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«CIUFFO» GALLIANI OVVERO, QUELLO CHE «PER ME SILVIO È COME LA MAMMA»

Data: 
Domenica, 12 October, 2003
Testo: 

«Se lo desiderassi (e se lo desiderassi mi concentrerei adeguatamente) i capelli mi potrebbero anche ricrescere», spiegò un giorno a Cesare Lanza che lo intervistava per Capital. Scherzava, ma mica tanto. Adriano Galliani è convintissimo che con la volontà tutta centrata sull'obiettivo si possa davvero fare ogni genere di miracoli: «Sono vecchio, brutto e pelato, eppure se desidero conquistare una donna, la mia forza è la concentrazio-ne (come un difensore fa con il tackle, nel calcio) e così mi gioco la mia partita». Quello che proprio non gli è riuscito in queste settimane, però, è di far bere a qualcuno, fossero pure Gianni e Pinotto, l'idea che lui sta lì, alla presidenza della Lega Calcio, per fare gli interessi di tutti e non solo degli amici. Provarci, ci ha provato. Ma appena ha detto di non aver saputo niente prima delle scelte governative e di non essere del tutto d'accordo con il decreto anti-Tar berlusconiano, i più irriverenti sono scoppiati a ridere e i più prudenti hanno abbozzato un sorrisetto. Che la «testa più lucida di Milanello» possa avere un solo pensiero di dissenso dai comandamenti del presidente del iMilan, infatti, è un'ipotesi astratta quanto la ricrescita di una fluente sua chioma settecentesca o il ritorno alla vita del Gigantosaurus.
Non che la vita di «Ciuffo», come lo chiama il Cavaliere stesso ironizzando sulla sua calvizie irrimediabile perfino per i solerti truccatori di corte, sia legata tutta al padrone di Me-diaset: ne ha avuta anche un'altra, prima. Raccomandato dal papa, un democristiano che faceva il segretario comunale a Lissone con la «mentalità del rigoroso funzionario» senza però mancar l'idea di «affittare cocuzzoli» per i ripetitori (attività che lui avrebbe ampliato, ha scritto Repubblica, vendendo i suoi apparati a chi voleva tornare a vedere la Tv svizzera spostata fuori frequenza con un trucchetto imbarazzante: «Non vorrei che sembrasse una storia troppo piratesca e fare la figura di uno di quei baronetti inglesi che erano stati corsari»), l'Adriano venne infatti assunto appena geometra all'edilizia pubblica. Posto occupato per otto anni. Quelli strettamente necessari a ottenere a 32 anni, più baby di qualsiasi altro baby del pianeta, una pensione sociale salita via via a 223 euro e 83 centesimi regolarmente accreditati ogni mese sul suo conto corrente. Gli spiccioli per la lozione.
Era allora, data come dice lui «una certa juventinità della Brianza», un gran tifoso juventino. Dettaglio che lo accomuna a un altro uomo dall'incrollabile fede calcistica, Antonio Gi-raudo, il quale, avendo giurato amore eterno al Torino, adesso fa il capo alla Juventus. È però vero che è con Silvio Berlu-sconi, conosciuto la sera del 1° novembre 1979 («Fu un amore a prima vista»), che «Ciuffo» fece il salto. Passando da piccolo industriale brianzolo indebitatosi per comprare la «Elettronica Industriale» a socio dell'uomo destinato a diventare il più ricco e potente della Penisola. Da allora, la sintesi della sua weltanschauung è questa: «Per me Silvio è come la mamma: ce n'è una e non si discute mai».
Il Cavaliere, del resto, non gli ha mai fatto rimpiangere la scelta milanista. Certo, un giorno gli scaricò addosso la responsabilità della rognosa trattativa per l'acquisto del calciatore Gianluigi Lentini («Galliani mi ha dato la sua parola... Se poi scoprissi che Lentini è stato pagato più di 18 miliardi, be', sarei io il primo a rincorrerlo») costata a entrambi un'inchiesta della magistratura per falso in bilancio dato che saltò fuori un pagamento ben superiore in nero e per di più con lo sconcertante scambio in garanzia di un pacchetto di azioni del Torino. Qualche altra volta si è liberato del malumore dei tifosi, che arrivarono in certi momenti di crisi a portare a San Si-ro striscioni con scritto: «È più facile vedere Galliani capellone / che vedere in campo un campione», dicendo: «Ho fatto la scelta di restare nominalmente presidente del Milan... Non sono più andato a vedere le partite... I tifosi del Milan devono sapere che la responsabilità delle scelte è dell'attuale dirigenza e dell'attuale allenatore». Ma queste prese di distanza sono state rimediate da gesti d'affetto che valevano oro. O se volete lire, dollari, euro, sterline... Una pioggia.
Diventato immensamente ricco e come tale amato dalle donne in base all'adagio veneziano che «scheo fa oseo» (traduzione: il soldo aiuta il fascino erotico), «Ciuffo» dice di avere ben chiaro il suo destino: «Se guardo a un mio futuro felice, una cosa è certa: mai lontano da Berlusconi».
Tranquillo: lo pensano tutti. Compresi i presidenti delle società di calcio che non possono non notare come gli ultimi sviluppi con l'allargamento («giocoforza! giocoforza!») del campionato di B e l'appoggio alla Fiorentina e al Napoli somiglino maledettamente alla vecchia idea berlusconiana, e automaticamente gallianea, di una Premier League destinata a una élite di squadre dal grande passato, dai grandi bacini di tifoseria, dai grandi contratti pubblicitari.
Peccato solo che il progetto calcio-show-business non piaccia molto alla provincia italiana. E che su tutto pesi un piccolo, fastidioso, dettaglio: il conflitto d'interessi. Ma possiamo stare tranquilli, il figlio del Sommo Presidente, Piersilvio, sia pure con un anno di ritardo sui primi magici Cento Giorni, ha garantito: «Tra breve Galliani diventerà presidente del Milan a tutti gli effetti. È il giusto segnale di continuità nel momento in cui mio padre sarà obbligato, per la legge del conflitto di interessi, a lasciare la poltrona di numero uno di via Turati». Era il 27 marzo 2002. Come dite? Che non l'ha ancora fatto e comunque non cambierebbe nulla? Criticoni...

di GIAN ANTONIO STELLA

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CORRIERE DELLA SERA - Sette
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