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ALL'IRAQ SERVE L'ONU MIGLIORE

Testo: 


Sì a Emma Bonino come rappresentante

di ANGELO PANEBIANCO

E' sperabile che il governo italiano raccolga la proposta di lanciare la candidatura di Emma Bonino quale rappresentante dell'Onu in Iraq. Forse nessuno in Europa, più della Bonino, ha oggi le carte in regola, le capacità e le competenze per riportare le Nazioni Unite al centro dell'azione in quel Paese. Lo provano sia il suo eccellente stato di servizio al tempo in cui era commissario europeo sia l'intensa attività politica da lei intrapresa dopo l'11 settembre entro il mondo arabo. Per l'Italia, poi, la nomina dell'esponente radicale avrebbe un evidente significato. Sarebbe il suggello e il riconoscimento del profilo alto che, come ha scritto sul Corriere André Glucksmann (19 novembre), l'Italia ha assunto in quella vicenda. A maggior ragione dopo il tributo italiano di sangue di Nassiriya e mentre si manifesta l'urgenza, a causa del salto di qualità dell'attacco terrorista, con le stragi in Turchia, di ottenere il più ampio coinvolgimento della comunità internazionale in Iraq. Chi oggi chiede una «svolta» in Iraq sulla base delle tremende difficoltà insorte ha ragione di pretendere più disponibilità dell'Amministrazione americana nei confronti degli organismi internazionali (però Bush ha già dato chiari segnali in questo senso) ma dovrebbe indirizzare la sua richiesta anche a quei Paesi, come la Francia, la Germania e la Russia, che dopo avere contrastato l'intervento sono tuttora restii a partecipare all'opera di pacificazione. Poiché senza la disponibilità di quelle potenze l'Onu non sarà in grado di svolgere alcun ruolo. Il problema è che tuttora ci sono europei non consapevoli della posta in gioco. Se in Iraq il terrorismo islamico riuscirà a sconfiggere gli Stati Uniti gli sciocchi batteranno le mani soddisfatti ma scopriranno subito dopo che la sconfitta americana avrà fatto piombare anche l'Europa in un abisso di terrore. Chi crede di poter essere risparmiato sbaglia. In Iraq la posta è il futuro del Medio Oriente e il futuro del Medio Oriente condizionerà il futuro dell'Europa. Per questo si deve insistere nel compito, che oggi sembra appannato a causa dei rovesci militari in corso, della pacificazione e della democratizzazione dell'Iraq.
Per fare ciò occorre certamente una svolta sul piano militare. E' una buona notizia il fatto che gli americani si siano decisi a reagire con la massima durezza agli attacchi dei terroristi islamici e dei seguaci del deposto raìs. Senza successi militari non c'è possibilità di ricostruire e stabilizzare il Paese. Ma c'è anche la necessità di non perdere di vista l'obiettivo strategico: lasciare presto in mano agli iracheni un Iraq capace di autogovernarsi. Per conseguirlo non basta fronteggiare gli immani compiti quotidiani della ricostruzione (dell'amministrazione come delle infrastrutture).
Occorre anche affrontare - terrorismo a parte - altri ostacoli. Occorrono garanzie ai sunniti (il gruppo prima dominante) che non diventeranno cittadini di serie B in un Paese a maggioranza sciita, occorre un serio controllo dei confini fra l'Iraq e i regimi autoritari confinanti, occorre riattivare l'economia del petrolio, ma senza permettere la formazione di una troppo ristretta oligarchia petrolifera (che è la ragione per cui le monoculture, anche quella petrolifera, sono in genere poco compatibili con la democrazia). Per fare tutto ciò serve certamente, accanto agli Stati Uniti, la presenza delle Nazioni Unite. Ma non quelle pessime che organizzano conferenze antisemite, appaltano ai libici i diritti umani e assistono passive a stragi balcaniche. Occorre l'Onu migliore, capace di mettere in campo le migliori competenze.

Data: 
Sabato, 22 November, 2003
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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