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Sciopero della fame Radicali Friulani

Testo: 

I mezzi di informazione sembrano finalmente accorgersi che in Italia dirompe ancora una volta lo scandalo dell’illegalità. Non tanto l’infrangersi della legge per opera dei cittadini immersi in una coltre inestricabile di norme, proibizioni e divieti. Stiamo piuttosto parlando della manifesta violazione della legge da parte di quella stessa classe politica che le regole le elabora.
La legge elettorale con cui votammo lo scorso anno non fu solamente scritta male come testimonia il nome che il suo autore – l’ex ministro Calderoli – le attribuì: legge porcata. Giunti al momento di attribuire i seggi, si scelse di interpretare quelle norme in modo scorretto estromettendo così illegalmente otto senatori, come sottolineato da molti giuristi tra cui Giuliano Vassalli.
L’On. Daniele Capezzone, dal 25 gennaio, conduce uno sciopero della fame perché finalmente si dia una risposta a questo scandalo, qualsiasi essa sia. E’ francamente sconcertante notare come ancora una volta si sia costretti all’azione nonviolenta per affermare un principio di legalità. Azione nonviolenta – è bene ricordare - non di protesta, ma di sostegno ad una presa di coscienza da parte della classe politica. Ed è per questo che anche l’associazione Radicali Friulani, come una cinquantina di altri radicali da tutta Italia, sta accompagnando lo sciopero della fame dell’On. Capezzone con un’astensione dal cibo a staffetta.
Ai radicali è già capitato di trovarsi in queste condizioni anche quando non erano direttamente coinvolti, come nel caso del plenum della camera e della corte costituzionale. Anche in quei casi aiutarono il mondo politico a decidere se rispettare le proprie leggi, oppure assumersi la responsabilità di violarle di fronte agli occhi del Paese. Speriamo che la strada sia la seconda, per non confermare una volta di più quel carattere tutto italiano che ci costa ogni giorno le denunce degli organi di giustizia europei. Si sente spesso dire che il rispetto della legge deve essere la strada su cui costruire la convivenza, sarebbe curioso che il primo a contravvenire a questa semplice considerazione fosse il Parlamento.

Autore: 
Lorenzo Lorenzon
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Commenti

il 12feb - LORENZO LORENZON
dal 13 al 14 feb - STEFANO SANTAROSSA
il 15 feb - GIANFRANCO LEONARDUZZI
il 16 feb - ANDREA FRUSTERI

Io digiuno Domenica 18 Febbraio per 24 ore, se volete aggiungere anche il mio nome vi ringrazio.

Mercoledì 21 ritocca a me!

Oggi sono in sciopero della fame per 24 ore, ma invito tutti a segnalare la loro adesione. per chi avesse dei problemi ad inserire i commenti può scrivere al mio indirizzo e-mail e segnalerò io la sua partecipazione: lorenzo.lorenzon@gmail.com

Fino alle 24.00.

In questi giorni la staffetta ha subito una battuta d'arresto. Martedì speriamo di avere buone notizie dalla riunione della giunta per le elezioni. In caso di risposta negativa dovremmo pensare un rilancio dell'iniziativa nonviolenta raccogliendo le persone disponibili e fissando le date.

lettera di Daniele Capezzone, Presidente della Commissione Attività produttive della Camera

Alla cortese attenzione:

del Presidente del Senato Franco Marini

del Presidente della Giunta delle elezioni del Senato Domenico Nania

delle Senatrici e dei Senatori membri della Giunta

del Presidente della Camera Fausto Bertinotti

del Presidente del Consiglio Romano Prodi

delle Ministre e i Ministri del Governo in carica

di tutti i leader dei partiti italiani

e, per doverosa e opportuna conoscenza,

del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Roma, 7 marzo 2007

Signor Presidente Marini, signor Presidente Nania, signore Senatrici e signori Senatori, signor Presidente Bertinotti, signor Presidente Prodi, signore e signori Ministri, signore e signori Segretari e responsabili dei partiti,

