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Bush incontra il capo delVietnam comunista,i radicali gli ricordano i Montagnard

Testo: 

Al direttore
Ieri il presidente Bush si è trovato in una posizione non facile, quando ha incontrato uno degli ultimi cinque dittatori comunisti al potere nel mondo (Cina, Cuba, Laos, Corea del Nord e Vietnam): il premier vietnamita Phan Van Khai.
Bush è il primo presidente americano a incontrare un leader comunista vietnamita dal 1975, da quando gli Stati Uniti subirono una delle più amare sconfitte della loro storia. Ciò di cui Bush deve render conto all’opinione pubblica è come l’obiettivo della fine della tirannia nel mondo, proclamato all’inizio del suo secondo mandato, possa essere compatibile col miglioramento dei rapporti con un regime comunista che non accenna a nessuna riforma democratica.
Lo storico summit s’inserisce in un percorso di riavvicinamento tra i due paesi iniziato a metà degli anni 90 dall’Amministrazione Clinton con la fine dell’embargo economico, seguito dalla visita del presidente americano, e poi proseguito da Bush con il rapido aumento degli accordi commerciali, l’invito negli Stati Uniti del leader vietnamita e l’accenno di una cooperazione militare nella prospettiva del contenimento dell’influenza cinese nel sudest asiatico. Quest’ultimo tema è stato anche al centro della visita nella regione, alcune settimane fa, del sottosegretario Zoellick, e per darvi seguito Khai si incontrerà con Rumsfeld. Da un lato, quindi, vi sono interessi commerciali, economici e militari che premono sull’Amministrazione per avere il via libera all’aumento dei contratti con Hanoi e per la sua adesione alla Wto; Van Khai, oltre a firmare un accordo per oltre 500 milioni di dollari con la Boeing, suonerà la campana della Borsa a Wall Street. Il gesto non è certo scontato venendo da un leader comunista.
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Data: 
Mercoledì, 22 June, 2005
Autore: 
Fonte: 
IL FOGLIO
Stampa e regime: 
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