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E Silvio abbracciò Zapatero: io e lui? Posizioni identiche

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ROMA - «La mia posizione è assolutamente identica a quella del presidente Zapatero». Poco dopo: «C’è la massima coincidenza con le sue parole». E ancora: «Anche qui - si parla di terrorismo - il mio giudizio concorda». A Silvio Berlusconi piace anche José Luis Zapatero. E non esita a mostrarlo durante la conferenza stampa che conclude il vertice bilaterale a Villa Madama. Certo, a leggere il linguaggio diplomatico berlusconiano, ci sono state molto meno pacche sulle spalle, consueto riconoscimento riservato all’amico George (Bush) e all’amico Vladimir (Putin) ma alla fine si salutano con un abbraccio. Ma è un risultato per due governi così politicamente lontani - uno pacifista in politica estera e rivoluzionario nei costumi e in politica interna, l’altro filoamericano e conservatore - per due leader così diversi, uno alto, giovane e timido, l’altro più mediterraneo e più vissuto. Berlusconi lo sa e gioca d’anticipo: «Josè Luis, dal vero sei più bello di Zapatero», lo blandisce sfottendolo mentre si siedono a tavola. L’esito è assicurato: Italia e Spagna, nonostante tutto, condividono la stessa strategia sull’immigrazione («il controllo delle frontiere spetta all’Europa»), sul trasporto marittimo, sul terrorismo, sul bilancio Ue. E persino quando parlano di Iraq e spiegano le loro due diverse idee, Berlusconi e Zapatero riescono a non sembrare «così» in disaccordo. Il Cavaliere fa persino un riferimento al fatto che certe cose del passato non importano. Il premier spagnolo riesce a mantenere il sorriso stampato mentre il premier elogia chi è rimasto al fianco della popolazione irachena in tutti questi mesi. Soltanto quando si deve parlare dei voli segreti della Cia, ennesimo argomento su cui i due leader sono d’accordo, Berlusconi ha bisogno di farsi «suggerire» la risposta da Fini che davanti alle telecamere gli parla a lungo all’orecchio.
Eppure la delegazione spagnola si presenta a Villa Madama (in ritardo) con il fiocchetto rosso della giornata per la lotta all’Aids al bavero. Berlusconi però non coglie l’aspetto simbolico perché crede che si tratti di una ricorrenza solo spagnola. Al momento degli inni il Cavaliere interpreta quello italiano come se fosse la finale dei mondiali contro la Spagna e ci fosse da sostenere l’undici azzurro con un vistoso gesto degli avambracci. E il clima è subito sciolto.
Al resto ci pensano il menù tricolore (pennette e filetto) e il Sagrantino, che pare sia stato molto apprezzato dalla delegazione italiana, oltre che da Zapatero. Che comunque, rispetto a Berlusconi, è di poche, significative, parole per tutta la durata dell’incontro. E’ Berlusconi a guidare le danze: ognuno parla nella sua lingua, «perché le comuni radici mediterranee ci aiutano». Ma è soprattutto il Cavaliere che spiega e racconta mentre Zapatero si limita spesso a replicare con un educato«muy bien».
Alla fine il giudizio berlusconiano sul «Bambi» di Madrid è dunque positivo: «Si vede che è uno della scuola di Felipe Gonzales». Ed è un grande riconoscimento per Zapatero. A Berlusconi l’ex premier socialista spagnolo piaceva moltissimo nel 1994, tanto che lo consultava nelle prime uscite internazionali quando non era sicuro se aveva appena fatto una gaffes o se l’aveva scampata: «Una volta mi fecero parlare per 25 minuti della Csce e di come si poteva risolvere il problema ceceno. Non sapevo di cosa stavo parlando, ma Eltsin approvò. Alla fine andai da Felipe e gli chiesi se lui almeno aveva idea di che cosa era questa Csce. Gonzales finì per terra dal ridere per aver assistito al mio show».

Gianna Fregonara

Data: 
Sabato, 3 December, 2005
Autore: 
Fonte: 
IL CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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