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Carcere ingiusto, risarcito

Data: 
Sabato, 11 January, 2003
Testo: 

La Corte d'appello accoglie il ricorso citando le conseguenze personali e professionali patite
All'imprenditore Carlo Burgi 50 mila euro per gli 8 giorni in cella nel '95
In piena Tangentopoli fu arrestato di notte in autostrada

Lo ha deciso nei giorni scorsi la Corte d'appello di Trieste (presidente Gulotta, a latere Salvà e Rifiorati, relatore) accogliendo l'istanza depositata tre mesi fa dall'imprenditore (oggi alla guida della Gemona Manifatture) che era assistito dall'avvocato Giuseppe Campeis.
L'ordinanza dei giudici di secondo grado seguiva il passaggio in giudicato della sentenza con cui Burgi era stato assolto il 16 giugno 2000 dal tribunale di Tolmezzo. L'imprenditore era rimasto in cella dall'11 al 18 gennaio '95 sottoposto all'applicazione della misura cautelare della custodia in carcere.
Per la riparazione di quella che è stata ritenuta una «ingiusta detenzione sofferta», il dottor Burgi aveva chiesto un risarcimento di 500 mila euro, poco meno d'un miliardo di vecchie lire.
Adesso i giudici hanno ritenuto sussistente il carcere ingiusto per una serie di motivi legati alle conseguenze personali, familiari e lavorative che ne sono derivate; alla personalità e alle qualità professionali dell'imprenditore, al suo stato di assoluta incensuratezza. La Corte d'appello ha anche citato il rilevante discredito sociale patito, anche in ragione della vasta eco sulla stampa che aveva avuto - anche a livello nazionale, vista la notorietà del personaggio - la notizia del suo arresto.
Nel ricorso scritto dall'avvocato Campeis non sono mancati alcuni passaggi piuttosto critici che la Corte d'appello ha comunque inteso "censurare", disponendone la cancellazione dal testo. Praticamente integrale è comunque rimasto il passaggio che ricordava l'arresto dell'imprenditore. A seguito del provvedimento del giudice - si legge - Burgi «venne, in ore notturne, contestualmente ad esecuzione di perquisizioni e sequestri in più località italiane, corrispondenti a luoghi di domicilio, residenza, familiari, di lavoro e di affetti, platealmente "catturato" da uno stuolo numerosissimo di agenti all'uscita dell'autostrada di Udine sud». La finanza lo condusse dapprima al comando di Udine ove «gli vennero più o meno apertamente prospettate ipotesi di "collaborazione", con eventuali chiamate in correità di esponenti politici, in luogo dell'esecuzione del provvedimento... essendo disponibile anche a quell'ora il pm a intervenire».
All'epoca la notizia dell'arresto di Burgi, oltre che sulla stampa locale, finiva anche su quotidiani nazionali come «la Repubblica» e il «Corriere della sera». Nel ricorso alla Corte d'appello non mancava l'indicazione su una serie d'incarichi importanti ai quali Burgi «si trovò costretto a rinunciare» in seguito a quella vicenda giudiziaria.

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Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Udine
Stampa e regime: 
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