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Luca Coscioni chiede la vita per gli embrioni condannati a morte

Testo: 

di Rocco Berardo

Chi è Luca Coscioni? E' il presidente di un partito, Radicali Italiani ("ah i radicali!") e presidente di un'associazione che porta il suo nome e che lotta per la libertà di ricerca scientifica; è il politico che, affacciatosi per dieci minuti in televisione a Uno mattina, ha fatto esplodere i centralini del suo partito con chiamate di malati e familiari disperati per le difficoltà in cui sono costretti a vivere. Anche Luca è malato; è stato colpito quasi otto anni fa dalla sclerosi laterale amiotrofica (SLA), ed è per questo costretto a comunicare attraverso un pc, che riproduce in voce artificiale le parole da lui faticosamente scritte su una tastiera virtuale. Già perché la SLA, con il passare del tempo, uccide i muscoli e Luca, che otto anni fa era un maratoneta, oggi muove impercettibilmente l'indice della mano destra.
Il cervello, invece, va a mille, così come la sua sensibilità. Ma è un caso umano? Nossignore, acquisisce in Italia la dimensione di un caso pericoloso da mettere a tacere, se possibile. Con la sua voce-non-voce (così Giuliano Amato ha chiamato il sintetizzatore vocale del leader dei radicali), cerca di comunicare ai cittadini italiani ed europei (dieci milioni solo in Italia, come scritto nel Rapporto Dulbecco del 2000) che potrebbero essere curati attraverso terapie basate sulle cellule staminali, anche embrionali; cerca di spiegare che clonare un tessuto non vuol dire clonare un uomo, che la clonazione terapeutica non è la clonazione umana (o riproduttiva che dir si voglia).
Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, questo è per esteso il nome della sua associazione (il sito è www.lucacoscioni.it). Ne fanno parte professori, medici, ricercatori, cittadini, malati; ma in pochi lo sanno. Già 52 premi Nobel hanno sostenuto la sua battaglia nelle scorse elezioni politiche, nessuno ne ha parlato, e anche questo, di fatto, sempre in pochi lo sanno. Intanto, uno di questi Nobel, Josè Saramago, ha accettato la proposta di divenire presidente onorario della sua associazione. Mica poco, ma anche questo non si sa. In una delle sue lettere a Coscioni, Saramago ha scritto tra l'altro: "La lotta contro i preconcetti e l'incomprensione dovrà essere lunga e dura, ma il tuo coraggio e la solidarietà degli amici che ti stanno a fianco finiranno per trionfare, se ancora resta un briciolo di dignità in questo disgraziato mondo in cui viviamo. Questa dignità io l'ho vista nei tuoi occhi, l'ho letta in ogni parola del tuo libro".
Luca Coscioni oggi si sta battendo con la sua associazione e con i radicali per bloccare due leggi, quella sulla procreazione assistita e quella sulla brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche, che se confermate nel testo attuale precluderebbero qualsiasi possibilità di ricerca sulle cellule staminali embrionali, ambito di ricerca considerato dalla generalità del mondo scientifico il più promettente. Ha per questo lanciato un appello rivolto ai parlamentari perché queste leggi siano "scevre da ogni impostazione ideologica e rispettose delle esigenze della ricerca e della scienza". Lo hanno sottoscritto, finora, più di mille scienziati, ricercatori e professori universitari, fra i quali spiccano i nomi autorevoli di Giulio Cossu, Gilberto Corbellini, Carlo Flamigni, Carlo Bernardini, Massimo Cacciari, Maurizio Mori, Demetrio Neri e tanti altri ancora.
Ma questo, come il resto, in pochi lo sanno.
L'obiettivo da raggiungere è, dunque, quello di consentire la clonazione terapeutica e, nell'immediato, di utilizzare gli embrioni soprannumerari provenienti dalla fecondazione assistita, quelli che oggi sono destinati alla distruzione perché inutilizzati; da questi embrioni si possono ricavare cellule staminali pluripotenti per tentare di rigenerare i tessuti del corpo umano danneggiati; possibilità, finora, negata in Italia, ma che sta avendo successo in Paesi non assoggettati ai diktat vaticani.
Le norme vigenti, ed in particolare un decreto ministeriale che vieta l'utilizzo di cellule staminali embrionali, infatti, condannano, oggi, quegli embrioni a morte; Luca Coscioni, con la sua lotta, li condannerebbe a vita, alla vita di quei milioni di malati che attraverso queste terapie potrebbero avere speranze concrete di guarigione o, almeno, di un miglioramento della loro condizione.

Data: 
Giovedì, 17 April, 2003
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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