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Fecondazione assistita, 400 coppie si rivolgono a Slovenia e Carinzia

Data: 
Giovedì, 26 May, 2005
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ROMA. A un anno dalla legge sulla fecondazione assistita si è quasi triplicato il numero delle coppie infertili italiane che si rivolgono in centri esteri per un intervento di fecondazione eterologa, ossia con seme di donatore esterno alla coppia, che in Italia è vietata dalla legge ed è uno dei quattro quesiti al centro del referendum del 12 giugno. Lo stesso fenomeno si riscontra tra i friulani, favoriti dalla vicinanza di cliniche in Slovenia e Carinzia.
La prima indagine sugli italiani che vanno all'estero per la fecondazione eterologa è stata condotta in 53 centri di 10 Paesi esteri dall'Osservatorio sul Turismo Procreativo. Dalla ricerca emerge che il numero degli italiani che si rivolgono a centri esteri è aumentato dai 1.315 rilevati nel 2003-2004, ai 3.610 del 2004-2005). Secondo Andrea Borini, responsabile dell'Osservatorio e dei Cecos Italia, dalle stime attuali emerge che, se la legge non dovesse cambiare, nel prossimo anno questo numero è destinato a triplicarsi ulteriormente. Le principali mete sono la Svizzera (con 1.150 italiani concentrati soprattutto nel Canton Ticino, fra Lugano, Bellinzona e Locarno) e la Spagna (960). Seguono nell'ordine: Belgio (580), Austria (340), Gran Bretagna (175), Francia (soprattutto Nizza, con 128), Grecia (120), Stati Uniti (78), Slovenia (44) e Israele (35). Slovenia e Austria sono, come accennato, le mete preferite da veneti e friulani.
Il fenomeno era già stato segnalato nel settembre scorso dalla clinica di medicina della riproduzione della Città di cura di viale Venezia, a Udine. Chi ha bisogno della fecondazione eterologa ha cominciato da tempo a rivolgersi alle cliniche specializzate esistenti sul lago Worther (vicino a Klagenfurt) o alla clinica ginecologica universitaria di Lubiana. A testimoniare la crescita del numero di coppie del Friuli Venezia Giulia che si rivolge alla Slovenia e all'Austria c'è anche la previsione dell'apertura di un centro specializzato all'ospedale di Sempeter, a Nova Gorica, e di un altro a Salisburgo. «Dallo studio emerge chiaramente come per le coppie italiane il turismo procreativo sia ormai una realtà che sta assumendo i contorni di un fenomeno di massa», ha rilevato Borini, e «l'esodo sanitario non è mai un indice di progresso o di una società che risponda adeguatamente ai bisogni dei suoi cittadini. Non è un fenomeno di cui ci si possa vantare». Questo accade, secondo Borini, perchè nel mondo Occidentale (la maggior parte dei Paesi europei e gli Stati Uniti) sono consentite procedure vietate nel nostro Paese, come il congelamento degli embrioni, la fecondazione di un numero non limitante di ovociti in coltura, la fecondazione eterologa e la diagnosi pre-impianto.
Oltre alla fecondazione eterologa, quindi, a spingere verso il turismo procreativo è anche la possibilità di praticare la diagnosi sugli embrioni prima dell'impianto in utero. E all'estero, ha rilevato il genetista Paolo Gasparini, dell'università di Napoli, è destinata a emigrare anche la ricerca sulle cellule staminali. «La ricerca sulle cellule staminali - ha osservato - continuerà all estero, e questa legge, che favorisce la fuga di cervelli, obbligherà i cittadini italiani a pagare a caro prezzo eventuali terapie sviluppate altrove».

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IL MESSAGGERO VENETO
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