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Effetti della nostra denuncia: Strassoldo tratta l'addio

Testo: 

Marzio Strassoldo tratta l'uscita di scena dopo le dimissioni da presidente della Provincia di Udine. Travolto dal patto con Tavoschi, per un lavoro in cambio di voti, denunciato dal nostro giornale, l'ex rettore si è incontrato a Roma con il numero due di Fi, Bondi, per chiudere la vicenda. La Cdl punta al voto anticipato, con l'ente affidato al vice presidente, evitando il commissariamento

UDINE. Marzio Strassoldo tratta l’uscita di scena dopo le dimissioni da presidente della Provincia di Udine. Travolto dal caso Tavoschi, il patto pre-elettorale dove si prometteva un posto da 210 mila euro in tre anni all’ex vicesindaco di Udine, in cambio di voti, l’ex leader della Cdl friulana vola a Roma. E ormai scaricato da tutti i partiti della Cdl, si fa ricevere dal numero due di Forza Italia, Sandro Bondi, che oggi incontrerà il coordinatore azzurro Isidoro Gottardo. Per mettere la parola fine al nuovo terremoto che ha fatto ballare il centro-destra friulano. Senatori e deputati – qualcuno per tattica qualcuno perché non informato del vertice – smentiscono. E fino a tarda, anzi tardissima ora, il vero obiettivo del viaggio romano di Strassoldo resta avvolto nel mistero. L’incontro con Bondi. Poi, da Roma, la conferma arriva dallo stesso Bondi. Che al telefono con il Messaggero Veneto spiega di avere «visto Strassoldo – dice – perché è una persona che ho sempre stimato. Abbiamo parlato senza decidere. Domani (oggi, ndr) mi devo incontrare con Gottardo per fare il punto». Un incontro che precederà (e indirizzerà) il vertice notturno in Friuli fra lo stesso Gottardo, i parlamentari azzurri e i provinciali di Fi. Il commissario. Il professore prende tempo. Sa che dopo le dimissioni di domenica la sua unica arma è agitare lo spauracchio di un commissario incaricato dalla Regione se decidesse di ritirare le dimissioni nei 20 giorni a disposizione, spingendo il centro-destra – che ormai lo ha scaricato – alla sfiducia in aula. Quella che lui stesso definisce un «suicidio politico per l’intero Friuli». La strategia del professore. Strassoldo tratta, dunque. E spera «di fare in fretta», dice. Un giorno, due? «Vedremo – aggiunge – anche perché non dipende soltanto da me». Oggi, continua da Roma, «incontrerò i capigruppo, forse al telefono, per valutare se ci saranno o no le condizioni». Condizioni che, tuttavia, i partiti hanno già detto non sussistere, preferendo addirittura il commissariamento all’ipotesi di uno Strassoldo bis. Tesi a cui il presidente dimissionario non crede ancora. «Sanno come evitare il suicidio», aggiunge riferendosi all’ipotesi di tirare avanti con la crisi ancora 16 giorni, fino alla scadenza di sabato 20 ottobre, per poi ritirare le dimissioni – come la legge consente di fare – e lasciare che siano i partiti, Lega, An e Udc in testa – a votare per il suo addio definitivo, chiudendo in anticipo la legislatura e mandando a casa tutto il consiglio. La contromossa della Cdl. I partiti spingono invece per un accordo diverso. Chiedono al presidente una resa definitiva. Anzi. Si dicono certi che un esponente politico del suo livello sia in grado di cogliere la delicatezza della questione e di non sognarsi nemmeno di ritirare le dimissioni. Fi, ripetono a Trieste, le ha chieste e ottenute. «Per noi – dice Gottardo – si vota a primavera. Altre ipotesi non esistono». E così anche per An, Udc e Lega. Tanto che ieri il senatore Giovanni Collino, leader dei finiani friulani, si era reso disponibile a un incontro col professore «ma solo per un saluto», precisa. «Perché il bon ton è d’obbligo soprattutto per noi parlamentari – aggiunge –. Lo vedo volentieri, ma è chiaro che politicamente non cambio idea». Il forfait al ministro. E il clima teso di queste ore dal Friuli arriva fino nella capitale. Visto che Strassoldo, ieri, avrebbe dovuto incontrare il ministro Paolo Gentiloni per chiudere la vicenda del friulano in Rai. E invece all’ultimo momento non ci è andato, quando anche in Friuli la polemica sulla sua presenza – da dimissionario e per giunta in questo momento rovente – era già scoppiata. Dalla Provincia, riferiscono a Udine, è stato inviato un documento al ministro. Mentre Strassoldo ha preferito limitarsi agli incontri politici. In casa azzurra.

Data: 
Giovedì, 4 October, 2007
Autore: 
Tommaso Cerno e Domenico Pecile
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Udine
Stampa e regime: 
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