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REFERENDUM 25 GIUGNO : PERCHE' VOTARE NO

Testo: 

Referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006:
una riforma dai molti vizi e dalle poche virtù,
ma soprattutto sgangherata e senza eguali nel mondo

Un No deciso anche al trucco delle norme-civetta
taglia-parlamentari (forse in vigore nel 2016…)

Indice: 1. Introduzione – 2. I tempi di entrata in vigore della revisione – 3. La nuova ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni – 3.1. Panoramica sul vigente Titolo V della Costituzione – 3.2. La proposta riforma del sistema delle autonomie: nuova distribuzione di competenze tra Stato e Regioni, Senato federale– 4. La nuova composizione dei due rami del Parlamento – 5. La nuova ripartizione di competenze tra Camera e Senato federale – 5.1. Segue: il “bicameralismo asimmetrico“ – 5.2. Segue: il bicameralismo perfetto –6. Nomina del Primo ministro e formazione del Governo – 7. I poteri del Primo ministro – 7.1. Segue: la facoltà di sottrarre al Senato la potestà legislativa di sua competenza e quella di imporre alla Camera dei deputati il voto bloccato su un disegno di legge – 7.2. Segue: le questioni di fiducia e le mozioni di sfiducia alla Camera dei deputati – 8. Le modalità d’elezione e i poteri del Presidente della Repubblica – 9. La composizione e il funzionamento della Corte costituzionale

1. Introduzione

Il 25 e 26 giugno 2006 si terrà, a conclusione di una serie di importanti e sofferti appuntamenti elettorali, il referendum per l’approvazione della più complessa e controversa revisione costituzionale mai tentata in Italia.

Non è previsto alcun quorum di validità del referendum: se dunque la maggioranza dei votanti si esprimerà a favore della revisione costituzionale, questa potrà essere promulgata dal Presidente della Repubblica ed entrare in vigore.

La campagna referendaria, iniziata in tono minore per la sottovalutazione della posta in gioco, si sta ora prevalentemente giocando sulle simpatie o antipatie personali: Votate Sì contro Scalfaro, No contro Bossi e Berlusconi...

Ebbene, il centrodestra:

- nel 2001 riuscì ad aumentare i propri seggi in Parlamento eludendo le leggi elettorali, grazie al trucco delle liste-civetta;

- alla fine della passata legislatura ha poi cambiato la legge elettorale, eliminando i collegi uninominali e introducendo il voto di lista bloccato per l’elezione di tutti i parlamentari, grazie al quale in Parlamento finiscono soltanto i predestinati all’elezione in quanto candidati in cima alle liste;

- ora, tenta di convincere gli elettori a votare a favore di una riforma demenziale e sgangherata brandendo la norma-civetta taglia-parlamentari (che, a regola, ridurrebbe il numero di deputati e senatori soltanto dal 2016…).

Infatti, quando si riesce ad andare oltre il tifo da bisca clandestina, i fautori del Sì (Lega compresa) tendono a presentare questa revisione costituzionale, pure avviata all’insegna della cd. “Devolution“, come quella della riduzione del numero dei parlamentari.

A volte, a seconda del livello del dibattito, si riesce anche a sentir parlare del (preteso) superamento delle farraginosità del bicameralismo perfetto e della correzione di errori contenuti nella precedente revisione del Titolo V voluta dal centrosinistra.

Al di là dei personalismi e degli slogan qualunquistici sul numero dei parlamentari, sui presunti guasti del bicameralismo perfetto e sugli errori del precedente Parlamento, è invece il caso di approfondire per tempo i contenuti concreti della revisione costituzionale, visto che i suoi effetti (secondo i punti di vista, nefasti o benefici) potrebbero essere duraturi.

Tra l’altro, se davvero la riforma si limitasse agli slogan con cui i suoi propugnatori la presentano, sarebbe bastato intervenire su una manciata di articoli della Costituzione, e non su cinquantatré.

In ogni caso, il testo della legge costituzionale offre anche utili chiavi di lettura di eventi politici recenti.

