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Riforma elettorale, via libera della Consulta ai quesiti referendari

Testo: 

Roma, 16 gen (Velino) - I giudici della Corte costituzionale hanno deciso positivamente sull'ammissibilità dei tre quesiti referendari in materia di legge elettorale. L’attesa per la sentenza, come era stato previsto, è stata breve ed al termine della Camera di Consiglio i giudici hanno dato il via libera alle proposte dei tre relatori: Francesco Amirante, relatore sul quesito “Elezione della Camera dei deputati: abrogazione delle possibilità per uno stesso candidato di presentare la propria candidatura in più di una circoscrizione”; Ugo De Siervo il giudice relatore sul quesito “Elezione della Camera dei deputati: abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza a una coalizione di liste”; e Gaetano Silvestri, che ha relazionato infine sul quesito referendario relativo alla “Elezione del Senato della Repubblica: abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza a una coalizione di liste”.

Con il via libera della Consulta ai tre quesiti l’iter referendario entra nella sua ultima fase. Ora il presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri, fisserà il giorno della consultazione in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Con la proclamazione della giornata referendaria il Parlamento ha ancora tempo per riformare la legge elettorale, ma deve muoversi nella direzione indicata dai quesiti, anche se non necessariamente seguendoli alla lettera. In questo modo il referendum potrebbe decadere. Ovviamente, però, tutto dovrebbe, in quel caso, passare al vaglio della Cassazione. La suprema Corte può ricevere le memorie in contraddittorio del comitato promotore. Il quale può far presente che la soluzione adottata dal Parlamento non è conforme a quello che era stato chiesto nel quesito. E può riuscire a far mantenere il referendum. Quello giudicato ammissibile dalla Consulta comprende tre quesiti. Il primo e il secondo propongono, relativamente alla Camera e al Senato, l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste. In poche parole, se con la legge elettorale attualmente in vigore il premio di maggioranza viene assegnato alla coalizione che prende il maggior numero di voti, in caso di esito positivo del referendum la maggioranza dei seggi in Parlamento verrà attribuita alla lista più votata. Un meccanismo, secondo i promotori del referendum, che dovrebbe spingere verso un sistema tendenzialmente bipartitico.

Sulla scheda elettorale, quindi, apparirà un solo simbolo, un solo nome e una sola lista per ciascuna aggregazione che si candidi a ottenere il premio di maggioranza. I due quesiti, inoltre, abrogando il concetto di coalizione innalzeranno indirettamente le soglie di sbarramento. Per ottenere rappresentanza parlamentare, cioè, le liste dovranno comunque raggiungere un consenso del 4 per cento alla Camera e dell’8 per cento al Senato. “Le componenti politiche di ciascuna lista – spiegano i promotori del referendum – non potranno rivendicare un proprio diritto all’autonomia perché, di fronte agli elettori, si sono presentate come schieramento unico, una cosa sola. Nessuno potrà rivendicare la propria ‘quota’ di consensi. E sarà molto difficile spiegare ai cittadini eventuali lacerazioni della maggioranza”. Il terzo quesito si riferisce invece all’abrogazione delle candidature multiple e della “cooptazione oligarchica della classe politica”. Se dovesse essere approvato sarà possibile candidarsi solo in un collegio o in una circoscrizione.

Data: 
Mercoledì, 16 January, 2008
Autore: 
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Fonte: 
IL VELINO
Stampa e regime: 
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