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LA PROTESTA. Pannella, sciopero della fame per Sofri «Non la grazia, ma fuori dal carcere»

Data: 
Giovedì, 14 August, 2003
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ROMA - Sei giorni di digiuno per avere «una risposta», per sollecitare le autorità ad «assumere un atto di responsabilita» sul caso Sofri. Così Marco Pannella, al secondo giorno di sciopero della fame, ha spiegato ieri il senso e l'obiettivo della sua nuova campagna di protesta non violenta. «Non siamo qui a chiedere la grazia per Adriano Sofri. Quello che chiediamo - dice il leader radicale- è una risposta, a questo punto urgente e necessaria, ad una semplice domanda: vogliamo sapere se il persistere della detenzione di Sofri, a 30 anni dal fatto per cui è stato condannato e dopo 7 anni di carcere, sia compatibile con i principi del diritto positivo del nostro Paese».
Pannella, pur convinto dell'innocenza dell'ex leader di Lotta continua, non vuole entrare nel merito della decisione presa in sede giudiziaria. «Non vogliamo contestare la detenzione di Sofri in quanto tale, ma il suo persistere: esistono dati oggettivi per cui si possa ipotizzare la pericolosità sociale del condannato o èuna persona "redenta"? ». Insomma servono delle risposte, un atto formale da parte delle autorità competenti affinchè si assumano le proprie responsabilità. Ecco cosa chiedono i radicali e, pur non dicendolo esplicitamente, Pannella sembra fare riferimento al presidente della Repubblica «intervenuto più volte sul caso Sofri e titolare del potere di grazia»: prenda una decisione nel rispetto della propria coscienza e del Paese, eserciti le proprie responsabilità.
«Chiediamo una risposta in breve tempo, qualunque essa sia - conclude Pannella- Ma se ci dicono che la detenzione di Sofri non è compatibile con il nostro diritto sia chiaro che il persistere della sua reclusione è sequestro di individuo».
La scelta dei radicali non trova però tutti d'accordo. «Trovo l'iniziativa di Pannella assolutamente velleitaria ed inutile», dice il deputato di Forza Italia Giorgio Lainati, intervistato da Radio Radicale. «Il mio giudizio è negativo. Non riesco a capire il senso della iniziativa di Pannella. Non sono tra i 371 parlamentari che hanno firmato un appello per la grazia, perchè mi rimetto alle decisioni della famiglia Calabresi, ed attendo che siano loro a dire qualcosa». Potranno esserci novità, aggiunge Lainati, se andrà avanti l'iniziativa di Boato, per stabilire in modo più chiaro e netto che il potere di concedere la grazia sia nelle mani del solo capo dello Stato. «Io tuttavia -aggiunge Lainati- resto enormemente perplesso su questa vicenda».
R.P.

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IL MESSAGGERO
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