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UN MARCO DA NON SVALUTARE

Testo: 


di PIERO OSTELLINO

Chi ha paura dei radicali? Si direbbe entrambi i poli, a giudicare dalla circospezione con la quale nel centrodestra e nel centrosinistra è stato accolto il loro appello a essere «ospitati» nelle liste elettorali dell'uno o dell'altro per le prossime regionali e, in prospettiva, per quelle politiche del 2006, «perché altrimenti - dice Pannella - saremmo cancellati dalla vita istituzionale, non politica, del Paese». Daniele Capezzone, segretario dei radicali, spiega così, in una lettera all'Unità, la richiesta: «Oggi, per molte ragioni, i diritti democratici, quello che la Costituzione chiama (o chiamava?) "diritto di concorrere democraticamente alla vita politica nazionale" non vale più per tutti, ma è un privilegio assicurato solo a chi vive all'interno del recinto dei due poli». La «domanda di asilo» riflette due ordini di preoccupazioni. Una d'ordine formale (il pericolo di violazioni del principio di legalità), l'altra sostanziale (il pericolo conseguente di non essere più presenti nelle istituzioni).
I radicali corrono il duplice rischio - come dice Pannella, sottolineando esplicitamente quello istituzionale più e prima di quello politico - di essere «cancellati», non solo per ragioni interne ai due poli (perché essi sono politicamente scomodi), ma anche e soprattutto per l'eventualità che si verifichino illegalità nella presentazione delle liste elettorali, che, distorcendo la regolarità della competizione, finirebbero, come è già accaduto in passato, col penalizzarli ulteriormente.

Non si capisce, infatti, la sortita del loro leader storico se non si ricorda la fine che ha fatto la denuncia, presentata dai radicali alla vigilia delle Regionali del 2000. Archiviazione da parte di 27 Procure su 83 cui era stata presentata, lentezze a procedere di altre, depenalizzazione dei reati da parte del Parlamento. I radicali - che hanno presentato una proposta di legge che impone «l'obbligo del preventivo deposito delle liste complete e della loro verifica prima dell'inizio della raccolta delle firme» dei cittadini che le devono autenticare - temono, infatti, che gli altri partiti, «impegnati a fare e disfare alleanze, a riempire e il giorno dopo a svuotare di questo o quel nome le liste», facciano il percorso inverso e si comportino oggi come si sarebbero comportati allora: raccolgano prima le firme e le «appiccichino», poi, alle liste.

Detto delle preoccupazioni di Pannella e dei suoi per il pericolo di nuove violazioni del principio di legalità, resta il problema politico. Che non è meno rilevante. Si tratta, infatti, di sapere se i due poli - come dice ancora Pannella - «preferiscono che i radicali non godano di una possibilità di concorrere alla vita istituzionale, o se invece preferiscono dire sì».
Si tratta, in buona sostanza, di sapere se si vuole preservare un patrimonio culturale e politico che è - come ha scritto una fonte non sospetta, Natale D'Amico, vicepresidente dei senatori della Margherita - «un pezzo della storia della sinistra italiana», ma «anche un pezzo della storia della destra». Ecco, allora, perché la proposta - che da destra e da sinistra alcuni hanno fatto e che, peraltro, gli stessi radicali hanno già respinto - di valutare «caso per caso», regione per regione, la questione, è riduttiva e finisce col distorcere il senso stesso dell'appello di Pannella. Una sana iniezione di cultura liberale farebbe bene a entrambi i poli. Ma, forse, è proprio questa la ragione per la quale entrambi guardano a tale prospettiva con tanta diffidenza.

Data: 
Mercoledì, 2 February, 2005
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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