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«Halloween non educa»

Data: 
Sabato, 2 November, 2002
Testo: 

Don Bettuzzi: non è un male in sé, il vero problema è la mancanza di modelli veri
Il responsabile della pastorale: non sono un prete oscurantista

«In questi giorni sono stato protagonista di un dibattito pubblico sulla festa di Halloween. Mi hanno dato del solito prete oscurantista, perché ho preso posizione su un evento che non sembra far problema a nessuno. Sono rimasto stupito della reazione perché il discorso l'ho portato avanti non tanto da una prospettiva religiosa, quanto da adulto e da educatore, su un evento che mi preoccupa moltissimo».
Don Ivan Bettuzzi, parroco di Pagnacco, ha "approfittato" della messa di tutti i Santi per dedicare parte della sua omelia a quanti nei giorni scorsi, in particolare i radicali, lo avevano duramente apostrofato per la sua presa di posizione contro il consumismo della festa di Hallowen. E quello che ne è scaturito è una riflessione a tutto campo sui mali di oggi, dove la festa di Hallowen diventa dunque il pretesto per un'analisi impietosa di alcuni meccanismi della nostra società non è questo carnevale fuori stagione. «L'evento che fa problema - ha detto - non è questo problema, ma ciò che questa festa rappresenta: la fragilità della nostra cultura anemica per la mancanza di anticorpi spirituali che le permettano di vedere, appunto, dietro questi fenomeni; fragile per la deriva del pensiero, dei modelli educativi, delle proposte religiose? e via dicendo».
Secondo Don Bettuzzi «la questione vera è che siamo deboli, il nostro pensiero è debole, i nostri sistemi educativi sono deboli, la nostra fede è debole? e quindi siamo esposti acriticamente a tutto quello che il mercato intende somministrarci, magari a piccole dosi, per educarci a non pensare più singolarmente ma piuttosto a metterci in fila, insieme agli altri, per affollare luoghi stabiliti, nei tempi stabiliti per consumare le quantità stabilite. Quello che mi preoccupa è che nessuno è in grado di prevedere l'effetto di questi eventi sulla coscienza individuale. E, infatti, tutto accade nella rassegnazione o nell'indifferenza degli adulti. Così modelli di vita a noi sconosciuti, anno dopo anno, si sostituiscono alla nostra cultura, alle nostre convinzioni di fede, alle tradizioni che una terra ha sedimentato nei secoli, senza che nessuno se ne accorga o alcuno che protesti»
Secondo il sacerdote, dunque, Halloween non è un male in sé «ed è lontana da me la tentazione di farne una guerra di religione». Il male, invece, «sta in tutto il contorno fatto di silenzi, di mancanza di modelli o di convinzioni e di una grande speculazione economica a danno soprattutto dei più giovani. Per questo è importante fermarsi e comprendere ciò che stiamo perdendo.
In questi giorni - ha continuato don Bettuzzi - da migliaia di anni parte dai filari dell'autunno inoltrato, dal crepuscolo anticipato del giorno o dall'umido della campagna un invito a fermarsi, a cogliere con attenzione i segni di una stagione che sta finendo. «Da sempre, proprio fra le pagine silenziose del libro della natura, l'uomo è chiamato a vedere e a riflettere. Una stagione che sta finendo - ha rimarcato - è il simbolo della fine della stessa esistenza umana e occasione per porre le domande più centrali e drammatiche della nostra vita. Una morte guardata con coraggio e con umiltà, non ridicolizzata, non spettacolarizzata, non esorcizzata ma interrogata».
Ecco allora l'appello, anzi, l'invito a non perdere queste cose. «Uno sguardo antico ? ha chiosato - che ci permetta di leggere con sapienza ed umiltà gli eventi delle nostre vite. Che ci permetta di sentirci figli, figli nella cultura e nella fede e non comparse su un palcoscenico senza spettatori, su cui recitare una parte uguale per tutti».

D.Pe.

Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Udine
Stampa e regime: 
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