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INTERVENTO ALL´INCONTRO CON GLI ORDINI PROFESSIONALI

Testo: 

I PROFESSIONISTI DEL NORD ITALIA SI CONFRONTANO CON I CANDIDATI ALLE EUROPEE 2004
INTERVENTO AL FORUM DELLE PROFESSIONI INTELLETTUALI- COORDINAMENTO DEI COMITATI UNITARI PROFESSIONI INTELLETTUALI (CUP) DEL NORD ITALIA.

IL MANIFESTO DELLE PROFESSIONI PER L'EUROPA

Lunedì 31 Maggio 2004
Centro Congressi "Papa A. Luciani" Padova

Intervento di Paolo Bernardini

Gentili Signori,
vi ringrazio per la cortesia dell'invito, anche se, naturalmente, quale rappresentante del Partito radicale, lista Emma Bonino, non aderisco al vostro Manifesto delle Professioni per l'Europa. Dunque, se anche non avrò né il vostro plauso né il vostro applauso, e dunque neanche il vostro voto, approfitto dell'occasione per porgere le argomentazioni del mio (e dunque nostro) rifiuto.
Le corporazioni, ovvero le loro discendenze dirette, gli ordini professionali odierni, sono qualcosa di profondamente antiliberale, in quanto ostacolano la libertà del singolo, di operare come professionista rimanendo extra ecclesiam. E' bene ricordare, visto che il Convegno odierno si tiene in un edificio dedicato a Papa Luciani, che la corporazione è, anche linguisticamente, una forma di ecclesia. Corporazione, universitas, societas, ecclesia, sono tutti nomi per indicare associazioni professionali il cui essere di ostacolo all'individuo, nella sua potenzialità creatrice (se di professioni intellettuali qui si parla, è lecito dunque utilizzare il termine "genio"), è chiaro almeno dal tempo immediatamente precedente alla Rivoluzione francese.
Dunque, i fisiocrati, ispiratori si badi di un liberale e liberista eccellente come Adam Smith, furono i primi a denunziarne il potere nefasto, ed auspicarne l'abolizione, cosa che avverrà parzialmente almeno con la rivoluzione francese. Da allora, la corporazione, l'ordine professionale, ha costituito un vincolo alla creatività, e una forma di istituzione liberticida. Almeno dal punto di vista liberale. Per fortuna, il Prof. Brunetta non ha fatto riferimenti nel suo intervento alla tradizione liberale, di cui si è autoproclamato alfiere all'inizio della sua carriera politica. Difendere gli ordini professionali, e volere addirittura trasportarli dall'Italia all'Europa, significa difendere un'economia neocorporativa, ma non certo liberale. Nel vostro manifesto vi è un attacco all'economia di mercato che qui cito: "La concorrenza e il mercato hanno certamente dei pregi, ma non possono fornire, di per sé, la base per un programma politico che fondi l'identità europea." Quali argomentazioni sono fornite a sostegno di questo antiliberismo? Nessuna. E' un'affermazione metafisica; in quanto metafisica, dogmatica: il dogmatismo e la metafisica trasferiti in politica hanno un solo nome: totalitarismo. Ora, il libero mercato non è mai stato messo alla prova nella Europa dirigista e protezionista: dove siamo ridotti ad affamare il Mozambico facendogli concorrenza nelle produzioni agricole. Ciò detto, gli ordini professionali hanno avuto, come corporazioni, gilde, confraternite, grande peso nell'Europa medievale e della prima età moderna: in questo caso, al membro della corporazione veniva garantito spesso non solo un futuro professionale, ma vitto e alloggio, la mera sopravvivenza almeno. E tuttavia anche allora, in molti casi, hanno operato in modo liberticida, mentre allo stesso tempo sottraevano, le uniche a farlo, l'individuo povero e debole alla morsa della fame e all'oppressione dei potenti. Ma quanta intrapresa individuale avranno distrutto, sul nascere, nel corso dei secoli e secoli della loro esistenza!
Dunque, il maleficio extra ecclesiam nulla salus, delle corporazioni medievali e moderne, deve essere superato, nell'epoca globale, dal suo rovesciamento: extra ecclesiam sola salus. Ciò detto, vi è se mai un motivo, ben triste, per cui le corporazioni, nella loro novissima forma di ordini professionali possono sopravvivere. Ma l'argomento a loro difesa è un attacco a tutti i regimi vecchi e nuovi che hanno, sotto varie spoglie, dominato in Europa. Si tratta di questo: se la corporazione è necessaria perché garantisce il cliente, il consumatore, etc., ovvero, se io come cittadino mi posso fidare di una persona, di un professionista, solo perché esibisce nel suo studio il diploma di appartenenza alla gilda, ebbene vuol dire che il regime in cui vivo non mi ha ancora, da suddito, trasformato in cittadino dotato di coscienza critica, di capacità di giudicare sul valore della persona e della professionalità, non mi ha davvero educato; ovvero, ho bisogno di garanzie esterne, di certificazioni ulteriori, da parte di collettivi essi stessi non soggetti, né desiderosi di essere soggetti, ad altre ed esterne certificazioni. Abbiamo bisogno delle corporazioni perché il regime non ci ha insegnato a giudicare da noi stessi, non ci ha reso cittadini completi. E dunque, il visto di qualità della corporazione ci assicura di aver di fronte qualcuno in grado di svolgere degnamente il compito che gli o le assegniamo. Cittadini dimidiati, ci affidiamo a professionisti dimidiati. Ovvero, che si sentono forti in gran parte della loro e per la loro appartenenza corporativa.
Dunque, come radicale e come rappresentante di una professione intellettuale, come storico, che le "corporazioni" di storici italiani ha sempre considerato peraltro un perfetto outsider, ostacolandolo in ogni modo in patria, non aderisco a codesto appello. Più che altro, ne rivolgo uno a tutti i giovani italiani, di talento e intelletto: spero che l'Europa cancelli questi ordini professionali, perché tutti voi possiate liberamente praticare la vostra professione ed essere giudicati per il vostro lavoro, per la vostra professionalità, dai clienti, potenziali e reali. E non per l'appartenenza a gilde.
E concludo con una notazione: un vostro rappresentante da Milano ha concluso il suo intervento citando Voltaire (cosa che fa sempre piacere anche se viene da un avversario). "L'illusione è il primo dei piaceri". Niente di più vero sia per colui che vi parla sia per gran parte del Paese quando è sorta Forza Italia. L'illusione che fosse un partito davvero liberale. Il suo rappresentante qui, l'economista Brunetta, fa ora un elogio degli ordini professionali italiani, e vuole addirittura esportarne il modello all'estero. Un bell'esempio di liberalismo perfetto. La disillusione, parafrasando Voltaire, è il più acre dei dolori.
Speriamo che chi lo prova sappia trarne le dovute conseguenze, non solo il 12 e 13 giugno.
Grazie dell'attenzione.

Autore: 
PAOLO BERNARDINI
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