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Il pendolo dei radicali a sinistra

Data: 
Mercoledì, 26 October, 2005
Testo: 

di Pietro Di Muccio De Quattro

Premetto che ho personale simpatia per Pannella, Bonino, Capezzone. E premetto pure che ho avuto simpatia per il Partito radicale “americano“ degli ultimi anni. Ciò detto, la recente accostata a sinistra dei Radicali mi lascia stupefatto. Non perché da Pannella non ci si possa aspettare questo ed altro. E’ accaduto da ultimo nelle elezioni regionali, con la sconcertante ricerca di ospitalità in entrambi i fronti. Una disinvoltura inammissibile. In politica, a nessuno è lecito proclamare come una virtù l’oraziano “amplector hunc et illam“. Mi domando, non sono il solo, se sia l’istinto di presenza o di sopravvivenza a spingere simili animali politici ad oscillare come un pendolo impazzito.

Dov’è più il partito che solo un lustro fa voleva fare la rivoluzione americana in Italia? Il partito liberale, liberista, libertario è finito tra le braccia di Pecoraro Scanio, Bertinotti, Diliberto e compagnia bella? La variante italiana del reaganismo conta davvero di alitare lo spirito liberalizzatore nel corpaccione assistenzialcorporativo del prodinottismo? Se sono giunti a credere questo, possono ormai credere tutto. La deriva radicale viene spiegata adesso da alcuni dirigenti con la solita solfa della presunta necessità di un nuovo partito riformista, riformatore, socialista ecc. ecc. Ovviamente sono rimasticature dell’ammuffito lib-lab.

A parte tutto il resto, la domanda che oso porre a Pannella è la seguente:“Ammesso per assurdo che riusciate ad amalgamare tante divergenti correnti progressiste, credete sinceramente che i problemi della nostra nazione possano essere risolti applicando le loro ricette“? Se voi soltanto ieri spergiuravate che in Italia occorre un presidente eletto dal popolo a capo del potere esecutivo, una legge maggioritaria uninominale secca, un liberismo vero e proprio, una forte politica estera, spiegatemi perché adesso, nelle medesime condizioni, sarebbe indispensabile tutto il contrario. Abbiamo forse troppa libertà da richiedere l’intervento riequilibratore (sic!) del socialismo? Con quanta coerenza i radicali abbandonano Berlusconi perché non ha fatto le riforme liberali e s’intruppano a sinistra nell’illusione di poterle realizzare con i nuovi compagni? L’amarezza mi prende all’idea che, nel bene e nel male, i radicali erano un elemento di chiarezza nella politica italiana.

Mentre ora, contagiati dallo zapaterismo, sono diventati un fattore di confusione. Spesso, di fronte a critiche del genere, i radicali rispondono che stanno mutando tattica, non strategia. Ma non convincono. Quando il cambiamento consiste nell’associarsi al fronte avversario, la strategia resta immutata in due casi: la quinta colonna e l’impannellamento Però la prima mi ripugna. La reputo incredibile. La seconda è solo un pio desiderio. Non resta che una semplice, spiacevole, conclusione. Hanno preso la cantonata del millennio. Ma non tutti i Radicali, per fortuna. Benedetto Della Vedova, un radicale senza radicalismi, capeggia un gruppo rimasto nella Casa della Libertà. Coerente con le sue idee, senza pendolarismi. Speriamo che attragga i voti dei Radicali inclini al liberalismo classico anziché al terzomondismo.

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L'OPINIONE
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