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Attualità laica

Testo: 

di Arturo Diaconale

Quest'anno l'unica celebrazione dell'anniversario del 20 settembre, data della breccia di Porta Pia, del ritorno di Roma all'Italia e della fine del potere temporale del Papa, non si è svolta a Roma ma a Firenze. Non è stata organizzata, come è avvenuta in passato, dalle delegazioni dei partiti d'ispirazione laica e risorgimentale ma da un quotidiano, il nostro "L'opinione delle libertà". E non si è tenuta all'insegna della pur legittima nostalgia di un gruppo di combattenti e reduci sempre più esiguo, ma in nome della incredibile attualità di quel valore imposto con la forza dal generale Cadorna rappresentato dalla separazione tra lo stato e la chiesa, la politica e la religione, la democrazia e la teocrazia.
La scelta di Firenze non è stata occasionale. Nel capoluogo toscano è in atto il positivo esperimento dell'inserto settimanale de "L'opinione di Firenze".
Inoltre è la città che è stata la Capitale dello stato unitario prima della presa di Roma, il luogo dove è nato il liberalsocialismo di Carlo e Nello Rosselli e, soprattutto, dove anni e anni di ottusa amministrazione di sinistra sono riusciti nell'incredibile impresa di modificare il tradizionale Dna dei fiorentini trasformando il loro naturale spirito polemico nella pappa omologata del pacifismo politicamente corretto.
"L'opinione delle Libertà", quindi, non è andata a celebrare il 20 settembre nella piazza romana del monumento al bersagliere. Lo ha fatto nella piazza fiorentina che i responsabili di Palazzo Vecchio concedono ben volentieri a quelle organizzazioni falso-pacifiste che manifestano in favore dei cosiddetti "resistenti" irakeni e raccolgono fondi per chi spara sui nostri soldati in missione in Iraq. E lo ha fatto per dimostrare che mai come in questo momento i valori di cui il giornale fondato da Cavour si fa portavoce non rappresentano un reperto archeologico ma la più efficace ed attuale arma di battaglia contro il terrorismo internazionale del fondamentalismo islamico.
Essere laici oggi non significa più innalzare steccati laicisti contro la Chiesa e pretendere di allargare sempre e comunque il Tevere per impedire la commissione tra lo stato unitario ed il Vaticano. Certo, non manca la necessità di bilanciare gli eccessi di influenza e di condizionamento che le strutture ecclesiastiche esercitano sulle forze politiche italiane. Se nell'attuale Parlamento fosse stata presente una consistente forza politica d'ispirazione laica la legge sulla fecondazione assistita avrebbe incontrato molte più resistenze delle pochissime ed isolate registrate.
A sua volta la libertà di ricerca ed, in generale, le spinte al cambiamento ed all'innovazione avrebbero avuto un sostegno più deciso ed intenso. Ma, rispetto all'emergenza terrorismo ed alla guerra di civiltà lanciata dal fondamentalismo, questo tipo di laicità passa in seconda linea. L'esigenza prioritaria diventa la difesa della democrazia contro la teocrazia islamica. E la netta separazione tra politica e religione torna ad essere il valore da preservare ad ogni costo per impedire che la società aperta venga sopraffatta dalle forze più retrive del fanatismo e dell'intolleranza.
Questa è la grande attualità della laicità democratica. Che "L'opinione delle libertà" pone al centro della propria battaglia politica e culturale tesa alla costruzione di una "Casa laica". Non si tratta di una impresa facile. Che trova ostacoli soprattutto nei personalismi e negli egoismi di molti dei suoi naturali inquilini. Ma si tratta di una impresa che va comunque tentata. Anche perché serve a valutare la differenza cara a Leonardo Sciascia tra uomini, mezzi uomini, ominicchi e quaquaraquà!

Data: 
Venerdì, 24 September, 2004
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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