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Immobilizzata da 16 anni: no all’eutanasia

Data: 
Sabato, 7 July, 2007
Testo: 

Immobile in un letto e assistita dai familiari, è stata presente al convegno per l’intera giornata come esempio efficace più di qualunque messaggio contro l’eutanasia. Maria Pia Pavan, 63 anni di Cormons, da 16 tracheotomizzata a causa della sclerosi multipla amiotrofica, capace di esprimersi attraverso un computer e un battito delle palpebre, ha mostrato così il suo appello per la sensibilizzazione di medici e politici sui problemi delle persone deospedalizzate.
Un gesto arrivato durante la giornata che avrebbe dovuto sancire la definizione di un documento dei medici di tutta Italia sul testamento biologico e che invece, alla presenza pure del ministro alla salute Livia Turco, si è concluso con un rinvio a oggi.
Forse. Ieri dunque è arrivato dalla Pavan uno dei contributi più forti all’incontro “Etiche di fine vita: percorsi per scelte responsabili” organizzato a Udine Fiere dalla Federazione nazionale dell’Ordine dei medici. Un’assise che ha ruotato attorno al tema del testamento biologico e alla quale i dottori del paese, confermando ciò che accade da mesi su questo dibattito, sono arrivati spaccati garantendo però d’essere pronti al confronto e a trovare una soluzione condivisa, quella che in teoria dovrebbe uscire stamattina, sempre da Udine, dopo l’assemblea del consiglio nazionale dell’ordine.
Ma all’appuntamento di ieri la signora Pavan non è voluta mancare, salutata da molti medici, dall’assessore regionale alla salute Ezio Beltrame e dalla Turco, con la quale a fine convegno è anche riuscita ad avere quindici minuti di colloquio riservatissimo e blindato. «Comunichiamo attraverso un pc – ha raccontato ieri il marito, Giuseppe La Notte – e una tabella alfabetica su cui seguiamo le lettere a seconda del suo muovere gli occhi. Maria Pia è una donna forte, scrive libri, fa volontariato, è contraria all’eutanasia per se stessa, ma rispettosa della libertà di scelta degli altri. Ed è venuta qui per dimostrarlo».
E proprio sull’eutanasia, dal convegno sono usciti i risultati di un’indagine nazionale su 15 mila medici dei quali solo lo 0,7 per cento ha dichiarato di aver eseguito questa pratica. «Un dato importante – ha commentato Luigi Conte, presidente dell’ordine di Udine – perché spesso ci si riempie la bocca pensando che tra i dottori esista un’eutanasia sommersa e strisciante e invece i numeri dimostrano che non è così. E l’indagine è stata eseguita garantendo l’anonimato dei medici».
Sulle linee guida per il testamento biologico Conte invece non ha dato indicazioni, rimandando la diffusione del documento a oggi, mentre il ministro sull’argomento è ampiamente intervenuta. «Spero che la legge sul testamento biologico – ha spiegato la Turco – venga approvata presto, con il più ampio consenso possibile, perché favorisce la costruzione di una relazione positiva tra medico e paziente, responsabilizzando entrambe le parti». Ma il ministro ha pure ricordato la necessità di adottare il decreto attuativo della convenzione di Oviedo, approvata nel 1997 e ancora incompiuta, che riconosce il diritto di scegliere la terapia e la libertà d decidere se continuarla.
E ancora. «Oggi abbiamo anche la necessità di riscrivere il concetto di diritto alla salute – ha proseguito la Turco – perché i concetti di qualità della vita, di cure e di terapie di fine vita impongono una più lunga convivenza tra dolore e malattia».

Autore: 
Anna Buttazzoni
Fonte: 
Messaggero Veneto - Udine
Stampa e regime: 
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