e, per doverosa e opportuna conoscenza, signor Presidente della Repubblica,

ieri, dunque, la Giunta delle elezioni del Senato ha deciso di non decidere, scegliendo le calende greche (o forse è il caso di dire: le calende italiane). Sono stati così travolti non solo la legalità e il decoro istituzionale, ma gli stessi impegni e le parole spese, in queste settimane, da alcuni dei destinatari di questa mia lettera aperta. E ciascuno saprà, per il futuro, quale valore dare ad analoghe parole e ad analoghi impegni che dovessero essere spesi o assunti.

Con l’eccezione del coraggioso, limpido e rigoroso comportamento del relatore, senatore Manzione, l’organo chiamato a decidere (con avallo e mandato delle varie leadership politiche) ha quindi scelto la strada dell’affossamento.

Né può essere taciuto il comportamento pilatesco, opaco, complice ed elusivo, da parte dei due schieramenti politici. Anche in questo caso, si è preferita una sorta di non belligeranza, di “zero a zero”, in un quadro di convenienze reciproche che nulla ha a che fare con elementi minimi di legalità e di decoro istituzionale.

A questo punto, anche rispetto ai silenzi assordanti di queste settimane e mesi, ciascuno si assumerà la propria parte di responsabilità nei luoghi che ha frequentato, frequenta, che ha occupato e occupa, e per il modo in cui lo fatto e lo fa: postazioni di Governo, di maggioranza, di opposizione, fino agli ambienti teoricamente ritenuti meno sospettabili di corrività o indifferenza rispetto alle questioni di legalità.

E ciascuno (nessuno escluso, e qualunque sia la sua collocazione istituzionale, politica, civile) avrà -credo- il non lieve onere di fare i conti con un tessuto giuridico e costituzionale sempre più liso, con diritti civili e politici ridotti a brandelli, con la volontà popolare considerata alla stregua di un ininfluente sondaggio. Chi lo sapeva prima ne ha avuto conferma (e ha avuto conferma pure del concorso “bipartisan” a questo stato di cose…); chi non lo sapeva ha avuto l’opportunità di scoprirlo adesso; chi l’aveva dimenticato (“aliquando bonus Homerus dormitat”…) avrà l’occasione di rinfrescarsi la memoria.

Per parte mia, ringrazio commosso gli oltre 200 cittadine e cittadini, in gran parte compagne e compagni radicali, che hanno accompagnato con la loro “staffetta” i 40 giorni del mio sciopero della fame, che oggi è sospeso. E confermo, da cittadino e da militante politico che ha -pro tempore- l’onore di essere deputato e Presidente di una Commissione parlamentare, che spenderò il mio tempo e le mie energie non solo -nella mia veste istituzionale, e nei limiti del mio mandato- per garantire in modo scrupoloso il rispetto di Costituzione, leggi e regolamenti, ma anche -nella mia veste di cittadino e militante politico- per contribuire a costruire “altro” rispetto a ciò che, in modo attivo od omissivo (e contano, contano tantissimo anche i silenzi, le inazioni, le omissioni…), ha concorso a quest’altra eloquente pagina del “caso Italia”.

Due ultime osservazioni, ma -di tutta evidenza- non ultime per importanza e gravità. La prima: resta da capire se, ad ogni livello istituzionale, si vorrà subire o dare copertura a quella che non solo appare ma è la vera e propria legalizzazione di un broglio elettorale, cioè di un atto consapevolmente volto a vanificare l’espressione della volontà popolare espressa nel momento solenne del voto. La seconda: mi pare sempre più necessaria una riflessione su nonviolenza, diritto e potere; così come sul modo in cui quanti oggi indossano l’abito nonviolento, una volta occupata una posizione di potere, usino anche quella veste o quel travestimento per eludere ancora meglio le questioni di diritto e colpire le concrete azioni nonviolente.

Un saluto.

Daniele Capezzone