You are here

Una battaglia comune

Testo: 

Caro Curzi,
prendo in parola il tuo impegno a «tenere viva l'attenzione e a favorire la discussione» sui temi della legalizzazione delle sostanze che l'attuale normativa nazionale e internazionale considera illegali.
Partiamo dal ricordo di un piccolo episodio di qualche anno fa che in qualche modo ci accomuna. Era il primo pomeriggio del 12 Ottobre 1997. Riconoscendoti in un noto ristorante di Piazza Campo de' fiori mi avvicinai per regalarti (la legge direbbe "cederti", considerando questo comportamento un grave reato) una piccola dose di hashish che allietò, nella pipa, il tuo dopo pranzo. Tre ore più tardi, con altri 6 compagni radicali tra cui Marco Pannella, ero ospite degli uffici della Digos (?). I radicali hanno da sempre ritenuto lo strumento della disobbedienza civile come il più opportuno per mettere in evidenza le contraddizioni del regime proibizionista.
Ricorderai meglio di me il Pannella versione 1975, in carcere a Regina Coeli per aver pubblicamente fumato uno spinello. Da quell'episodio scaturì il dibattito nel paese e nelle istituzioni che portò ad una normativa che, seppure all'interno della scelta proibizionista internazionale, escludeva la punibilità penale per il possesso e l'uso di stupefacenti.
Nel '97 invece il dibattito non partì e ci si limitò (?) a commentare con sufficienza l'ennesima "pennellata".
Il dibattito oggi lo riapre Fini mentre i "governativi" di ieri sono nel vicolo cieco di un "movimento di massa" che, purtroppo, di massa non è. Agli annunci di Fini abbiamo, come radicali ed antiproibizionisti, risposto duramente. Ancora più dura sarà la reazione se il Vicepresidente del Consiglio passerà dalle parole ai fatti, smantellando il referendum del '93: centinaia, migliaia di disobbedienze civili, di arresti, di processi.
C'è poi la strada istituzionale per la Revisione dei Trattati internazionali sugli stupefacenti. Trattati che oltre ad essere alla base delle legislazioni nazionali, precludono nel nostro paese la possibilità di chiamare i cittadini ad esprimersi direttamente su un referendum antiproibizionista. L'appello per la revisione dei Trattati, promosso dalla Lega internazionale antiproibizionista, circola "clandestinamente" in una sessantina di paesi e ha già raccolto migliaia di firme. Tra queste si segnalano oltre 200 firme di parlamentari, 109 dal Parlamento europeo. Le firme dal Parlamento italiano si contano sulle dita di una mano.
A te direttore, a "Liberazione", ai parlamentari, ai lettori chiediamo sostegno concreto per queste e per le altre battaglie che, dalla cannabis terapeutica alla libera ricerca scientifica, dall'eutanasia alla pillola abortiva Ru486, possono vederci protagonisti e "compagni" di lotta politica contro tutti i proibizionismi.

Alessandro Caforio
editore di Antiproibizionisti. it e redattore di Radio radicale

Data: 
Giovedì, 24 April, 2003
Autore: 
Fonte: 
LIBERAZIONE
Stampa e regime: 
Condividi/salva