutare alla Georgia lo statuto di paese candidato. La classe dirigente europea oggi è uno struzzo che infila la testa sotto la sabbia. Nella misura in cui ha affrontato l'allargamento ai paesi d'Europa centrale con continui arretramenti, senza sforzarsi di farne una grande occasione di riflessione e di dibattito per tutti i cittadini europei, si ritrova oggi del tutto terrorizzata all'idea di dover annunciare che un altro allargamento è alle porte. Per questo si nasconde dietro argomenti burocratici, rifiutandosi di tener conto delle difficoltà oggettive della situazione geografica, economica e politica della Georgia e fingendo di non vedere l'importanza strategica che riveste la Georgia per l'Unione.

Qual è la sua posizione sull'adesione della Turchia all'Unione Europea?

Bisogna che la Turchia aderisca. In quanto laico convinto, in quanto partigiano determinato di una separazione netta tra le Chiese e lo Stato, questa adesione di un paese la cui religione principale è l'Islam è particolarmente importante per far fronte alle tendenze un po' fondamentaliste che si fanno strada in alcuni ambienti che vorrebbero l'Europa come luogo della cristianità. L'Europa deve essere il luogo della democrazia, dello Stato di Diritto, della tolleranza e del fiorire, nella tolleranza e al di fuori delle strutture dello Stato, di tutte le religiosità.

Come commenterebbe lei la decisione dell'Unione europea in favore dell'entrata dei 10 paesi?

Francamente sono un po' deluso. L'Unione europea non è riuscita in dieci anni a fare di questo momento storico un momento di gioia, di festa e di speranza per tutti i cittadini, sia quelli dei paesi che sono già membri sia quelli dei paesi che lo diventeranno. E' triste perché questa riunificazione dell'occidente del continente all'Europa centrale - anche se ancora incompleta senza i Balcani ed il Caucaso - è anche la riunificazione con quella parte del continente che era stata vigliaccamente abbandonata nel 1938-1939 e, di nuovo, nel 1945. Politicamente è poco perspicace perché questa nuova estensione del mercato europeo costituirà, ne sono assolutamente convinto, un nuovo motore di crescita e di sviluppo economico sia per i nuovi membri che per i vecchi.

Ritiene che l'allargamento contribuirebbe ad aumentare lo scontento in seno all'UE?

La principale fonte dello scontento dei cittadini dell'Unione risiede soprattutto, a mio avviso, nel carattere poco democratico delle istituzioni europee, nell'opacità dei loro mandati e missioni. All'ora attuale è praticamente impossibile per un cittadino europeo capire se la responsabilità politica di una decisione appartiene al suo governo nazionale o alle istituzioni europee. La Convenzione che sta in questo momento riflettendo sul futuro istituzionale e politico dell'Unione dovrebbe dedicarsi prioritariamente a questa questione.

Ritiene che un giorno la Russia diverrà membro dell'Unione europea?

Difficile a dirsi in questo momento. Ma non si può escluderlo. La Russia è un continente in sé. Detto questo penso che l'Unione europea dovrebbe avere sin d'ora una politica radicalmente diversa riguardo alla Russia. Stiamo, per esempio, tergiversando sulla questione dei visti per gli abitanti di Kaliningrad. Penso che sarebbe politicamente ed economicamente molto più saggio che l'Unione europea prendesse alla parola la proposta del Presidente Putin di creare uno spazio di libera circolazione delle persone (e non solo dei capitali e delle merci) tra la Russia e l'Unione. Certo questo richiederebbe alcuni cambiamenti in Russia. In particolare la fine della guerra in Cecenia ed un accordo sulla sua decolonizzazione; la fine delle inaccettabili pressioni esercitate su paesi confinanti, come la Georgia; delle riforme economiche e legali che permettano agli investitori europei di operare in condizioni normali; un allineamento rapido ai criteri internazionali in materia di rispetto dei diritti fondamentali, la creazione di un'Agenzia UE-Russia che affronti con determinazione la questione del riciclaggio delle scorie nucleari civili e militari. Ma con un minimo di volontà politica, tutto questo mi sembra perfettamente possibile.

Pensa che l'Europa dovrebbe accordare più attenzione e più assistenza ai paesi più poveri?

Più attenzione certamente. Il Caucaso soffre, drammaticamente, di un'assenza di vera attenzione da parte dell'UE. Per quanto concerne l'assistenza, la risposta richiede delle sfumature. Si all'assistenza se consiste in un'apertura senza restrizioni del mercato dell'Unione ai prodotti georgiani, armeni e azzeri. Si all'assistenza se si tratta di contributi per le riforme, in altre parole dei versamenti dell'Unione verso questi paesi ogni volta che una riforma necessaria al consolidamento dello Stato di Diritto e dell'economia di mercato è stata realizzata. No all'assistenza che consiste nel finanziare un'infinità di progetti. Questo tipo di assistenza finisce per lo più con l'incoraggiare la corruzione da voi e da noi, la burocrazia da voi e da noi, ed ha raramente un'incidenza positiva sulle condizioni di vita di coloro che dovrebbero esserne i beneficiari.

La politica interna georgiana le è familiare? Se si, cosa prevede per il futuro di questo paese?

Non sono un indovino, tanto meno in politica. Penso però molto sinceramente che la questione europea, vista e vissuta come priorità assoluta dai georgiani, sostenuti ed aiutati ovviamente dagli amici della Georgia - ed è anche questo il senso dell'appello lanciato dal Partito Radicale Transnazionale - potrebbe avere un'importanza fondamentale per il futuro della Georgia. Anche per affrontare in maniera più risoluta un certo numero di problemi interni molto seri, a cominciare dallo sviluppo economico, gli indispensabili investimenti stranieri, la corruzione...

Per il momento le relazioni UE-Georgia non sono le migliori. L'assistenza finanziaria europea si è fermata a causa del rapimento del cittadino britannico Peter Shaw. Cosa ne pensa?

Si tratta di un problema molto grave. La pratica dei rapimenti è assolutamente inaccettabile. Nelle condizioni attuali è dovere dell'Unione adoperarsi con tutti i mezzi disponibili perché questa persona sia rilasciata al più presto, sana e salva. Detto ciò, non sono sicuro che le pressioni esercitate in questo momento dall'Unione tocchino tutte le persone che dovrebbero toccare. In questa vicenda, ancora una volta, quello che fa crudelmente difetto è un approccio politico complessivo e audace da parte dell'Unione rispetto alla Georgia. In assenza di un tale approccio, persino questioni come il rapimento di Peter Shaw diventano estremamente difficili da affrontare.

Zaza Tsuladze

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L´OPINIONE
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