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«La sfida alla burocrazia per sposare il mio Dirk»

Testo: 

«Ringrazio il presidente, dimostra davvero uno spirito europeo E so a che rischi politici si espone»

Il racconto di Giulio: il vincolo è riconosciuto solo dall’Ue, ma se in Italia mi unisco a una donna sono bigamo

LA STORIA

UDINE. «Illy ha dato la dimostrazione di essere adeguato come presidente dell’Are, perché qui si trattava di riconoscere, accettare e rispettare la legislazione di un altro paese. Lo ha fatto prendendosi degli evidenti rischi politici personali e di questo io e Dirk non possiamo che ringraziarlo». Giulio Papa, 36 anni, udinese, non crede alle sue orecchie. Dopo un anno di burocrazia, verifiche giuridiche, approfondimenti, comparazioni fra il diritto italiano e quello com unitario, la Regione Friuli Venezia Giulia intende concedergli il congedo matrimoniale dopo le nozze gay ad Anversa con Dirk Van den Eede, 38 anni, soldato dell’esercito belga.
Il funzionario regionale che lavora dal 2001 nella sede di rappresentanza della Regione a Bruxelles ci sperava, ma non ci credeva. «Sappiamo che è un tema caldo e che c’è sempre da fare i conti con l’opinione pubblica – racconta –. Ma in questo caso in gioco c’era uno dei principi fondamentali dell’Unione europea, cioè la libera circolazione dei lavoratori sul territorio comunitario. E da parte del presidente Illy e di tutta la sua giunta si trattava di accettare e rispettare quello che altri Stati dell’Ue fanno, anche non approvandolo». Sì, perché la battaglia di Giulio e Dirk, non aveva come obiettivo che la Regione approvasse il loro matrimonio. «Quella è una scelta nostra di vita – dice –. Il punto non è questo. Non ho mai chiesto alla Regione di approvare il mio matrimonio, ma solo di accettare quello che il Belgio ha deciso di fare in materia di unioni omosessuali».
Il caso di Giulio e Dirk è unico nel suo genere. Almeno in Italia. Tutto comunica a Bruxelles nel 2001, quando il funzionario regionale, nato a Udine, viene trasferito in Belgio dal settore Parchi e foreste, con un incarico nell’ufficio di collegamento con le istituzioni comunitarie. «La storia comincia prima che io e Dirk ci sposassimo – racconta mentre stanno tornando in Italia per trascorrere un periodo di vancanza fra Roma e Udine –. Quando sono arrivato in Belgio sono dovuto andare al consolato per vedere se potevo sposarmi, in quanto italiano. E ho scoperto che la legge belga prevedeva che tutti i cittadini residenti qui potessero sposarsi secondo la normativa in vigore. Così il primo luglio 2006 io e Dirk ci siamo sposati ad Anversa, in municipio. C’è stata una grande festa e da Udine sono arrivati un sacco di amici».
Ma a questo punto, avendo cambiato stato civile, «perché sui miei documenti c’è scritto coniugato – continua –, ho ritenuto opportuno verificare se la Regione, cioè il mio datore di lavoro, dovesse o no prenderne atto. Ho scoperto che, indipendentemente dal fatto che in Italia esistesse o meno il matrimonio fra persone dello stesso sesso, il datore di lavoro, in base a una perizia di parte, è obbligato a prendere atto di tutte le situazioni estere che modificano lo stato civile di un dipendente. Quindi ho comunicato alla Regione che mi ero sposato. E come tutti i dipendenti, ho chiesto la licenza matrimoniale di 15 giorni, allegando il certificato di matrimonio e ben sapendo che la mia richiesta non era ordinaria». Ma era molto delicata, anche dal punto di vista giuridico. «Sono stato il primo a farlo presente all’ufficio personale – dice Papa –, il giorno stesso del matrimonio, visto che la normativa prevede che il 1° luglio sia incluso nel congedo».
Ecco che a Trieste gli uffici congelano la pratica. Vincolando la concessione della licenza matrimoniale alla registrazione del matrimonio nei registri dello stato civile italiano. «Gli ho risposto che ritenevo infondata la richiesta – spiega ancora Giulio Papa –, perché la registrazione ha solo valore di pubblicità per le nozze e non ha alcun valore costitutivo. Per fare un esempio banale, se in Italia mi sposo con una donna incorro nel reato di bigamia, anche se il matrimonio non è trascritto».
Le carte viaggiano da Bruxelles al Friuli Vg, passa un sacco di tempo, e intanto Giulio e Dirk vanno in viaggio di nozze utilizzando le ferie ordinarie. Passano i mesi, continuano i vari palleggi fra uffici e i pareri si contraddicono. Fino a quando, dopo un anni, a Trieste la giunta decide per il sì. «Sono felicissimo – racconta Papa – e anche Dirk lo è. Il Parlamento europeo ha dato indicazione agli stati membri di lavorare per l’eliminazione di queste barriere burocratiche – aggiunge –. Ed è un problema molto serio. C’è di mezzo la casa, c’è di mezzo la nostra vita – racconta –. Se mi dovesse succedere qualcosa, tutto ciò che abbiamo a chi va? Se nel parlamento italiano ci fossero più persone come Riccardo Illy forse avremmo la possibilità di affrontare serenamente questo problema, con posizioni chiare, non equivoche e rispettose di tutti».

Data: 
Domenica, 15 July, 2007
Autore: 
(to.cer.)
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Regione
Stampa e regime: 
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