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IL CASO

Testo: 

«E i casi di violenza sui bambini? Un padre deve avere il diritto di ottenere giustizia».
La Regione, trascinata dal verde Mario Puiatti, aderisce alla campagna internazionale "Nessuno tocchi Caino" e condanna ufficialmente la pena di morte. Ma non c'è unanimità. No, in aula, c'è chi si alza in piedi, difende la pena capitale, contesta la mozione trasversale.
Beppino Zoppolato è il primo. Il leghista spiega perché non può votare «una mozione inutile fatta di parole vuote con cui farsi belli». Poi, uno dopo l'altro, intervengono gli uomini di An: Franco Baritussio non difende la pena capitale, tant'è che alla fine vota a favore, ma definisce «ipocrita» la mozione. Bruno Di Natale si spinge oltre e contesta «le scelte opportunistiche dell'aula»: «Certo il sistema giapponese, fatto di segregazione e assenza di difesa, non va sostenuto. Ma non si può non tenere conto dei diritti umani delle vittime e dei familiari». Francesco Serpi, stavolta allineato con i duri del suo ex partito, dà man forte: «Nessuno tocchi Caino. Ma Caino può toccare gli altri e spesso in modo criminale».
Risultato: ai voti Lega e An si dividono. A dire no, con Zoppolato, Di Natale e Serpi, Adriano Ritossa. Astenuto l'autonomista Giorgio Pozzo. Ma Puiatti è ugualmente soddisfatto: il Friuli Venezia Giulia, con larghissima maggioranza, si schiera e dà man forte a chi lavora affinché nel 2003 l'assemblea Onu voti la risoluzione per l'abolizione della pena capitale.

Data: 
Mercoledì, 24 July, 2002
Autore: 
Fonte: 
IL GAZZETTINO - Friuli
Stampa e regime: 
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