Si pensi ai fischi lanciati da destra dell’emiciclo verso i senatori a vita, “colpevoli“ di partecipare alla votazione di fiducia al Governo Prodi!

La revisione costituzionale priverebbe il Senato del potere di votare la fiducia al Governo: senza bisogno di lazzi e altre inciviltà, i senatori a vita, “non eletti dal popolo“, non potrebbero più determinare le sorti del Governo.

E invece no! I senatori a vita sarebbero aboliti e sostituiti dai deputati a vita, che dunque, “non eletti dal popolo“, potrebbero votare la fiducia al Governo! Che dire? Alla prossima occasione, ci sarà ancora qualche parlamentare a vita da linciare...

Addirittura, alcuni tra i sostenitori della riforma costituzionale “imperfetta ma perfettibile“ invitano a votare Sì per poi “migliorarla“ successivamente. In altri termini, chiedono due voti di fiducia in bianco: uno, alla memoria, per il Parlamento uscente; l’altro, preventivo, per quello che dovesse riuscire nell’auspicata opera di miglioramento di una riforma dai molti vizi e dalle poche virtù.

Peraltro, questo consistente sommovimento della Costituzione riguarderebbe non soltanto la distribuzione dei poteri tra lo Stato centrale e le Regioni, ma soprattutto la forma di governo nazionale (poteri del Parlamento, del Governo e del Presidente della Repubblica), oltre che la composizione e il funzionamento della Corte costituzionale.

Dopo aver brevemente affrontato la questione dei tempi di entrata in vigore della revisione costituzionale (in caso di vittoria del Sì al referendum), ne esamineremo i principali aspetti:

- ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni;

- composizione e poteri dei due rami del Parlamento nazionale;

- modalità di designazione e poteri del Primo ministro;

- poteri del Presidente della Repubblica;

- composizione e condizioni di funzionamento della Corte costituzionale.

Ciò che più lascia perplessi è comunque il fatto che siano stati sì mutuati da altri ordinamenti costituzionali singoli istituti (a volte addirittura soltanto parzialmente, come nel caso della commissione bicamerale di conciliazione), ma che nel loro complesso gli interventi di “riforma“ non trovino corrispondenze in nessun sistema costituzionale contemporaneo.

2. I tempi di entrata in vigore della revisione costituzionale

La revisione costituzionale dovrebbe entrare in vigore in tre distinte fasi, ai sensi dell’art. 53, recante le “Disposizioni transitorie“ (di seguito: disp. trans.):

- una parte, immediatamente (disp. trans., comma 1);

- una parte, a partire dalla prima legislatura successiva a quella in corso alla data di entrata in vigore, cioè nel 2011, salvo scioglimenti anticipati (disp. trans., comma 2, primo periodo);

- una parte, a partire dalla seconda legislatura successiva a quella in corso alla data di entrata in vigore, ovvero nel 2016, salvo scioglimenti anticipati (disp. trans., comma 2, secondo periodo).

Con l’entrata in vigore della legge costituzionale avrebbero immediato effetto le seguenti modifiche:

- abbassamento da cinquanta a quarant’anni dell’età per essere eletti presidenti della repubblica (art. 84 Cost.);

- costituzionalizzazione delle autorità amministrative indipendenti (art. 98-bis Cost.);

- tutte le modifiche al Titolo V, fatta eccezione per quelle all’art. 126, primo comma, e per l’introduzione dell’art. 127-ter (artt. 114, 116, 117, 118, 120, 122, 123, 126, terzo comma, 127, 127-bis, 131 e 133 Cost.);

- cristalizzazione delle leggi elettorali per Camera e Senato al momento vigenti (disp. trans., comma 7).

