You are here

«C’è un foglio con le nomine Rai». E Capezzone infiamma lo scontro

Testo: 

Lite tra i Poli dopo una frase di D’Alema, che chiede la testa dei direttori del Tg1 e del Tg2

Fini: incredibilmente gravi le parole del ministro ds Bonaiuti: si torna a lottizzare

ROMA. Daniele Capezzone prova a far saltare il “Raibaltone“ annunciando di aver trovato a Montecitorio un misterioso foglietto con i nomi dei futuri direttori Rai. E la Cdl parte all’attacco di Massimo D’Alema che si era chiesto se l’attuale maggioranza non fosse stata troppo buona sulla Rai visto che al Tg1 e al Tg2 siedono ancora Mimum e Mazza, nominati come tutto il vertice nell’era Berlusconi. Così, a poche ore dal Cda Rai convocato per ridisegnare la mappa del potere interno della tv pubblica, la polemica tra maggioranza e opposizione si fa rovente.
«Nei palazzi romani circola un foglietto, una piccola nota scritta, io l’ho trovato a Montecitorio, sopra ci sono scritti alcuni nomi: Gianni Riotta al Tg1, Paolo Ruffini a Raiuno, Teresa De Sanctis condirettrice, Giovanni Minoli a Raitre, Piero Badaloni a Rainews24 e Maurizio Braccialarghe a capo del personale», dichiara Capezzone chiedendo se l’elenco sia opera di un mitomane o la lista del nuovo organigramma Rai.
Da viale Mazzini nessuno accetta di commentare il giallo del foglietto misterioso, anche se il tam tam interno fa sapere che i giochi sarebbero già fatti per Riotta (Tg1) e Braccialarghe (personale). «Non sto seguendo le vicende esterne proprio perchè siamo concentrati sul nostro lavoro», dribbla il direttore generale, Claudio Cappon. Seguito a ruota dal presidente Claudio Petruccioli: «Quello che il Cda affronterà lo si saprà al termine quando faremo i comunicati e diremo cosa abbiamo discusso ed eventualmente deciso».
Del tutto diversa la reazione del mondo politico. «Un elenco di nomi e di poltrone come ai tempi delle più antiche e peggiori lottizzazioni, è un episodio gravissimo», tuona Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi. Le reazioni della Cdl non sono concentrate solo sulla lista. A scatenare le maggiori polemiche è stata una battuta del vicepremier alla festa dell’Unità: «Mi domando se sulla Rai siamo stati troppo buoni, invece di occuparla ci siamo occupati di politica estera. E’ chiaro che non può durare così all’infinito», dice alla platea diessina Massimo D’Alema. Il riferimento era ai direttori del Tg1 e del Tg2, Mimum e Mazza, ancora al loro posto.
«Sono incredilmente gravi le dichiarazioni di D’Alema sulla Rai e dimostrano che il lupo perde il pelo ma non il vizio», dichiara il presidente di An, Gianfranco Fini. Cui si aggiunge il collega, ex ministro di An anche lui, Francesco Storace. «E’ disgustoso l’editto para-bulgaro di d’Alemmah», dice. «L’onorevole Fini ha voluto mettere anche la sua firma alla campagna di aggressione e falsificazione in atto sulla Rai», replica Giuseppe Giulietti, deputato Ds, secondo il quale il presidente di An «ha accusato D’Alema di avere detto cose gravi e sconcertanti, ma l’onorevole D’Alema ha solo descritto la realtà». «In ogni caso - prosegue Giulietti - ci permetteremo di inviare a Fini una cassetta registrata nel 2002, nella quale è possibile vedere e ascoltare l’allora presidente del Consiglio chiedere la testa di alcuni professionisti della Rai. Qualche giorno dopo, questi furono cacciati. L’allora vicepremier non ritenne di aprire bocca. Avrebbe fatto bene a fare la stessa cosa anche questa volta». Il leghista Roberto Calderoli, più sobriamente, prefigura «per i giornalisti intellettualmente onesti una stagione di epurazioni nei gulag», ma promette la nascita di un Solidarnosc per settembre.
In difesa di D’Alema scendono Anna Finocchiario, capogruppo dell’Unione al Senato, e Franco Monaco, molto vicino a Prodi. «D’Alema ha detto solo la sacrosanta verità» ricordando che la Cdl, non appena vinte le elezioni, fece letteralmente piazza pulita. Anche nell’Unione però si registrano voci critiche sul possibile ribaltone e da Rifondazione comunista Franco Giordano chiede di valorizzare le professionalità non ripetendo gli errori della destra.
Francesco Rutelli, infine, si dichiara favorevole a «un sistema per il quale la scelta dei vertici sia delegata ad un alta autorità, come avviene nel sistema britannico».

Data: 
Mercoledì, 6 September, 2006
Autore: 
Maria Berlinguer
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO
Stampa e regime: 
Condividi/salva