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IL CASO CORDOPATRI. LA GIUSTIZIA NEL PAESE DI ALICE

Data: 
Giovedì, 30 September, 2004
Testo: 


di Valter Vecellio

E' normale che una proprietaria terriera, la signora Teresa Cordopatri dei Capace, si sia visto uccidere il fratello Antonio, perché si rifiutava di cedere le sue proprietà ai mafiosi della 'ndrangheta. E' normale che racconti, come se si trattasse di un pettegolezzo riferito alle amiche durante il the, che i picciotti "svuotarono completamente la casa di campagna. Poi chiamarono mio fratello, e glieli fecero anche vedere. Saverio Mammoliti era seduto sui nostri comodini di ebano con i fregi dorati. Volevano le terre: trentasette ettari di uliveti nella piana di Oppido Mamertino".
E' normale che il killer abbia aspettato fuori della porta di casa, in pieno centro di Reggio Calabria e in pieno giorno, che Antonio Cordopatri si affacciasse, e lo abbia ucciso. Il killer poi puntò la rivoltella contro la signora Teresa, che può ancora raccontare come sono andate le cose solo perché la rivoltella si inceppò. Il killer è stato catturato dai carabinieri, processato e condannato: ergastolo in primo grado, venticinque anni in Appello e Cassazione.
E' normale che il mandante sia stato invece assolto. "Mammoliti", racconta la signora Teresa, "è stato condannato solo per associazione mafiosa, è stato invece assolto per l'omicidio di mio fratello. E c'è persino un pentito, Annunziato Raso, il quale ha raccontato che Mammoliti gli ha confidato, mentre erano insieme nel carcere di Palmi, di aver dovuto ordinare l'assassinio di mio fratello per dare un esempio: altrimenti c'era il rischio che nessuno più avrebbe subito le loro angherie".
E' normale che Raso non sia neppure stato ascoltato al processo. Vive nascosto e protetto in una località segreta. "Ha mandato un telefax al tribunale dichiarandosi disposto a venire a deporre, purché gli garantissero la scorta e i soldi per il viaggio. Non glieli hanno garantiti".
E' normale che il processo di Appello sia stato rimandato perché non avevano notificato gli atti a Mammoliti: pare non si sia riusciti a rintracciarlo, e si trovava in carcere. Poi il procuratore generale ha ritirato i motivi di appello e ha lasciato l'udienza. E' normale.
E' normale che per aver protestato, la signora Cordopatri sia stata querelata per diffamazione, con richiesta di risarcimento di un miliardo di vecchie lire; ed è normale che la signora Cordopatri sia stata condannata a pagare 100 milioni in primo grado, 150 milioni in appello.
E' normale che se uccidi una persona, in Appello la condanna venga ridotta rispetto al primo grado. E' normale che se vieni condannato per diffamazione di un magistrato da un magistrato, in Appello si venga aumentata rispetto a quella di primo grado. E' normale. Pare che il procuratore generale per quelle proteste ritenute diffamazioni abbia subito "danni biologici".
E' tutto assolutamente normale, ed è normalissimo anche che - a parte qualche lodevole eccezione - sui giornali non se ne scriva, e non se ne sappia. E' normale che la signora Cordopatri dica: "Contro la ?ndrangheta ho resistito trent'anni e ci ho rimesso le terre e il fratello. Alla giustizia non so se e quanto potrò resistere". E' normale che nessuno batta ciglio, di fronte a un'affermazione così grave e disperante.
E' normale che non sia neppure cominciato il processo d'Appello al killer che non ha ucciso la signora Cordopatri solo perché la rivoltella si è inceppata. E' normale: sono passati solo tredici anni: era il 10 luglio del 1991. Ed è normale che per casi come questi non sia abbia notizia di ispezioni ministeriali, e si registrino silenzi eloquenti delle pur loquaci Associazione Nazionale dei Magistrati o del Consiglio Superiore della Magistratura. Siamo noi, che non siamo normali, che ancora ci stupiamo e - con licenza parlando - un pochino ci indigniamo. Siamo noi che non ci rassegniamo al fatto che si vive nel Paese di Alice: dove tutto è rovesciato, e dove, appunto, il diritto è rovescio.

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L´Avanti della domenica
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