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Shanghai, Palazzo Lombardia è deserto

Data: 
Lunedì, 27 March, 2006
Testo: 

E' il fiore all'occhiello del governatore Formigoni. Corridoi vuoti, porte chiuse, business zero

Corridoi deserti, con lunghe file di porte — rigorosamente color verde Lombardia — chiuse a chiave. Ognuna con il nome della società, in italiano e cinese, ma nessuno ad aprire, neppure bussando. Oltre le veneziane, verdi anche quelle, si intuiscono spazi vuoti o scatoloni. Al pian terreno, il centro espositivo è pregno di tristezza e squallore, altro che made in Italy: le luci sono spente, gli stand attrezzati con tavoli e sedie di plastica da campeggio e molti dei prodotti sono coperti col cellophane.
Capannone
E' questo che, da un decennio, nelle parole del presidente della Regione e aspirante senatore Roberto Formigoni, è il fiore all'occhiello della Lombardia in Cina. «Palazzo Lombardia», recita la scritta verde su una palazzina rosa a sei piani, capannone ristrutturato in piena zona industriale. La scritta elimina il dubbio che l'autista si sia sbagliato: cercavamo quello che i politici regionali che si sono succeduti dal 1996 hanno sempre descritto come il cuore pulsante della più ricca regione italiana al centro di Shanghai. ; Qui però non pulsa nulla e non siamo neppure in centro, anche il centro di Pundong — il nuovo distretto degli affari — è lontanissimo. Per arrivarci, ci vogliono una quarantina di minuti in auto e non ci sono alternative più veloci: la metropolitana non arriva.
Regna la calma, come in campagna. Dell'attivismo e della tipica operosità lombarda non c'è traccia. L'unico segno di vita, il solo rumore, è quello di un autobus che parte — vuoto — verso il centro, a un'ora buona di viaggio. Non un segno del traffico convulso di Shanghai e neppure della energetica frenesia che pervade la megalopoli. No, niente businessman in vista, cinesi o occidentali che siani, no, niente grattacieli, taxi e neppure frenesia e rumore. Palazzo Lombardia è proprio qui, al 999 di Ningqiao Road, a Pudong. Fuori c'è un vecchio Iveco Daily con il logo della Regione e la scritta Palazzo Lombardia. Il logo della regione, è anche tre gradini più in alto sulle porte a vetri. Oltre, un atrio buio e l'usciere che non sembra in grado di parlare neppure l'inglese, lasciamo perdere l'italiano. Poi l'elenco di aziende ed Enti che hanno qui i propri uffici: una sessantina, da Esselun-ga alle Camere di commercio * di Varese, Bergamo e Brescia a una miriade di piccole e medie imprese lombarde.
Attività?
Dovrebbe esserci un fiorire d'attività, con gente che entra ed esce. Invece non c'è anima viva cui chiedere informazioni, neppure nello show room : 1.600 metri quadrati di prodotti lombardi per invadere il mercato cinese. È quello tirato a lucido ad ogni visita di Formigoni e che un dirigente della Regione ricorda come «pieno di gente, imprenditori e aziende» aggiungendo però di averlo visitato solo durante missioni ufficiali. Il 3 marzo non c'è nessuna missione e non abbiamo neppure avvisato della visita. Così non c'è nessuno, neppure nell'ufficio al secondo piano sulla cui porta è scritto «Rete Lombardia per l'internazionalizzazione delle imprese». Per tenerlo aperto la regione paga 20 mila euro l'anno. All'interno, un computer e un paio di tavoli, su uno due cartelli: uno del politecnico di Milano, l'altro della Bocconi. Per trovare un italiano bisogna arrivare al 4° piano. Simone Colonnello, della Saati di Appiano Gentile è qui da due anni e mezzo. «Aziende operative? Solo tre o quattro: noi, Osama, Futura e uno spedizioniere — dice —. Gli altri sono uffici commerciali dove non c'è nessuno. Il nostro è un business industriale, non ci servono uffici di rappresentanza quindi questa sede va bene, ma se vuoi vendere un prodotto con un'immagine non è il posto adatto, devi andare in centro. Qui siamo lontani e anche i dipendenti cinesi dal centro non vogliono venire».
A promuovere Palazzo Lombardia è la società consortile Agenzia per la Cina. Con cui, sottolinea un portavoce di Formigoni, che prende le distanze anche da Palazzo Lombardia «la Regione non c'entra. Non ci abbiamo messo soldi». Ricorda diversamente il presidente dell' Agenzia, Mario Tschang, che parla di un finanziamento di un miliardo di lire. «Il palazzo è costato 15 miliardi — dice Tschang — le aziende hanno comprato il diritto di proprietà per 50 anni a 500 dollari al metro. Gli uffici sono loro, che posso farci io se non li usano? E poi non è vero che non c'è nessuno: ci lavorano oltre 100 persone, solo che si chiudono negli uffici, per questo non li ha visti. Comunque ora ristruttureremo tutto».
Non la pensano allo stesso modo a Shanghai, dove Davide Cucino, presidente della Camera di Commercio italiana in Cina è netto. «Palazzo Lombardia ha danneggiato l'immagine dell'Italia in Cina e la business community italiana lo vive come uno scandalo: c'era un terreno a poco prezzo in una zona che era aperta campagna e qualcuno l'ha offerto alla persona giusta. Ora Formigoni è molto attivo nella città autonoma di Tianjin. Speriamo la storia non si ripeta».

di GIOVANNI PACI

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Fonte: 
CORRIERECONOMIA
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