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Ma in Medio Oriente chi difende i diritti dei gay?

Data: 
Lunedì, 12 May, 2003
Testo: 

La ringrazio, caro Mieli, per quel che ha scritto sull'ambiguo rapporto tra gli omosessuali « organizzati » e i Paesi che li perseguitano.
Gli omosessuali, dopo aver rivendicato con successo il riconoscimento della loro identità sessuale, sono caduti nel terribile errore di credere che essere rappresentati in un movimento avrebbe risolto tutti i loro problemi.
Quale errore. In Italia, dopo i primi anni libertari del « Fuori! » legato ai radicali, il movimento si è fatto appendice di un partito e di una parte politica, l'ex Pci ora Ds e la sinistra in generale.
Il risultato è stato nefasto.
Per quel che ci riguarda, l'Italia nella lista dei Paesi « civili » è agli ultimi posti. Perché stupirsi, dunque, se gli omosessuali « ufficiali » , cioè quelli che fanno politica in quanto tali sono ormai ( tranne poche eccezioni) solo più appendici ubbidienti dei partiti di sinistra?

Angelo Pezzana, Torino


Caro Pezzana, la sua voce, in questo dibattito in merito al quale come avrà visto mi sono giunte numerosissime lettere, è preziosa: lei è stato uno dei primissimi in Italia a battersi apertamente per i diritti degli omosessuali; la sua libreria torinese, la « Luxemburg » , ospita da anni dibattiti in cui è libero il confronto tra chi difende quelli appena detti e chi si occupa di altri diritti calpestati. Sono io perciò a ringraziarla per la sua lettera, soprattutto per la parte ( che sono stato costretto a tagliare) in cui lei ricorda come capiti sempre più spesso che i gay in politica manifestino « nei cortei contro quelle democrazie nelle quali un omosessuale è libero di essere se stesso e tacciono, o addirittura difendono, orribili dittature dove l'omosessualità è punita sovente con la pena di morte » .
Rammenta anche che questi gay « manifestano contro Israele, imbottiti di odio ideologico, senza sapere che in Israele da sempre l'omosessualità è libera e rispettata » . Per poi così concludere: « Che le minoranze soffrano di autoodio non è una novità; ma che un omosessuale difenda chi lo opprime ( mondo arabo, Cuba, dittature varie) e si dichiari ostile verso quei Paesi nei quali è rispettato è cosa che meriterebbe di essere ancora affrontata » . Non avrei altro da aggiungere.
Se non una puntualizzazione a proposito di Israele. È evidente ? ma è bene metterlo ugualmente in chiaro ? che il nostro discorso non ha niente a che vedere con quelli di coloro che vorrebbero impedire le critiche contro i singoli atti dell'amministrazione Sharon. Critiche che sia io che ( immagino) lei consideriamo più che legittime.
È però un fatto che stranamente molti gay in politica dimenticano le molte particolarità del caso israeliano. Mi rifaccio nuovamente alla rubrica di Daniele Scalise sul Foglio dove recentemente tali particolarità sono state messe in evidenza. Israele è l'unico Paese in tutto il Medio Oriente che non ha leggi contro la sodomia né prevede norme tipo « offese contro la religione » o « condotta immorale » usate di solito per perseguitare i gay, le lesbiche e le persone transessuali. L'unico che ha un centro comunitario gay nella sua capitale. L'unico ad avere numerose organizzazioni gay che si battono alla luce del sole per i diritti degli omosessuali. Il solo che vede svolgersi ogni anno e in piena legalità sul suo territorio il Gay Pride. L'unico che ha parlamentari che o sono gay dichiarati o ne sostengono apertamente la causa.
Soltanto il capo dello Stato israeliano incontra periodicamente gli attivisti gay. Israele è l'unico Paese del Medio Oriente in cui gay e lesbiche non sono discriminati dalla forze armate. Il solo che offre programmi televisivi su gay, lesbiche e persone transessuali. Nessun altro Paese di quell'area ( a parte Israele) accoglie i gay palestinesi che fuggono dalla persecuzione omofoba nei territori occupati.
È chiaro che qui non si sta parlando soltanto di omosessualità. I veri argomenti che, tra le righe, stiamo affrontando sono la libertà e la democrazia. Possibile che la nostra attenzione critica debba concentrarsi sempre e comunque, quasi ossessivamente, su Paesi dove ? pur tra mille naturali contraddizioni ? quei valori sono rispettati? Non sarebbe più giusto riconsiderare le gerarchie e indirizzare le nostre prime proteste contro chi quei diritti elementari li calpesta sistematicamente?

Paolo Mieli

Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA - Lettere al Corriere
Stampa e regime: 
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