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Manifesti anti Santanchè, no della Bonino. «Nessuna comparazione, non sono un detersivo».

Data: 
Domenica, 8 January, 2006
Testo: 

Ma Capezzone insiste

ROMA - Emma Bonino non ha alcuna intenzione di farsi appiccicare al muro insieme a Daniela Santanchè. Nel senso che non le è affatto piaciuta l’idea, lanciata da Daniele Capezzone, di preparare per la campagna elettorale una serie di manifesti con la sua foto affiancata a quella della deputata di An e sotto lo slogan «una è in Parlamento, l’altra no. Vota Rosa nel pugno». Tanto per cominciare, nessuno l’aveva avvertita. Da giorni l’ex commissaria europea si trova in missione nel Sud-Est asiatico per verificare i progressi della ricostruzione nei Paesi colpiti dallo tsunami. Ieri mattina era appunto in Sri Lanka quando, sfogliando la rassegna stampa, ha fatto un salto: «Apprendo con stupore dal Corriere che, per illustrare i presunti meriti di mutuare la cosiddetta pubblicità comparativa dai detersivi alla politica, Capezzone abbia inteso riferirsi a me e alla Santanchè». Insomma, come s’è permesso. In secondo luogo, le elezioni non sono televendite o concorsi di bellezza, perciò «non si tratta di convincere su chi lava più bianco o magari decidere chi è la più bella del reame, ma offrire un’alternativa concreta al governo di questo Paese, aggregando quante più persone possibili sui nostri progetti di laicità e di modernizzazione del Paese». E per finire: «Non credo affatto che mettere a confronto due donne, con due storie completamente diverse, sia un buon metodo».
Diverse son diverse. La Santanchè è a Cortina a godersi gli ultimi scampoli di vacanza: «Tra di noi, politicamente, c’è un abisso». Emma antiproibizionista, Daniela paladina del ddl Fini sulla droga; l’una promotrice dei referendum sulla fecondazione assistita, l’altra astensionista convinta. «Ma sempre nel massimo rispetto reciproco, infatti sapevo che un’idea del genere non poteva essere farina del sacco della Bonino», sottolinea la deputata di An che non nasconde la stima per la collega, al punto da averle dedicato un capitolo del suo prossimo libro. Perciò il segretario radicale è avvisato: «Non mi farà dire una sola parola contro di lei, non mi farò strumentalizzare». E a Capezzone non le manda certo a dire: «E’ un maschilista. Lo slogan che vorrebbe mettere sul manifesto è contrario a tutte le battaglie per accrescere la rappresentanza femminile in Parlamento. D’altronde gli uomini cercano sempre di mettere le donne l’una contro l’altra, ma i tempi di Eva contro Eva sono finiti». Non che ce ne sia bisogno, ma a difesa della Santanchè prontamente si levano due colonnelli di An: «Attaccare una persona che ha lavorato così bene a Montecitorio dimostra che i Radicali hanno perso definitivamente la trebisonda. Forse è colpa della vicinanza con la sinistra», accusa Ignazio La Russa. «Bene ha fatto la Bonino a sconfessare quest’idea balzana, cafona e un po’ razzista», tuona Gianni Alemanno.
Insomma, un gran polverone ma Capezzone non perde l’aplomb: «Mi spiace per il giudizio di Emma». Poco carino lasciarla all’oscuro di tutto, no? «Ne avevo parlato in un paio di riunioni, ma lei non c’era... Però, dopo le sue dichiarazioni, ci siamo scambiati degli sms affettuosi e scherzosi». Comunque, sui manifesti non cambia idea: «Continua a sembrarmi una proposta simpatica e intelligente. Credo nei confronti all’americana, che permettono di paragonare non solo i partiti ma le persone, con i loro volti, le loro storie e i loro ideali. E poi è un gioco che consente di sorridere e allo stesso tempo di fare riflessioni importanti». E se proprio la Bonino non vuole giocare, il segretario radicale ha già pronta una soluzione alternativa: «Un bel manifesto con la foto di Pannella vicino a quella di Schifani». Comunque finisca, tutta questa faccenda ha operato una piccola rivoluzione nel partito radicale: «In effetti - riflette Capezzone - erano secoli che io e Emma non la pensavamo in modo diverso».

Livia Michilli

Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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