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Il presepe della setta radicale

Data: 
Sabato, 25 June, 2005
Testo: 

di Arturo Diaconale

Il partito d’azione? È come il presepe di Eduardo De Filippo. Non mi piace! E non perché non abbia un nome suggestivo e carico di storia antica e gloriosa. O perché non serva un po’ di azione ispirata a valori di libertà in un panorama politico paralizzato da un orrido continuismo trasversale.
Semplicemente perché la proposta viene da Marco Pannella.
Intendiamoci, nulla di personale nei confronti del leader storico dei Radicali italiani. Anzi, nei suoi confronti la massima stima, amicizia e riconoscenza per i meriti accumulati in quattro decenni di strenue lotte dirette ad innovare e modernizzare la società italiana. La proposta di dare vita ad un partito d’azione aperto ai liberali, ai laici ed ai riformisti dei due schieramenti in campo, però, nasce viziata. E non sarebbe corretto fare finta di nulla. Proprio perché Pannella non è un personaggio politico qualsiasi ma un leader che ha segnato la storia del paese negli ultimi quarant’anni e che merita il rispetto della franchezza. L’elemento che vizia la proposta del partito d’azione è il momento in cui essa è stata formulata. All’indomani di una sconfitta referendaria particolarmente pesante e bruciante, qualunque idea possa provenire dal principale artefice del tracollo assume l’aspetto del tentativo di fuga dalle proprie responsabilità. Soprattutto quando per mesi ed anni chi propone oggi l’aggregazione dell’area laica non ha mai nascosto di non nutrire alcuna fiducia nell’ipotesi di una azione politica unitaria per liberali, laici, riformisti e radicali. Ha rivendicato a se stesso la piena ed esclusiva titolarità della rappresentanza politica di questa galassia variegata. Ed al progetto dell’unità dei laici diretta ad assicurare a questo mondo un preciso spazio nelle istituzioni parlamentari, ha sempre contrapposto la strategia della concentrazione dell’impegno politico delle diverse forze laiche nelle sole battaglie referendarie.
La proposta del partito d’azione significa che Pannella si è ricreduto ed intende fare autocritica? Se è così il vizio può essere sanato. Ma a condizione che l’autocritica non ci sia solo a parole ma anche con i fatti. E che invece di pensare di diventare i rappresentanti esclusivi del 25 per cento dei partecipanti al referendum, i Radicali ammettano una volta per tutte che non esiste solo lo strumento referendario per le battaglie politiche ma anche quello della partecipazione alla normale vita democratica del paese.
Ma l’autocritica e l’ammissione che l’azione politica non si esaurisce nei soli referendum non bastano a rendere credibile la proposta di Pannella.
Ciò che serve è molto di più che una confessione ed un atto di dolore. Ci vuole l’ammissione che il passaggio al partito presuppone il superamento e l’abbandono della setta. È necessaria la massima apertura ed il più ampio confronto e non la solita e ricorrente chiusura. Altrimenti l’idea del partito d’azione serve solo a cambiare tutto per non cambiare niente. E se è così il PdA è come il presepe di Eduardo. Non ci piace e non potrà mai piacere!

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L´OPINIONE
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