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SILVIO E MARCO IL RIMPIANTO DELL’AMOR TRADITO

Data: 
Sabato, 8 April, 2006
Testo: 

Pare abbiano faticato a dissuaderlo, perché quando mercoledì scorso Silvio Berlusconi si è reso conto di non poter apparire su Canale 5, per un po’ ha coltivato l’idea di imbavagliarsi, di protestare così contro «la legge iniqua e illiberale della par condicio». Alla fine il premier ha evitato il gesto plateale, che ricorda la storica contestazione di Marco Pannella contro «il bavaglio della tv di Stato». Sono due casi diversi e contrapposti, non c’è dubbio, tuttavia la decisione ultima del Cavaliere è un po’ la metafora del rapporto incompiuto con l’uomo simbolo dei Radicali. Il rammarico di non averlo dalla sua parte nella sfida decisiva, «l’amor tradito» che ieri Augusto Minzolini ha raccontato sulla Stampa , non si limita però al timore di perdere la sfida con Romano Prodi proprio per mano della Rosa nel Pugno.
In realtà il finale della storia di Silvio e Marco è forse il triste epilogo di una rivoluzione liberale annunciata e mai avvenuta, «è la storia - come racconta Pannella - di un rapporto intimo, e perciò crudo e sincero»: «E se lui oggi ha nostalgia di quel breve frangente della sua vita, lo comprendo. Il fatto è che sta distruggendo quanto ha la colpa di somigliare al Berlusconi di quel momento».
Gli amici dicono che non si sentono più dalla primavera scorsa, quando alle Regionali Silvio non offrì ospitalità a Marco in Forza Italia. Anche Benedetto Della Vedova, che guida i Radicali schierati con il Polo, riconosce che quello è stato il momento della crisi, «quando il premier cedette alle pressioni degli alleati». In realtà i due hanno continuato a parlarsi, «il rapporto - rivela Pannella - non si è mai interrotto». E il Cavaliere sapeva che sarebbe stato «tradito», «perché - continua Pannella - gli ho sempre detto tutto, e appena ho scelto di schierarmi con l’Unione gli ho spiegato che era stato lui a tradirmi».
Sarà pur vero che in politica i tradimenti non esistono, eppure il ragionamento di Antonio Martino è prima ancora uno stato d’animo, lo si capisce quando il ministro impreca, «perché è un peccato vedere Marco dall’altra parte». Lui, forzista e liberale, ritiene che il Cavaliere «abbia riconosciuto dentro di sé di aver commesso un errore. O chissà, forse nella mancata alleanza hanno influito i rapporti con il Vaticano». Tuttavia la separazione è considerata innaturale, e Della Vedova spiega ciò che anche Martino sostiene, entrambi sono convinti che «il destino dei due era quello di allearsi». Il Radicale che non sta con il leader dei Radicali, sebbene ammetta che «la decisione è stata dolorosa», si chiede «come faccia Marco a resistere in un’alleanza che raccoglie il fronte dei massimalisti e dei giustizialisti, quello degli anti-americani e degli anti-israeliani». Daniele Capezzone dall’altro fronte gli risponde ricordando che «è stato il premier a chiudere su tutto. E ora che si lamenta di una rosa non colta, c’è la prova che ha ragione sua moglie: lui non è il Caimano. Lui è Zelig».
Nelle storie di amore e di amicizia può succedere che per scaricare sull’altro le responsabilità di una crisi del rapporto si accampino questioni venali e d’interesse. Il Cavaliere lo lascia intuire, sussurrando che «in fondo ci sarebbe voluto poco per averli con noi...». Capezzone non s’indigna, anzi rivendica il fatto che Pannella sia «un politico in cui si combinano pragmatismo e idealità»: «Ma non è per soldi se l’intesa non si è raggiunta. Se solo ci fosse stato uno spiraglio, Marco l’avrebbe colto. Invece non c’è stata nemmeno un’iniziativa su cui costruire politicamente qualcosa insieme».
La riprova dell’affetto disinteressato sta nel gesto estremo di Pannella, che forse non sapeva del progetto di Berlusconi di imbavagliarsi, ma che era pronto ad aiutarlo: «Se ha voglia di parlare, fino a domenica può farlo dai microfoni di Radio Radicale ». Il Cavaliere ci ha riflettuto prima di declinare l’invito, «per non dare adito a polemiche». Ora che Marco guarda Silvio da lontano, «da bestione abruzzese qual io sono, lui mi sembra una bestia che sente incombere su di sé qualcosa di grosso, e di cui ha paura». Pannella vuol battere Berlusconi, consegnarlo vittima del «tradimento», ma è pronto a difenderlo se nell’Unione tracimassero intenti vendicativi: «Noi siamo gli unici a essere tolleranti e laici fino in fondo. Per noi è un riflesso spontaneo dire "nessuno tocchi Caino". Perciò diremo che nessuno dovrà toccare Berlusconi».

Francesco Verderami

Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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