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Lilli e il Vagabondo. Ovvero come Gruber e Santoro conquisteranno Bruxelles

Testo: 

Facile definire previste e prevedibili sia le candidature sia le relative elezioni dei due personaggi tv Lilli Gruber e Michele Santoro. Previste e prevedibili, e non da oggi ma da quando si affacciarono al proscenio nazionale, lui con il suo guappo-style, lei con le sue bretelline intime ormai d'antan, sconvolgendo il bollito misto dell'informazione tv di fine anni ?80 che era quasi tutta Rai. Già allora si potevano intuire percorsi e vicissitudini di questa strana coppia di artisti di quel gran circo che è la tv. A ben guardare però, almeno una differenza la si può riscontrare. Santoro, infatti, a differenza della Gruber, ha vagabondato nell'etere fra il servizio pubblico e la moltissima grana del da lui disprezzatissimo patron di Fininvest di allora, tal Silvio Berlusconi, e poi fra sogni e telesogni con Maurizio Costanzo.
La Gruber invece ha vagabondato per l'Europa, inseguendo miti fallaciani ormai decotti, aiutata in tutti i modi da direttori compiacenti e regolarmente conseguentemente insultati. I due si sono sempre ben organizzati nel garantire il loro quotidiano, pane, companatico e quant'altro. Non a caso l'attuale direttore della Gruber, Clemente J. Mimun, commenta che, se l'elezione a Strasburgo non fosse stata da Fassino più che garantita, la fanciulla col tubo che si esponeva. Così come Santoro, ormai imbolsito dall'assenza dal video e dalle persecuzioni di un regime che continua a elargirgli lauti stipendi in cambio del nulla che oggi accetta di dare, verrà eletto.
Non ci nascondiamo poi che ci risulta non priva di fascino la sua prossima campagna elettorale, in compagnia di un altro assoluto prodigio di simpatia e di umanità come D'Alema. Santoro se la dovrà giocare, per capirsi, con uno come l'ex premier ex comunista che si fa fotografare mentre raccoglie i rifiuti organici del suo cane per strada e si dice che mangi, al mercato ittico di Gallipoli, seppioline crude per compiacere l'elettorato locale peschereccio. Roba da mica poco, insomma, e anche con rischi di vomito se lo stomaco non regge.
Di contro, la Casa delle Libertà contrappone loro due candidati di altissimo calibro. Ecco dunque infatti Alessandro Cecchi Paone, non esattamente ai vertici della carriera, e la Gardini, abituata a galleggiare senza mai prendere il mare ma anche senza affondare. Ce la ricordavamo peraltro candidata in vari contesti ma, nei nostri limiti, ci scopriamo incapaci di ricordare se sia poi stata eletta. Il che potrebbe essere comunque significativo, sia in caso di relativa avvenuta elezione o meno. Per Cecchi Paone poi, dopo un corteggiamento tattico nei confronti dei radicali con relativa ingenua ovazione congressuale, la candidatura è una buona opportunità.
A ben pensare - o a mal pensare che poi in certi casi è lo stesso - una sua elezione potrebbe anche non rappresentare una catastrofe per nessuno, compresi i palinsesti di Rete4 che, invece di finire con lui sul satellite, si limiterebbe ad aver contribuito a spedirlo a Strasburgo con soddisfazione di tutti. Altri faccioni televisivi il 13 giugno non se ne vedono, salvo errori o auto sopravvalutazioni. Nel girotondo perverso dei tempi che corrono, dove gli attori fanno i giornalisti, i giornalisti fanno i politici, i politici fanno gli attori, tutto si tiene. Lilli e il Vagabondo siederanno insieme dunque negli scranni strasburghesi, lasciandovi presumibilmente impronte indimenticabili dei loro augusti deretani.
I loro attuali amici, vicini e conoscenti tireranno un respiro di sollievo insieme a chi vuole loro male e che se li vede levati di torno almeno per un po'. Resta il terrore dopo sei mesi di dover leggere le recensioni delle loro autobiografie dal medesimo titolo "Io, Strasburgo e l'Europa".

E.Ph

Data: 
Martedì, 4 May, 2004
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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