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Alleanze, anche i simpatizzanti si dividono «Coi comunisti mai». «Cdl oscurantista»

Testo: 


Toscani: sì all'autostop, purché si vada nella giusta direzione. Cecchi Paone: basta con la casa delle proibizioni. Platinette: sinistra sorda e statalista

MILANO - Nel «fazzoletto di giorni che restano», come dice il sempre immaginifico Pannella, si tratterà di capire chi darà «ospitalità ai viandanti che siamo». I radicali sono abituati a viaggiare in contromano, con sprezzo ideologico e concretissima verbosità, un occhio a sinistra uno a destra e tutti e due ben puntati verso le loro battaglie di sempre, i diritti civili. Eppure, mai come in questo momento, il popolo radicale è diviso, confuso da una scelta che tarda ad arrivare e che mette in gioco i sentimenti di un elettorato mobile, con una forte propensione a cimentarsi su singoli combattimenti ma anche a schierarsi, come battaglia di complemento, da una parte o dall'altra. Alessandro Cecchi Paone , iscritto da anni al partito, si augura un accordo con il centrodestra: «Del resto la mia candidatura alle Europee era un tentativo di tenere viva la vena radicale libertaria». Tentativo fallito, visto che è arrivato secondo dei non eletti (dopo il coming out gay), ma lui ci spera ancora. Anche per riportare il partito alle origini: «Nel '94 Forza Italia era una grande forza liberale e libertaria, prima che prendesse il sopravvento la componente cattolica. Un accordo dei radicali sarebbe fondamentale perché il centrodestra torni davvero a essere una casa delle libertà e non delle proibizioni, come è diventata ora». Che i radicali siano più vicini al centrodestra, per Cecchi Paone è sicuro perlomeno in politica estera: «Noi radicali siamo filo americani, filo inglesi e filo israeliani. Lo stesso non può dirsi della sinistra».

La storia recente dei radicali non entusiasma affatto Cecchi Paone, che imputa al segretario Capezzone «un bilancio grave e negativo, che ha portato a un crollo dei consensi» e alla mancata presenza in Parlamento. Molto più indulgente con il nuovo corso, è invece Oliverio Toscani , pubblicitario che è «nato radicale»: «Siamo il partito più prestigioso d'Italia. E in questo gioco da curva sud e curva nord, tra fanatici e impresentabili, noi preferiamo stare in tribuna». Toscani - che è in Francia per realizzare un libro fotografico sui 35 anni del Gay pride - non esprime particolari preferenze tra Gad e Cdl: «Nel centrodestra c'è solo un due per cento di verità, ma Berlusconi riesce a tenere insieme fascisti e leghisti. Nell'Ulivo invece c'è solo invidia e gelosia. E ci sono ancora i comunisti. Che vergogna». Per Toscani non ha importanza su quale carro salire: «Noi facciamo l'autostop: basta che ci portino nella direzione giusta».

L'esatto opposto del pensiero di Andrea Occhipinti , produttore cinematografico, per anni sostenitore delle battaglie radicali: «Nel corso degli anni la politica radicale è diventata meno nitida, il percorso si è fatto più confuso. La scelta di stare più vicini al centrodestra è veramente incomprensibile». Dunque, no alla svolta verso la Cdl: «Le grandi battaglie radicali - fecondazione assistita, liberalizzazione delle droghe leggere, coppie di fatto - sono da sempre patrimonio delle idee della sinistra piuttosto che della destra». A Occhipinti, che dice non sentire alcuna «appartenenza partitica», pare più strumentale e calcolato l'interesse ai radicali del Polo, rispetto a quello dell'Ulivo.
Per sparigliare le carte e dimostrare la versatilità di un elettorato imprevedibile e in qualche caso eccentrico, ecco Platinette , fenomeno televisivo all'insegna della trasgressione, che un tempo sarebbe stata il bersaglio preferito della destra e che, invece, a sorpresa (e per la verità con poco entusiasmo), dice di propendere decisamente verso la Casa delle Libertà: «Mettersi adesso con il centrosinistra mi sembrerebbe un passo indietro di natura epocale, uno tsunami. E' come sperare che un sordo riacquisti l'udito e dimentichi lo statalismo, l'assistenzialismo, la maniera insopportabile di considerare entità separate Stato e cittadino». La descrizione della destra non è migliore: «Da noi è ancora oscurantista e arretrata e spesso non è altro che un plotone di democristiani travestiti, persino più travestiti di me. Però spero che Berlusconi si accorga che la famiglia è cambiata, così come la società, e che si svegli dal suo letargo prima che diventi incurabile».

Alessandro Trocino

Data: 
Lunedì, 7 February, 2005
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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