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Pannella: il leader dei Ds fa bene a difendersi

Data: 
Mercoledì, 17 August, 2005
Testo: 

«La questione morale? Su questo discorso dobbiamo fare una lunga premessa...». E la fa Marco Pannella la sua «lunga premessa», vale a dire l'ennesima denuncia del «regime partitocratico». Ma il leader dei radicali, che ormai ha fatto un patto con lo Sdi e quindi sta con il centrosinistra, accetta di parlare anche dell'«oggi», cioè delle scalate a banche e giornali. E dà atto a Piero Fassino di combattere una «strenua» battaglia: «Fa bene a difendersi». Anzi, si rammarica che «non può dire tutto».

Chi ha ragione sulla questione morale?

«L'errore che quasi tutti fanno è pensare di trovarsi davanti alla patologia di uno Stato di diritto e di una democrazia».

Che c'è di male a pensarlo?

«Si tratta di un errore anche tecnico-giuridico perché in Italia non c'è uno stato diritto ma una partitocrazia che è una nuova forma di regime. È dal '53 che va avanti così. Da allora non si contano più le leggi violate o ignorate. Basta pensare che la Costituzione prevedeva tassativamente per il cittadino due schede: una per eleggere i parlamentari, l'altra per abrogare le leggi. Per vent'anni quella scheda non è mai stata data e, grazie anche alla Consulta, è stata di nuovo loro tolta. Ciò che emerge in questi giorni non è altro che la punta di un iceberg».

Peggio di ciò che venne fuori da Mani pulite?

«Quando arrivò Tangentopoli, grazie anche alle nostre battaglie, era già cambiato il funzionamento di una commissione inquirente che garantiva più l'impunità che l'immunità parlamentare. Ma presto Mani pulite venne tolta a quel pm non borghese che era Di Pietro per finire alla gestione politica di Borrelli. Con il Csm diventato ormai organo di rappresentanza non più amministrativa ma politica dei magistrati».

Anche nelle vicende odierne dominano le intercettazioni telefoniche. Come le giudica?

«Le intercettazioni di massa sono uno strumento da Paese totalitario. Ma detto questo, è importante il ruolo che deve svolgere il giornalismo, ciò che ha fatto il Corriere in questi giorni pubblicandole tutte. È necessario, salutare. Quando un personaggio è pubblico non deve valere il famoso diritto di non essere conosciuto».

Berlusconi ha ribadito che vuole limitarle.

«Le leggi sulla materia già ci sono. Si possono anche migliorare: il problema è non peggiorarle».

Piero Fassino sostiene addirittura che occorre togliere gli omissis.

«Il segretario dei Ds fa bene a difendersi, lo fa in modo strenuo. Però non può farlo del tutto perché vorrebbe dire rivedere l'intero sistema della partitocrazia».

Va bene quindi anche la scalata dell'Unipol alla Bnl?

«Non entro nella questione. Dico solo che il segretario dei Ds dovrebbe ricordare a Rutelli che Prodi è stato all'Iri ai tempi dei fondi neri di quell'ente. E che il suo è il partito di De Mita e di altri illustri esponenti di un regime che lo stesso Rutelli ha definito per buona parte della sua vita corrotto e corruttore. Ma Fassino non può andare oltre per la pace interna al centrosinistra. Del resto se vincerà questa coalizione avremo un governo con un enorme handicap, quello di non poter parlare della verità storica».

Ma è la coalizione di cui farete parte dopo il patto con lo Sdi.

«Abbiamo già detto che ringraziamo chi ci ospita. Ma con lo Sdi non partiamo dalle elezioni bensì da un progetto strategicamente ambizioso e alto: socialisti come Saragat in politica estera, come Blair in economia e come Zapatero per le questioni etiche. È vero, ai tempi di Mani pulite i socialisti erano nell'occhio del ciclone, ma oggi hanno il coraggio di andare contro una vicenda di cui furono loro stessi protagonisti e vittime».

Dietro la scalata di Ricucci alla Rcs c'è Silvio Berlusconi?

«Io sono sempre stato con gli editori puri, ma il cosiddetto salotto buono non è tale. Molto dipende dalla forza del giornalismo stesso, del quarto potere. Comunque sono certo che anche gli immobiliaristi si trovano già o faranno parte di un salotto buono, che magari ancora oggi ignoriamo. In altre parole, Ricucci non può andare lontano se non ha un salotto "buono"».

Fazio si deve dimettere?

«Sì, dovrebbe farlo. Ma non possono dirlo tutti coloro che fino a pochi giorni fa sono stati gli apologeti della Banca d'Italia. Sono ormai vent'anni che noi ripetiamo quanto quell'istituzione sia un sepolcro imbiancato della democrazia italiana. Non siamo stati mai ascoltati».

di Roberto Zuccolini

Autore: 
Fonte: 
IL CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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