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Indegno sovraffollamento del carcere di Pordenone

Data: 
Domenica, 18 August, 2002
Testo: 

Una situazione drammatica che «solo per la straordinaria prova di dignità e di civiltà che gli stessi detenuti danno, insieme anche al personale di custodia e dirigente, non fa esplodere in maniera incontenibile e drammatica il carcere di Pordenone, che già oggi è un'autentica polveriera». A reiterare la denuncia sul sovraffollamento della casa circondariale pordenonese, sono gli esponenti dei Radicali friulani, iniziando da Stefano Santarossa. Il movimento ha infatti realizzato l'ennesima mappa sulla presenza dei detenuti e il raffronto con la capienza delle strutture penitenziarie, rilevando come anche a Pordenone la realtà sia davvero insostenibile, con un edificio, l'antico castello, omologato per 35 persone, che arriva a superare le ottanta presenze.
Una realtà che accomuna Pordenone ad altre grandi e piccole città italiane e del Friuli Venezia Giulia, anche se il dato, evidentemente, non può essere consolante. La regione complessivamente esprime un tasso di sovraffollamento medio del 35 per cento, con 762 detenuti presenti, di cui 309 in attesa di giudizio, a fronte di una capienza di 495 posti. «E' una situazione di vera e propria illegalità dell'intero sistema penitenziario - rimarca Santarossa - che deve terminare. L'altissima percentuale dei detenuti in attesa di giudizio è un elemento che colpisce e le cui cause sono da individuare nella lentezza dei processi e nei termini di carcerazione preventiva che sono i più lunghi, in assoluto, d'Europa. Al ministro - conclude Santarossa - suggeriamo di andarsi a leggere le proposte di legge di iniziativa popolare promosse dai Radicali, e in particolare il pacchetto giustizia, laddove si propone anche di ridurre drasticamente i termini massimi dela custodia cautelare che oggi possono raggiungere addirittura i 9 anni».
Implicito, ovviamente, l'invito ad accelerare anche sul fronte dell'adeguamento di strutture fatiscenti e fuori norma come il carcere di Pordenone.

Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Pordenone
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