Entrerebbero in vigore con la prossima legislatura (ovvero, salvo scioglimenti anticipati, nel 2011) le seguenti modifiche:

- trasformazione del nome del Senato in Senato federale (art. 55, primo comma, Cost.);

- riduzione dell’età per poter eleggere il Senato federale da venticinque a diciotto anni (art. 58 Cost.);

- aumento dei partecipanti ai lavori del Senato federale: due rappresentanti per Regione o Provincia autonoma parteciperanno infatti, senza diritto di voto, all’attività del Senato federale (art. 57, sesto comma, Cost.);

- abolizione dei senatori eletti all’estero ed elezione all’estero di diciotto deputati (su 630) in luogo dei dodici previsti dall’art. 56, secondo comma, della Costituzione al tempo vigente (disp. trans., comma 4, lettera a), terzo periodo);

- limitazione dell’elettorato passivo per il Senato federale a coloro che abbiano ricoperto o ricoprano cariche pubbliche elettive in enti territoriali all’interno della Regione, o siano stati eletti senatori o deputati nella Regione o risiedano nella Regione alla data di indizione delle elezioni;

- abolizione dei senatori di diritto e a vita (ex presidenti della Repubblica) e dei cinque senatori a vita di nomina presidenziale, e contestuale introduzione dei deputati di diritto e a vita (ex presidenti della Repubblica) e di tre deputati a vita di nomina presidenziale (art. 59 Cost.); i senatori a vita in carica resterebbero al Senato federale (disp. trans., comma 15);

- costituzionalizzazione del quorum richiesto per l’elezione dei presidenti delle due Assemblee (art. 63, comma 1, Cost.);

- aumento del quorum richiesto per l’approvazione del regolamento della Camera ai tre quinti dei componenti (art. 64, comma 1, Cost.); previsione che per la validità delle sedute del Senato federale debbano essere presenti senatori espressi da almeno un terzo delle Regioni (art. 64, terzo comma, Cost.);

- conferma del divieto di vincolo di mandato per i parlamentari (art. 67 Cost.);

- modifica della composizione della Corte costituzionale (art. 135, primo comma, Cost.).

Entrerebbero in vigore con la seconda legislatura successiva a quella in corso (ovvero nel 2016, sempre che la prossima non sia sciolta prima, e sempre che anche quella non lo sia) le seguenti modifiche:

- riduzione del numero di deputati (da 630 a 518) e senatori (da 315 a 252) elettivi (artt. 56, secondo comma, e 57, secondo comma, Cost.);

- riduzione dell’età richiesta per essere eletti alla Camera da venticinque a ventuno anni (art. 56, terzo comma, Cost.);

- riduzione dell’età richiesta per essere eletti al Senato federale da quaranta a venticinque anni (il nuovo art. 58 Cost. entrerebbe in vigore con la prossima legislatura, ma il comma 4 disp. trans. prevede che, in sede di primo rinnovo del Senato, l’età resti fissata a quarant’anni).

3. La nuova ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni

3.1. Panoramica sul vigente Titolo V della Costituzione

La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, approvata dal Parlamento nel corso della XIII Legislatura e confermata dal referendum popolare del 7 ottobre 2001, ha radicalmente modificato i criteri di distribuzione delle competenze tra lo Stato e le Regioni.

In particolare, secondo l’art. 117 Cost. modificato nel 2001:

- la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali (comma 1);

- lo Stato ha legislazione esclusiva in una serie di materie tassativamente elencate (comma 2);

- nelle materie, anch’esse espressamente elencate, di legislazione concorrente, la potestà legislativa spetta alle Regioni, salvo che per la determinazione dei principî fondamentali, riservata allo Stato (comma 3);

- le Regioni hanno potestà legislativa esclusiva in tutte le materie non espressamente riservate allo Stato (comma 4).

E’ stato inoltre costituzionalizzato il principio (ispiratore delle cd. leggi “Bassanini

Data: 
Lunedì, 19 June, 2006
Autore: 
di Emilio Colombo e Federico Fischer
Fonte: 
http://www.geocities.com/noallariformasgangherata/
Stampa e regime: 
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Commenti

Ottimo il lavoro di analisi di Colombo (non si smentisce) e di Fisher